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Cosa c’è da sapere sul test della verginità, la vergognosa pratica ancora diffusa nel mondo

Nonostante sia considerata una pratica dagli "effetti psicologici devastanti", le forze militari indonesiane praticano ancora il test della verginità sulle reclute di sesso femminile. Ecco in cosa consiste:

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Donne dell'esercito indonesiano in marcia. Credit: Oka BUDHI

Il 22 novembre 2017 l’organizzazione non governativa per i diritti umani Human Rights Watch (HRW) ha denunciato che le forze militari indonesiane conducono ancora test della verginità sulle reclute di sesso femminile, durante il processo di selezione.

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Nel 2014 l’ong aveva già rilevato quanto fosse diffusa nel paese il ricorso a “esami per ragioni di salute e morali”, che imponevano il test della verginità. “Il test della personalità include quello che viene chiamato ‘test di moralità’, che consiste nel controllare se l’imene è intatto o meno”, ha dichiarato a BuzzFeed News Andreas Harsono, ricercatore di HRW.

Nel 2015, il generale Moeldoko, comandante delle forze armate indonesiane, ha dichiarato che il test della verginità non era rivolto solo alle reclute di sesso femminile, ma anche alle fidanzate degli ufficiali maschi, definendolo “un fatto positivo”.

Nel 2017, un team di ricercatori dell’Università del Minnesota ha pubblicato un’analisi critica di 1,260 studi e ha concluso che il test della verginità non è clinicamente utile e può avere addirittura un effetto devastante dal punto di vista psicologico, fisico e sociale su chi lo subisce. Già nel 2014, l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva pubblicato un manuale clinico, in cui definiva il test non scientificamente attendibile.

Come funziona il test della verginità?

Il test della verginità, spesso chiamato “test delle due dita”, controlla che l’imene, membrana mucosa che circonda o ricopre parzialmente l’apertura esterna della vagina, sia intatto. È credenza diffusa, infatti, che l’imene si possa rompere solo quando la donna ha il primo rapporto sessuale.

Ma in realtà non è così. L’imene può rompersi anche solo perché si svolge attività fisica come la ginnastica, o l’andare a cavallo, perché si inserisce un assorbente interno, o quando ci si masturba.

L’Indonesia non è il solo paese dove le donne sono sottoposte a test medici per indagare sul loro passato sessuale. Attualmente, il “test delle due dita” viene svolto prevalentemente, ma non solo, in alcuni paesi di Africa, Asia e Medio Oriente.

In Afghanistan, i test della verginità si effettuano a supporto dell’incriminazione di donne accusate di crimini morali, quali rapporti sessuali consenzienti prima del matrimonio.

In India, alcune donne, vergini incluse, si sottopongono a interventi di imenoplastica, per ricostruire la membrana vaginale ed evitare, così, di esser giudicate per le loro esperienze sessuali passate.

Il quotidiano indiano The Hindustan Times riporta che nel 2016 un uomo ha chiesto il divorzio dopo solo 48 ore di matrimonio, perché sua moglie non aveva sanguinato dopo la prima notte di nozze. A nulla è servita l’insistenza della donna nell’affermare che l’imene si era rotto durante un esercizio di preparazione nelle forze di polizia.

Nel 2014 il ministero della Salute indiano, ha diffuso un nuovo protocollo di cura medico-legale per le vittime di stupro, che imponeva l’abbandono della pratica del test di verginità su pazienti sopravvissute a episodi di stupro. Tuttavia, da un’indagine di Human Rights Watch si è scoperto che il test viene ancora largamente praticato.

In diversi paesi, come l’Indonesia, essere vergini rappresenta un requisito fondamentale anche per l’ammissione scolastica. A tal riguardo nel 2013 il provveditorato scolastico della provincia del Sumatra meridionale, ha incluso la verginità come requisito necessario delle ragazze per essere ammesse alla scuola superiore.

Human Rights Watch ha chiesto al presidente indonesiano Joko Widodo di bandire immediatamente i cosiddetti “test della verginità” sulle candidate delle forze armate.

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