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Cosa è successo a Charlottesville tra suprematisti e antirazzisti
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Cosa è successo a Charlottesville tra suprematisti e antirazzisti

Dall'11 agosto la città dello stato della Virginia è al centro di scontri tra suprematisti bianchi e anti-razzisti. Una manifestante è rimasta uccisa

16 Apr. 2018

L’11 agosto 2017 alcune centinaia di manifestanti di estrema destra hanno marciato verso la University of Virginia, a Charlottesville, negli Stati Uniti per protestare contro la decisione di rimuovere la statua del generale Robert E. Lee, che aveva guidato le forze della confederazione schiavista durante la guerra civile americana.

I manifestanti avevano torce in mano e avevano urlato cori razzisti tra cui “white lives matter” (“la vita dei bianchi conta”) e “gli ebrei non ci rimpiazzeranno”.

Per rispondere al corteo razzista, un gruppo più piccolo di contro-manifestanti ha circondato la statua di Thomas Jefferson presso la University of Virginia, tenendo uno striscione che recitava “Gli studenti dell’università della Virginia agiscono contro la supremazia bianca”.

L’OMICIDIO DI HEATHER HEYER

Il giorno successivo, una delle manifestanti anti-razziste è rimasta uccisa e almeno trenta persone ferite dopo che un’auto guidata da un suprematista bianco.

La vittima si chiama Heather Heyer, aveva 32 anni ed era un’assistente legale di Green County, in Virginia e stava marciando contro la presenza dei razzisti a Charlottesville. “Se non sei arrabbiato, non stai prestando attenzione”, aveva scritto su Facebook in relazione alla manifestazione razzista in corso in città.

L’uomo alla guida dell’auto è stato arrestato e identificato dopo che ha tentato la fuga a bordo dello stesso veicolo. Si tratta di James Alex Fields Jr, un ventunenne suprematista bianco, residente a Maumee, in Ohio, negli Stati Uniti centrali.

Il governatore dello stato della Virginia, Terry McAuliffe, ha proclamato lo stato di emergenza in città, allertando la guardia nazionale e invitando i suprematisti ad andarsene. “Nazisti e suprematisti bianchi non sono i benvenuti in Virginia, andatevene, non c’è posto per voi qui”.

Nel mese di luglio si erano già verificati degli scontri tra gruppi antirazzisti e manifestanti del Ku Klux Klan nelle proteste contro la rimozione della statua.

LE CRITICHE A TRUMP

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha condannato l’accaduto, con una dichiarazione pubblicata su Twitter.

In una dichiarazione andata in onda sull’emittente televisiva statunitense NBC, il presidente ha ribadito la sua condanna dei fatti di Charlottesville, attirandosi però le critiche dei democratici perché ha evitato di nominare i neonazisti e i suprematisti bianchi.

“Condanniamo nel modo più forte possibile questa deprecabile manifestazione di odio, intolleranza e violenza, da qualunque parte provenga”, ha infatti detto Trump senza fare riferimento ai suprematisti e ai razzisti e senza definire l’episodio come terrorismo.

Le critiche sono arrivate da diversi schieramenti politici tra cui da parte dei repubblicani Marco Rubio, Cory Gardner e dal governatore di New Jersey, Chris Christie, che hanno incalzato il presidente Trump a essere più specifico nella sua condanna dell’accaduto.

Il vicepresidente Mike Pence ha poi dichiarato: “Non tolleriamo l’odio e la violenza da parte dei suprematisti bianchi, neo nazististi o KKK”, ha detto durante una visita in Colombia. “Questi pericolosi gruppi non hanno posto nella vita pubblica americana e nel dibattito americano, e li condanneremo nel modo più forte possibile”.

Anche Ivanka Trump, la figlia del presidente ha criticato direttamente i gruppi razzisti: “Non ci dovrebbe essere posto nella società per il razzismo, la supremazia bianca e i neonazisti”.