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L’Italia ha un problema con l’odio e questi dati lo dimostrano
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L’Italia ha un problema con l’odio e questi dati lo dimostrano

Una relazione pubblicata dalla Commissione sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio mostra quanto sono diffusi questi atteggiamenti tra gli italiani

24 Lug. 2017

I discorsi d’odio sono il male del secolo. Vomitare odio su qualcuno, che siano donne, compagni di scuola, immigrati, omosessuali, rom, poco importa, basta prendersela con qualcuno. Possibilmente con il linguaggio più aggressivo e volgare possibile.

La questione del cosiddetto hate speech, i discorsi d’odio, sta diventando sempre più allarmante, e sempre più necessario è iniziare a prevenirli con le giovani generazioni, quelle oggi più esposte ai social network, terreno fertile per discorsi razzisti o xenofobi.

Nel maggio del 2016 era stata istituita la Commissione sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, intitolata a Jo Cox, la deputata laburista aggredita con un coltello e un’arma da nel nord dell’Inghilterra da un nazionalista il 16 giugno 2016.

La Commissione è presieduta dalla presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, un rappresentante per ogni gruppo politico, rappresentanti del Consiglio d’Europa, delle Nazioni Unite, dell’Istat, di centri di ricerca e associazioni impegnate attivamente nello studio e nella sensibilizzazione sul linguaggio d’odio.

Cari haters, ci avete davvero stancato

Alcuni giorni fa è stata pubblicata la relazione finale che esamina le dimensioni, le cause e gli effetti del discorso di odio (hate speech) definito come: “l’istigazione, la promozione o l’incitamento alla denigrazione,all’odio o alla diffamazione nei confronti di una persona o di un gruppo di persone, o il fatto di sottoporre a soprusi, molestie, insulti, stereotipi negativi, stigmatizzazione o minacce tale persona o gruppo, e comprende la giustificazione di queste varie forme di espressione, fondata su una serie di motivi, quali la “razza”, il colore, la lingua, la religione o le convinzioni, la nazionalità o l’origine nazionale o etnica, nonché l’ascendenza, l’età, la disabilità, il sesso, l’identità di genere, l’orientamento sessuale e ogni altra caratteristica o situazione personale”.

La relazione teorizza la cosiddetta piramide dell’odio, divisa in 4 piani: alla base troviamo gli stereotipi, le rappresentazioni false o fuorvianti, gli insulti, il linguaggio ostile “normalizzato” o banalizzato, al livello superiore le discriminazione, salendo troviamo il linguaggio d’odio (minacce e/o incitamento alla denigrazione e alla violenza contro una persona o gruppi di persone identificate in base ad una qualche caratteristica come il sesso, l’orientamento sessuale, l’etnia, il colore della pelle, la religione o altro) e infine i crimini di odio, che si esplicitano in atti di violenza fisica, fino all’omicidio.

Sessismo

La relazione inserisce alcuni dati allarmanti sulla diffusione di questi comportamenti in Italia, che confermano sessismo, razzismo e altri atteggiamenti discriminatori di molti cittadini. Ad esempio, il 32,9 per cento degli intervistati non ritiene necessario aumentare il numero di donne che ricoprono cariche pubbliche, mentre il 20 per cento pensa che gli uomini siano dirigenti di impresa e leader politici migliori delle donne.

È allarmante il dato che riguarda la violenza sulle donne: il 31,5 per cento delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito almeno una volta una violenza fisica o sessuale, per lo più da un partner o ex partner. Le italiane subiscono più violenze sessuali, le straniere più violenze fisiche di altro tipo ed anche più violenze psicologiche. Il 16,1 per cento ha subito stalking.

Omofobia

Per quanto riguarda i temi Lgbtq, il 25 per cento degli intervistati considera l’omosessualità una malattia. Il 23,3 per cento della popolazione omosessuale/bisessuale ha subito minacce e/o aggressioni fisiche a fronte del 13,5 per cento degli eterosessuali. Secondo un’indagine della agenzia FRA, l’Italia è, nella percezione delle persone omosessuali e transessuali, il paese più omofobo nella Ue, sia che si consideri l’incitamento all’odio e al disprezzo da parte dei politici sia che si consideri l’abitudine di utilizzare un linguaggio offensivo da parte della popolazione

Razzismo

La situazione non cambia, anzi peggiora, alle domande sugli immigrati. Il 65 per cento degli italiani pensa che i rifugiati siano un peso perché godono dei benefits sociali e del lavoro degli abitanti. I social media e il web sono invasi di insulti, volgarità, diffamazioni che hanno come oggetto gli immigrati. Per eleggere a bersaglio gli stranieri, e specialmente i profughi, i musulmani e i rom, si ricorre spesso a false notizie e alla cosiddetta “post-verità”, la tendenza a far prevalere gli appelli emotivi e le proprie idee sulla realtà dei fatti.

Intolleranza religiosa

Il 40 per cento degli italiani ritiene che le pratiche religiose “degli altri” possano essere un pericolo e andrebbero contenute, specie nel caso della religione musulmana. Non solo islamofobia: sono in aumento i pregiudizi antisemiti, condivisi da un italiano su cinque, e si moltiplicano i siti web antisemiti. La ricerca VOX sui tweet pone gli ebrei al sesto posto tra le categorie più colpite da tweet negativi.

Bullismo

Poco più del 50 per cento degli 11-17enni, è stato oggetto di qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze. Ancora maggiore, oltre il 60 per cento, è la percentuale di chi è stato testimone di fenomeni di bullismo verso altri. Almeno il 22 per cento dei ragazzi italiani che utilizzano Internet e smartphone sono derisi e umiliati in rete. Ma il dato forse più preoccupante è un altro: ben l’82 per cento dei ragazzi non considera grave insultare, ridicolizzare o rivolgere frasi aggressive sui social.

L’82 per cento ritiene che le conseguenze per la vittima non siano gravi e che, poiché non si dà luogo a violenza fisica diretta, l’atto aggressivo verbale può essere considerato non grave e irrilevante. Il 68% dichiara che non è grave pubblicare immagini, senza autorizzazione, che ritraggono la vittima. Inoltre, gli insulti ripetuti o la pubblicazione di immagini lesive sono ritenuti leciti perché considerati circoscritti ad un ristretto numero di persone.

Antigitanismo

L’82 per cento degli italiani, secondo un rapporto del Pew Research Center, esprime un’opinione negativa rispetto ai rom, valore più alto tra i paesi analizzati dal rapporto. I rom/sinti, sebbene spesso di nazionalità italiana da molte generazioni, sono percepiti come i più stranieri/estranei di tutti. Non vorrebbe averli come vicini di casa il 68,4 per cento degli intervistati e solo il 22,6 per cento li accetterebbe se si comportassero in modo ritenuto adeguato.

 

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