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Ero in piazza San Carlo a Torino quando si è scatenato il panico, ecco cosa mi è successo

Beatrice Guzzardi si è trovata nella calca durante la partita, è caduta ed è rimasta incastrata per alcuni minuti prima di riuscire a fuggire. La sua testimonianza

Immagine di copertina

Immaginate di voler passare un sabato sera diverso, di essere a Torino durante la finale di Champions, dove nella piazza principale trasmetteranno la partita in megaschermo. Immaginate di stare passando una bella serata quando un forte rumore mette in fuga migliaia di persone, che corrono tutte insieme verso di voi, facendovi cadere uno sopra l’altro.

Io ero una di quelle migliaia di persone in Piazza San Carlo il 3 giugno e anche se era un falso allarme l’ho vissuto come un attacco terroristico come probabilmente tutti coloro che, come me, sono fuggiti correndo.

Era da poco ricominciato il secondo tempo della partita, la piazza era colma di gente, c’erano persone arrampicate sui muri, sulle colonne, sulla statua in centro alla piazza, alcuni ragazzi erano in piedi sopra un’edicola. Io avevo uno zainetto e per entrare i carabinieri mi hanno chiesto di aprirlo, ma dentro la piazza era pieno di bottiglie di vetro a terra ovunque, c’erano alcuni venditori ambulanti di birra, ma è impossibile che le avessero comprate tutti da loro, molti le avevano portate con sé nello zaino.

Eravamo dal lato della piazza dov’è partita l’ondata di gente in corsa. Improvvisamente siamo stati spinti violentemente dalle persone che correvano verso di noi, abbiamo sentito un rumore forte, alcuni dicono fosse uno scoppio, a me è sembrato il rumore del motore di un auto, che pensavo ci stesse venendo addosso.

Dopo essere stati costretti ad indietreggiare per diversi metri siamo caduti tutti e siamo rimasti a terra incastrati per alcuni minuti. Accanto a noi si è formato un vuoto tra la folla, con la coda dell’occhio ho visto qualcosa di luminoso a terra, pensavo fosse un petardo, una volta alzata ho visto invece una specie di pezzo di plastica rotondo e piatto, sembrava un fanale o un finestrino.

Urlavano tutti di scappare, chiedevano aiuto. Una volta liberati siamo corsi verso la via di fronte alla piazza. C’erano alcune persone distese a terra immobili, non si alzavano. Un ragazzo sopra all’edicola cercava di parlarci dicendo: “State calmi! Non è successo niente state calmi”, ma le persone scappavano in ogni direzione, come se dovessero salvarsi la vita.

Scappando lungo la via ho pensato agli attacchi di Parigi e ho pensato che dovevamo metterci in salvo, a casa di qualcuno, o al chiuso da qualche parte. Non lo pensavo solo io, ho visto tre ragazzi bussare alle porte di un bar, dentro era semivuoto, ma nessuno voleva aprire, anzi avevano sbarrato la porta.

Durante la strada abbiamo rallentato camminando varie volte, ma poco dopo arrivavano sempre altre persone correndo e dicendo di scappare, perciò correvamo anche noi. Alcuni dicevano che era in corso una sparatoria.

Molti attorno a me piangevano, io avevo la mano piena di sangue e diversi tagli sulle gambe. Fortunatamente sono riuscita a scappare assieme ai ragazzi che erano con me, ho chiesto loro chi abitava più vicino, dovevamo andare lì finché non sapevamo cos’era successo. Alcune persone si sono affacciate dalle finestre chiedendo cosa fosse successo.

Siamo andati a casa di un ragazzo che abitava a pochi metri da lì, il padrone di un ristorante ci ha fornito una cassetta del pronto soccorso per medicarci. Eravamo in salvo.

Nel frattempo a Londra, ci sono stati davvero degli attacchi terroristici.

La paura provata a Torino, seppure per motivazioni poi rivelatesi infondate, riconduce sempre alla stessa cosa. Le persone hanno paura, anche andare a vedere una partita in piazza non è più una normale attività. Ciò che ho vissuto in Piazza San Carlo è la prova che viviamo in un periodo di forte terrore, che sia a Londra, a Torino o a Kabul.

La testimonianza di Beatrice Guzzardi è stata pubblicata originariamente sul sito International Security Interest.

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