Me

Il caso della bambina di Trento morta di malaria, in quattro risposte

Qual è stata la dinamica dei fatti? Quali sono le ipotesi sul contagio? Ecco cosa sappiamo finora su quanto accaduto all'ospedale di Brescia

Immagine di copertina

Nella notte tra il 2 e il 3 settembre, una bambina di quattro anni di Trento è morta di malaria all’ospedale di Brescia. Ecco cosa sappiamo finora su quanto è accaduto.

Qual è stata la dinamica dei fatti?

La bambina, di nome Sofia Zago, aveva trascorso le vacanze a Bibione, in Veneto. Il 13 agosto era stata ricoverata all’ospedale di Portogruaro per una sospetta forma di diabete infantile. Dal 16 agosto fino al 21 agosto era stata trasferita all’ospedale di Trento. Il 31 agosto, era stata ricoverata per la febbre alta e una sospetta faringite, e le erano stati prescritti degli antibiotici.

Poco dopo, un emocromo – ossia un’analisi del sangue – ha rivelato la presenza del pericoloso parassita noto come Plasmodium falciparum. La bambina è stata colpita dalla forma più grave di malaria, quella cerebrale.

“Il parassita che ha causato la malaria contratta dalla bambina è lo stesso che aveva fatto ammalare i due bambini di ritorno dal Burkina Faso che erano in pediatria nella stessa struttura negli stessi giorni della piccola, esistono diversi ceppi, per cui non si può affermare con certezza che si tratti dello stesso ceppo”, sostiene Nunzia Di Palma, direttrice dell’unità operativa di pediatria dell’ospedale di Trento.

Come ha infatti specificato Massimo Galli, vicepresidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali, “se dalle analisi in corso emergesse che il ceppo o variante di Plasmodium Falciparum che ha provocato la malaria nei due bambini ricoverati a Trento e nella piccola Sofia fosse lo stesso, allora il contagio della bambina sarebbe sicuramente avvenuto in ospedale ma resterebbe da capire in che modo”.

“Se il ceppo risultasse invece differente, allora il contagio sarebbe avvenuto in un contesto diverso”, ha concluso Galli.

La Procura di Trento ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo nei confronti del reparto di pediatria dell’ospedale Santa Chiara di Trento, dove la bambina era ricoverata prima di essere trasferita agli Spedali Civili di Brescia, dove vi è un reparto di terapia intensiva pediatrica e uno dedicato alle malattie tropicali.

L’inchiesta punta ad accertare se siano stati seguiti i protocolli prescritti per le cure per ricostruire con precisione le tappe cliniche che hanno portato alla morte della bimba.

Cos’è la malaria?

La malaria è una malattia infettiva dovuta ad un protozoo, un microrganismo parassita del genere Plasmodium, che si trasmette all’uomo attraverso la puntura di zanzare del genere Anopheles. A oggi, non esiste un vaccino per questa malattia.

I parassiti malarici vengono trasmessi all’uomo attraverso la puntura di zanzare anofele femmine che si nutrono di sangue per portare a maturazione le uova. La trasmissione della malaria può avvenire anche in seguito alla trasfusione di sangue o di globuli rossi provenienti da soggetti che hanno già contratto la malattia.

La malaria non si trasmette per contagio diretto tra esseri umani, ma soltanto attraverso le zanzare. Le persone colpite e non curate possono essere infettanti per le zanzare che li pungono da uno a più di 3 anni, mentre le zanzare rimangono infettanti per tutta la vita.

La malattia può presentarsi con sintomatologia variabile: nella maggior parte dei casi essa si presenta con febbre accompagnata da altri sintomi quali brividi, mal di testa, mal di schiena, sudorazione profusa, dolori muscolari, nausea, vomito, diarrea, tosse.

Quali sono le ipotesi più plausibili sul contagio?

I medici italiani sono concordi nel dire che in Italia non si ha conoscenza della presenza di zanzare anofele infette con il parassita. Sono state fatte alcune ipotesi su come sia avvenuto il contagio nella bambina morta a Brescia.

• La prima è che una zanzara anofele infetta abbia viaggiato all’interno di qualche bagaglio o aereo proveniente dai paesi dove l’insetto esiste e abbia punto la bambina.

• La seconda ipotesi – che attualmente risulta la più plausibile – è che la bambina abbia contratto la malattia in ospedale a Trento, dove stata precedentemente ricoverata per un diabete infantile dal 16 al 21 agosto. In quell’occasione si era trovata vicino a un’altra stanza dove erano ricoverati due bambini di ritorno dal Burkina Faso affetti da malaria, che sono poi guariti, come ha confermato Paolo Bordon, direttore generale dell’Azienda provinciale dei servizi sanitari del Trentino.

Bordon ha confermato che il contagio tra umani è estremamente raro. In questo caso l’unica ipotesi plausibile è che il sangue della bambina sia in qualche modo entrato in contatto con il sangue di uno dei due bambini già ammalati, tramite materiale contaminato.

• La terza ipotesi, anch’essa molto rara, è che una zanzara di tipo autoctono, quindi non anofele, abbia punto qualche persona infetta in Italia e poi abbia trasmesso il plasmodio – il parassita – alla bambina. Si tratta di un’eventualità rarissima – il primo caso in Italia da 30 anni – dal momento che le zanzare nostrane non sono adatte a veicolare la malaria.

Una variante di questa ipotesi è che sia stata invece una zanzara anofele infetta a pungere la bambina.

“È stata un’estate caldissima e con i cambiamenti climatici in atto non si può escludere l’ adattamento di qualche specie”, ha dichiarato al Corriere del Trentino Claudio Paternoster, il primario di malattie infettive all’ospedale Santa Chiara di Trento. “Andranno prelevati campioni di zanzare e esaminati. L’Italia è stato un paese malarico fino agli anni ‘50. Poi con le bonifiche delle paludi la malattia si è estinta. Tuttavia il Trentino, per la sua latitudine, non ha mai avuto problemi nemmeno nel passato remoto”.

Campagna regione lazio

Per fare chiarezza sulle circostanze criptiche che hanno portato la bambina al contagio e infine alla morte per malaria occorre attende gli esiti dell’indagine epidemiologica.

Quanti sono i casi di malaria nel mondo?

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, pubblicati nel World Malaria Report 2016, sono circa 212 milioni i casi di malaria stimati nel mondo nel 2015 e circa 429 mila i decessi, il 70 per cento dei quali tra bambini di età inferiore ai 5 anni (di cui 292 mila nella regione africana).

Quasi la metà della popolazione mondiale rimane ancora oggi a rischio di contrarre l’infezione e, solo nel 2015, sono stati 214 milioni i nuovi casi di malaria registrati a livello globale, sostiene il rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità Eliminating malaria.

La regione europea è la prima ad aver raggiunto l’obiettivo di interruzione della trasmissione autoctona: i casi di origine autoctona sono infatti calati da 90.712 nel 1995 a zero nel 2015.