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L’epidemia degli oppioidi sta devastando gli Stati Uniti e questi dati lo dimostrano

Migliaia di statunitensi muoiono ogni anno per overdose di farmaci analgesici o sostanze come eroina e fentanyl, e oltre due milioni sono ormai dipendenti da queste stesse droghe. La crisi ha raggiunto un livello senza precedenti. Come ci siamo arrivati? Dati e fatti per fare chiarezza

Immagine di copertina
Una delle foto simbolo del fenomeno, scattata dalla polizia dell'Ohio nel 2016

Si chiama “opioid crisis” o “opioid epidemics”, in italiano epidemia degli oppioidi, e rappresenta la peggiore emergenza di sanità pubblica nella storia degli Stati Uniti. Il 26 ottobre 2017 il presidente Donald Trump ha dichiarato la crisi degli oppioidi un’emergenza sanitaria pubblica.

Solo nel 2016, nel paese sono morte oltre 53mila persone per overdose di oppioidi, e si calcola che dall’inizio della crisi, risalente ai primi anni 2000, le vittime siano state circa 300mila.

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L’overdose è diventata ormai la principale causa di morte per gli statunitensi sotto ai 50 anni d’età, provocando più vittime rispetto a quelle causate da incidenti stradali e colpi di arma da fuoco. Nel 2016 la situazione è peggiorata ulteriormente: le overdose letali sono aumentate del 21 per cento, la maggior parte delle quali causate da oppioidi.

Il fenomeno ha colpito quasi esclusivamente la popolazione bianca e appartenente alla classe media. La fascia maggiormente a rischio è quella dei giovani sotto ai 35 anni.

Il presidente Donald Trump ha riconosciuto la gravità della situazione e durante la sua campagna elettorale si è impegnato ad affrontare e risolvere il problema nel corso del suo mandato. Queste promesse hanno sicuramente rafforzato il suo consenso in stati come Ohio, Michigan e West Virginia, duramente colpiti da questo fenomeno.

Il 16 ottobre, il presidente ha annunciato di voler dichiarare lo stato di emergenza nazionale, un atto solitamente utilizzato per far fronte a catastrofi naturali e che permette di attingere ai fondi federali del Disaster Relief Fund. L’annuncio ufficiale è atteso per la settimana del 23 ottobre 2017.

Che cosa sono gli oppioidi, e perché non parliamo di oppiacei?

L’oppio e i suoi derivati naturali e semi-sintetici (come l’eroina, la morfina e diversi analgesici ad essa correlati) vengono definiti oppiacei, un sottoinsieme degli oppioidi. Esistono inoltre alcuni composti sintetici che agiscono in modo simile agli oppiacei, ma non sono ricavati dall’oppio, come il fentanyl e sostanze ad esso analoghe.

L’attuale emergenza sanitaria riguarda sia quest’ultima classe di composti, sia gli oppiacei. Le due categorie vendono raggruppate con il termine “oppioidi”, che quindi, in questo contesto, è più preciso rispetto a oppiacei.

Gli oppioidi, agendo sui recettori che regolano la percezione del dolore, sono potenti analgesici, conosciuti e utilizzati per i loro benefici terapeutici sin dall’antichità. Queste sostanze, tuttavia, possono dare assuefazione e chi ne abusa è soggetto a un alto rischio di diventarne dipendente.

Quanto è grave la crisi degli oppioidi negli Stati Uniti?

Nel 2016, le morti per overdose negli Stati Uniti sono state 64.070, l’83,4 per cento delle quali causate da oppioidi, come riporta il National Center for Health Statistics, un dipartimento del Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Si tratta di un aumento del 20 per cento rispetto ai dati del 2015.

Per dare l’idea della gravità della situazione, molti media americani confrontano l’emergenza attuale con la guerra del Vietnam, che durò 19 anni e nella quale persero la vita 58.209 soldati statunitensi, un numero di poco superiore a quello delle persone morte per overdose di oppioidi nel solo 2016.

Il grafico riportato qui sotto, pubblicato dal CDC, riporta i casi di overdose letali di oppioidi ogni 100mila abitanti, e non include i dati per il 2016, che mostrerebbero un ulteriore incremento. Tuttavia, rende l’idea dell’aumento vertiginoso di morti causate da oppioidi (linea verde).

Si può notare inoltre che le vittime da oppioidi comunemente prescritti per ragioni terapeutiche (linea viola) hanno subito una leggera flessione negli ultimi anni, mentre i casi di overdose per eroina e altri oppioidi sintetici (rispettivamente linea celeste e arancione) sono in continuo aumento. 

Come suggerito da questo grafico, e come mostrano ancora di più i dati per il 2016, protagonisti dell’ultimo, repentino aumento di casi di overdose per oppioidi sono i composti sintetici come fentanyl e tramadol. Le morti causate da queste sostanze sono infatti più che raddoppiate nel 2016, passando da 9.945 a 20.145 e superando quelle provocate dall’eroina.

Nel 2014, invece, i casi di overdose di questo tipo erano stati 5.544, e ancor meno negli anni precedenti.

Bisogna inoltre ricordare che i dati qui riportati si riferiscono solamente ai casi di sovradosaggi letali, e non al numero di overdose totali. Concentrarsi solo sul numero delle vittime, tuttavia, rischia di nascondere un dato ancora più importante, ovvero quello della dipendenza.

Secondo le stime del Substance Abuse and Mental Health Services Administration (SAMHSA), gli statunitensi dipendenti da oppioidi sono più di due milioni. Lo stesso istituto riporta che nell’ultimo anno ben 95 milioni di americani hanno fatto uso di antidolorifici (circa 12 milioni senza prescrizione medica), un consumo superiore a quello del tabacco.

La popolazione più colpita

La crisi, tuttavia, non ha colpito l’intero territorio degli Stati Uniti allo stesso modo, e si è concentrata in due regioni: il New England e la cosiddetta Rust Belt. Queste aree corrispondono all’incirca a Ohio, Pennsylvania, Michigan, Vermont, Rhode Island, New Hampshire, West Virginia e Illinois, stati nel nordest del paese molto colpiti anche dalla crisi economica.

In alcune contee di questi stati la situazione è particolarmente drammatica, con circa una persona su dieci dipendente da oppioidi.

Un altro dato peculiare di questa epidemia è come abbia colpito moltissime persone appartenenti alla classe media, con caratteristiche (come l’avere un lavoro e una famiglia) meno correlate, statisticamente, all’uso di droghe. 

Inoltre, è la popolazione bianca ad essere maggiormente colpita: nel 2015, infatti, quasi l’82 per cento delle vittime apparteneva a questa categoria, un altro dato distintivo dell’emergenza.

Origini ed evoluzione della crisi

Le radici di questa crisi vengono fatte risalire al 1999 e ai primi anni 2000, quando le prescrizioni di farmaci oppioidi come OxyCotin e Percocet cominciarono ad aumentare a dismisura nel Paese.

Ancora oggi, nonostante la crisi abbia cambiato natura e le prescrizioni abbiano subito una flessione, gli Stati Uniti rimangono il paese con il consumo più elevato di farmaci oppioidi per milione di abitanti. Keith Humphreys, professore di Stanford ed esperto di politiche riguardanti le sostanze stupefacenti, ha riassunto così il dato:

“Considerate il numero di dosi giornaliere standard di oppioidi consumate in Giappone. Poi raddoppiatelo. Raddoppiatelo ancora. Raddoppiatelo un’altra volta. E poi un’altra. Raddoppiatelo per una quinta volta. Anche così, il Giappone sarebbe solo il numero due al mondo, dietro agli Stati Uniti”.

Le overdose causate da farmaci analgesici prescritti rappresentano la “prima ondata” della crisi, secondo la divisione proposta dal CDC. I farmaci venivano “regolarmente” prescritti da medici disattenti o con pochi scrupoli, oltre che da farmacie online che effettuavano pochi controlli, e moltissime persone sono così diventate dipendenti.

Inoltre, l’abuso di queste sostanze causa un ulteriore effetto indesiderato, quello della cosiddetta tolleranza, che costringe chi fa uso di droghe ad assumere dosi sempre più elevate per ottenere gli stessi effetti e non andare in crisi di astinenza.

Soddisfare la dipendenza diventa quindi sempre più difficile non solo da un punto di vista pratico (ovvero giustificare richieste di prescrizioni sempre più esagerate), ma anche economico. Questo spiega perché, a partire dal 2010, abbia cominciato ad aumentare il consumo di eroina, che agisce sugli stessi recettori degli analgesici ed è molto più economica.

Un milligrammo di ossicodone (principio attivo di diversi antidolorifici) infatti, costa circa un dollaro; un milligrammo di eroina circa dieci volte meno. 

L’aumento di overdose letali per eroina rappresenta la seconda ondata o fase della crisi. La terza ha invece avuto inizio nel 2013, ed è stata caratterizzata da un significativo aumento dell’uso di fentanyl e composti ad esso analoghi. Il picco di overdose raggiunto nel 2016 è stato causato in grandissima parte proprio dall’aumento di abuso di questa sostanza.

Di che cosa si tratta? Il fentanyl è un oppioide sintetico, 100 volte più potente della morfina e 50 più dell’eroina, solitamente utilizzato per anestesia chirurgica o prescritto come antidolorifico in casi di dolore acuto e cronico. 

Tuttavia, la maggior parte del fentanyl che attualmente circola ed è disponibile nelle strade degli Stati Uniti è stato fabbricato illegalmente, secondo la Drug Enforcement Agency (DEA), l’agenzia federale antidroga. Il fentanyl viene venduto e consumato in combinazione con eroina, pillole contraffatte e cocaina, per aumentarne l’effetto.

Come è stata gestita finora la crisi e cosa comporterebbe lo stato di emergenza nazionale

Nel corso del 2016, prima della presidenza Trump, sono stati stanziati quasi 29 miliardi di dollari per fronteggiare la crisi, la maggior parte dei quali destinati a prevenzione e trattamento dell’abuso di farmaci e sostanze stupefacenti.

A livello locale, moltissimi stati hanno istituito programmi di sorveglianza per la prescrizione degli oppioidi e training obbligatori rivolti ai medici, per garantire una corretta prescrizione di questi farmaci.

Durante la sua campagna elettorale, il presidente americano Donald Trump ha fatto riferimento diverse volte all’emergenza di sanità pubblica rappresentata dall’abuso di oppioidi.

Pochi giorni prima delle primarie repubblicane in New Hampshire, nel febbraio 2016, Trump aveva pubblicato un video su Facebook promettendo ai cittadini di quello stato che avrebbe risolto la crisi, bloccando l’arrivo di oppioidi dall’estero e offrendo trattamenti a chi lotta contro la dipendenza.

Il 29 marzo 2017, due mesi dopo l’inizio del suo mandato, Trump ha istituito la Opioid and Drug Abuse Commission, Commissione per l’abuso di oppioidi e sostanze stupefacenti, un panel composto da cinque membri che ha il compito di consigliare e assistere il presidente nel fronteggiare l’epidemia di oppioidi in corso.

Lunedì 16 ottobre 2017, come detto, durante una conferenza stampa e in risposta alla domanda di un giornalista, Trump ha annunciato di voler dichiarare lo stato di emergenza nazionale nel corso della settimana del 23 ottobre, come aveva già promesso il 10 agosto, in seguito alla raccomandazione della Commissione. 

Infatti, nel suo primo report interno, pubblicato il 31 luglio 2017, la Commissione aveva esortato il presidente a procedere con la dichiarazione, tramite un’azione “diretta e completamente in Suo potere”.

Secondo la Commissione questo darebbe all’esecutivo maggior potere per fronteggiare la crisi, e costringerebbe il Congresso a stanziare nuovi fondi. Inoltre, come si legge nel report, la dichiarazione “farebbe capire a ogni cittadino americano un fatto molto semplice: se questa piaga non ha ancora raggiunto te o la tua famiglia, senza un’azione decisa da parte di qualcuno, lo farà presto.”

Dal punto di vista pratico, la dichiarazione avrebbe due effetti principali, secondo Keith Humphreys (professore di Stanford sopracitato). “Prima di tutto, permetterebbe agli stati e comuni del paese maggiormente colpiti dalla crisi di accedere ai fondi federali stanziati nel Disaster Relief Fund” ha detto Humprheys al Washington Post.

“In secondo luogo, sarebbe possibile derogare a diverse regole dei programmi federali. Per esempio, al momento Medicaid (un programma federale sanitario rivolto a individui e famiglie a basso reddito, ndr) rimborsa il trattamento per abuso di droga solo alle cliniche con non più di 16 posti letto. Questa regola potrebbe essere derogata durante l’emergenza.”