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In Messico si continua a scavare tra le macerie degli edifici crollati per il terremoto

Le autorità hanno aggiornato il bilancio delle vittime a 318, ma la cifra è ancora provvisoria

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Il terremoto in Messico del 19 settembre 2017. Credit: Pedro Pardo

I soccorritori continuano a scavare tra le macerie degli edifici crollati a Città del Messico e in altre zone del paese in cerca di superstiti o dei corpi delle vittime del terremoto del 19 settembre.

Anche se il bilancio delle vittime è ancora provvisorio, le autorità messicane riferiscono che il sisma ha causato almeno 318 morti e gli edifici danneggiati sono almeno 3mila. A riferire l’ultima cifra delle vittime è stato l’ufficio della presidenza della Repubblica messicana.

Un sisma di magnitudo 7.1 ha infatti colpito il sud del Messico martedì 19 settembre 2017 alle 13:14 ora locale (20:14 in Italia).

Il presidente Enrique Peña Nieto ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale. “La priorità ora è recuperare i sopravvissuti rimasti sotto le macerie”, ha detto il presidente messicano.

Il governo messicano ha elencato in un comunicato gli interventi considerati necessari.

“Far fronte all’emergenza, garantire i servizi di base alla popolazione interessata dal terremoto e portare sostegno e viveri nelle zone più colpite”, si può leggere sul sito della presidenza della Repubblica messicana.

Il sisma è avvenuto il giorno dell’anniversario del terribile terremoto di magnitudo 8.0 che colpì il paese il 19 settembre del 1985, causando la morte di almeno 5mila persone.

La scuola crollata a Città del Messico

Soltanto a Città del Messico sono morte 180 persone e almeno 700 sono rimaste ferite. Secondo le autorità, 30 persone risultano in gravi condizioni, mentre 50 persone sono state estratte vive dalle macerie.

I soccorritori stanno continuando le operazioni di scavo e ricerca di eventuali sopravvissuti, secondo le autorità potrebbero esserci persone ancora vive sotto i resti di 10 edifici crollati nella capitale.

Città del Messico conta 20 milioni di abitanti e diversi palazzi della città sono stati danneggiati gravemente dal sisma. In totale sono 38 gli edifici crollati nella capitale messicana per il terremoto.

Tra questi c’è anche una scuola, la “Enrique Rebsamen” che è crollata a Coapa, un quartiere meridionale della capitale, uccidendo almeno 32 bambini e quattro adulti, mentre altre 20 persone risultano ancora disperse.

I soccorritori stanno ancora scavando tra le macerie della struttura in cerca delle persone che mancano all’appello. Una folla si è radunata intorno alla scuola, pregando e sperando che qualcun altro sia sopravvissuto.

Nella giornata di giovedì 20 settembre si era sparsa la voce della presenza, sotto le macerie, di una bambina ancora viva, ribattezzata Frida. La notizia si è poi rivelata del tutto infondata.

Le persone presenti hanno però più volte applaudito i soccorritori quando sono riusciti a estrarre persone ancora vive dalle macerie:

I media messicani riportano che almeno 11 bambini e tre adulti sono già stati estratti vivi dai resti della scuola. Nella notte tra il 21 e il 22 settembre, gli uomini impegnati nelle operazioni di soccorso hanno anche rinvenuto, tra le macerie, il corpo senza vita di un’insegnante.

I funerali della maggior parte delle giovani vittime si sono già tenuti a Città del Messico nella giornata di giovedì 21 settembre.

Squadre di vigili del fuoco e militari sono comunque ancora a lavoro nel quartiere di Coapa. Soltanto alla scuola “Enrique Rebsamen” lavorano 700 tra soldati, membri della marina e poliziotti messicani.

Il sisma ha devastato anche le infrastrutture della capitale. Circa quattro milioni di persone sono rimaste senza elettricità e linee telefoniche per diverse ore.

Nella giornata di mercoledì 20 settembre, la commissione federale messicana per l’elettricità ha però riferito di aver ripristinato l’energia nel 70 per cento delle utenze interessate dalle interruzioni del servizio, il che significa più di 3,4 milioni tra case e locali commerciali.

La capitale messicana, un’area urbana che conta almeno 20 milioni di abitanti, ha visto molti dei residenti dormire in strada. La polizia ha presidiato le aree colpite con agenti armati per evitare saccheggi e atti di sciacallaggio.

Le scuole e la maggior parte degli edifici pubblici sono rimaste chiuse per permettere alle autorità di valutarne l’agibilità. Il presidente Enrique Peña Nieto ha già riunito il comitato di emergenza del governo per dare ai soccorritori tutto l’aiuto necessario.

La situazione nel resto del paese

Nello stato di Morelos, a sud di Città del Messico, si sono registrate 73 vittime, mentre 43 persone sono morte nello stato di Puebla. Almeno 12 persone sono rimaste uccise nel vicino stato del Messico, mentre tre vittime sono state registrate nello stato di Guerrero sulla costa del Pacifico.

Il terremoto ha colpito anche lo stato di Oaxaca, ferendo diverse persone.

Il sisma è stato registrato a una profondità di 50 chilometri, nello stato messicano di Puebla, nella parte centro-orientale del paese, a 100 chilometri da Città del Messico. Alcune chiese d’epoca coloniale sono crollate in questo stato.

Mentre la terra tremava, sul vulcano Popocatepetl, visibile dalla capitale, era in corso una piccola eruzione. Sui suoi pendii, una chiesa nella località di Atzitzihuacan è crollata durante la messa, uccidendo 15 fedeli. A riferirlo è stato il governatore dello stato di Puebla, Jose Antonio Gali.

Le reazioni internazionali

Il presidente americano Donald Trump ha affidato il proprio pensiero al proprio profilo Twitter ufficiale.

“Dio benedica il popolo di Città del Messico, siamo con voi e saremo lì per voi”, ha scritto il presidente degli Stati Uniti.

Anche Papa Francesco, durante l’Angelus a Roma, ha voluto commemorare le vittime e dichiarare la propria vicinanza al popolo messicano e alle vittime. 

“Qui tra voi ci sono molti messicani, in quel paese il terremoto ha causato vittime e danni materiali”, ha detto Bergoglio rivolgendosi ai fedeli presenti in Piazza San Pietro per l’udienza del mercoledì.

“In questo momento voglio manifestare la mia vicinanza alla popolazione”, ha aggiunto il pontefice, ricordando la “Vergine di Guadalupe”, cara al popolo messicano.

Il terremoto del 7 settembre

Il 7 settembre il Messico era stato colpito da un forte terremoto di magnitudo 8.1, registrato al largo delle coste messicane. Quel sisma aveva provocato quasi 100  vittime.

L’epicentro era stato registrato a largo della costa del Pacifico, 123 chilometri a sudovest della città di Pijijiapan, a una profondità di 33 chilometri, in una zona vicina al confine con il Guatemala.

Dopo la prima forte scossa l’autorità sismologica messicana aveva allora registrato una serie di altre scosse di magnitudo 6, almeno 61 secondo l’ente messicano di controllo dei terremoti.

In quel caso il terremoto aveva innescato anche un allarme per uno tsunami di piccole dimensioni, sulla costa del Pacifico. Migliaia di persone erano state evacuate dalle città costiere dello stato messicano del Chiapas, per un allarme poi rientrato.

Alcune foto da Città del Messico

Molte persone sono scese in strada subito dopo il terremoto e hanno dormito fuori dalle proprie case.

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Un'immagine che mostra i crolli avvenuti in Messico dopo il terremoto del 19 settembre 2017

(Qui sotto: l’epicentro del terremoto che ha colpito il sud del Messico il 19 settembre 2017)

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