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Sì, mi sono pentita di essere diventata madre e vi racconto perché

Cosa prova chi si rende conto di essersi pentita di aver avuto un figlio? TPI ha chiesto alla blogger Valentina Maran di raccontare la sua storia di mamma pentita

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Essere madri è la cosa più bella del mondo. Fare un figlio ti realizza come donna. La gioia di un figlio cancella tutta la fatica. Sono frasi che riassumono la narrazione più comune della maternità in questo periodo storico, così come in passato. Tutto meraviglioso, tutto rose e fiori, pensano – o dicono – in molte.

Eppure non è così per tutte. Sempre più donne, sentendosi più libere e consapevoli del passato, ammettono, con maggiore o minore fatica, di essersi pentite di essere diventate madri. L’argomento oggi in Italia è ancora un tabù, le madri che ammettono che in fondo non è tutto così positivo e che si stava meglio prima, sono considerate dei mostri.

Si è iniziato a parlare più apertamente della questione dopo che Orna Donath, una ricercatrice israeliana della Ben Gurion University, ha pubblicato il suo saggio accademico Regretting Motherhood, che ha generato un acceso dibattito internazionale nei mesi scorsi.

Ma cosa prova veramente chi si rende conto di essersi pentita di aver avuto un figlio? TPI ha chiesto alla blogger e copywriter Valentina Maran di raccontare la sua storia di mamma pentita.

Quando hai cominciato a capire che forse avevi commesso un errore?

Quando dici ‘Era meglio se non lo avessi fatto’, immediatamente diventi la pessima madre, ti viene risposto che invece è la cosa più bella del mondo. Premessa: io ho avuto la prima figlia dopo sei anni di tentativi inutili, fecondazione assistita ecc. Dopo il parto ho avuto la depressione postpartum, da lì ho incominciato a domandarmi: ma vuoi vedere che non sono adatta per fare la mamma? L’aspettativa è diversa dalla la vita reale con un figlio o una figlia, che non è così rosea come te la raccontano, parlando del tanto celebrato istinto materno.

L’istinto materno non esiste, è solo un’enorme bufala. Non è vero che appena hai un bambino per le mani sai cosa si fa, che improvvisamente ti viene qualche super potere. No, lui piange e tu non sai che fare. Io non ho vissuto nessuna sensazione meravigliosa, ho avuto solo l’ansia, ho pensato: perché a me non succedono cose bellissime? Io sono qui che le aspetto le cose bellissime.

Come si concilia l’amore nei confronti dei figli con l’odiare il fatto di essere la loro madre?

Adoro i miei figli, tant’è che non mi sono fermata a uno, ho fatto anche il secondo. Ma non ho cambiato idea sul fatto di sentirmi inadeguata e continuo a sentirmi così. Tutta questa poetica meravigliosa della maternità è falsa. È tutto un gran lavorone, una gran fatica. Me lo aspettavo più roseo. Tutto questo sacrificarsi per i figli bello, ma fino a un certo punto.

Sono contenta che ci siano ma io sono cosa diversa da loro, li amo molto ma non sento questo legame totalizzante da pensare che senza di loro non vivrei. Si vive anche senza, è brutto da dire ma è così. A conti fatti mi dico, chissà cosa avrei fatto se non li avessi avuti. La vita sarebbe stata migliore o peggiore? Ho il dubbio che potesse anche essere migliore, probabilmente più divertente. Non ho la certezza che sia tutto così meraviglioso, è un altro tipo di vita. È una poetica da riscrivere quella della maternità.

Il momento della nascita della mia prima figlia è stato il più brutto. Non sapevo cosa fare, lei piangeva e non sapevo perché, non sentivo questo meraviglioso legame. La vita sarebbe stata bella anche senza di loro. Mia figlia ora ha 6 anni, il piccoletto 3 e mezzo. Quando cresceranno non sarò sicuramente la mamma amica, mi devono odiare, come io ho odiato mia madre. È una cosa utile. Il genitore deve essere una figura autoritaria con cui i figli si devono scontrare e di cui si devono fidare.

Qual è il rapporto con i tuoi figli?

Non ho un atteggiamento troppo premuroso con loro. Non ti dico gli insulti quando cerco di spiegare questa cosa, mi prendono per mostro. Quando dici ‘guardate che si può raccontare la maternità in un modo diverso, un po’ più schietto e sincero’, sembra che stai bestemmiando. Secondo me essere identificata solo come la madre dei miei figli non è appagante neanche per loro, avere una madre indipendente e decisa, che sa quello che sta facendo è più gratificante che avere una chioccia totalizzata su di loro.

Questo fascino del sacrificio per i figli potrebbe anche finire, si arrangiassero, imparassero a stare al mondo. Il mio lavoro da genitore è renderli indipendenti, dare loro gli strumenti per esserlo. Questo non vuol dire che non li ami. Sono stata qualche giorno fa a New York con le mie amiche per i miei 40 anni e sinceramente non mi sono mancati i miei figli. Stavo benissimo, mi stavo divertendo. Non pensi di certo che li vuoi ammazzare, per carità. Però semplicemente non me la sento di dire che siano tutto, la gioia più grande della vita. Sono una parte della vita ma non è vero che la vita non avrebbe senso senza di loro.

Non sono d’accordo ad esempio nel mettere le foto dei figli su Facebook, è agghiacciante questa cosa. Sono loro che dovranno decidere quando vorranno comparire online. È come voler dire “Guardate come sono brava a fare la mamma, guardate che bei figli che ho fatto”, è un bisogno di approvazione pubblica che non mi piace. Tento di amarli nel miglior modo possibile ma non per questo mi annullo come persona e non la considero una scelta egoista. Tornando indietro probabilmente mi fermerei a un figlio.

 

Come mai hai deciso di avere un figlio?

A un certo punto della mia vita mi sentivo incompleta e ho deciso di fare un figlio, poi ho provato e ho pensato che forse andava bene anche prima. Un figlio ci può stare, due sono un lavoro troppo grande. Siamo troppo abituati allo stereotipo ‘sei una donna, sei una mamma’ ti devi occupare tu di certe cose. Andrebbe ritarata la narrazione di una maternità senza difficoltà. Non dico che essere mamma sia brutto, non è vero per carità, ma mi manca poter dire le cose che non vanno. Avrei avuto una vita meravigliosa senza? Sì, anche.

Hai mai pensato di lasciare tutto e andare via?

Secondo me si tratta solo di riappropriarsi dei propri spazi. Quando non hai figli hai il 100 per cento di tempo per te, man mano che hai un figlio devi centellinare il tuo tempo. Avresti voglia di uscire con le amiche e non puoi. Ti fai mille sensi di colpa, ma devi riappropriati del tuo tempo senza sentirti egoista. Anche a loro così trasmetti più positività, è meglio per un figlio avere una persona felice in casa e lo sei se fai quello che ti piace.

Io sono fortunata ad avere i nonni accanto, ma devi sempre lottare con il senso di colpa di sentirti una stronza se molli il bambino a casa e vai a prendere un caffè con le amiche. Non hai la libertà di prima, devi dedicarti a qualcun altro. Mi auguro che la gente smetta di puntarti il dito contro se decidi di prenderti del tempo per te se ne hai bisogno.

La depressione post partum mi ha veramente segnata tanto. L’istinto materno è una stronzata, non esiste. Hai partorito una creatura ma non sai cosa fare. C’è questo luogo comune per cui devi essere per forza felice. Non è così, io ho passato 40 giorni a piangere. Ho avuto una figlia ma non ero felice. Sembra brutto detto così ma non ero felice. Non mi sentivo all’altezza dell’aspettativa, mi sentivo inadatta. Però succede e va raccontato anche questo. Non si può far finta che tutto sia perfetto. Io volevo suicidarmi. Pensavo: “O ammazzo la bambina o mi ammazzo io”.

Poi per fortuna ho avuto accanto delle persone che hanno capito perfettamente come stavo e mi hanno aiutata. Mi hanno tolto letteralmente la bambina dalle braccia e ci hanno pensato loro, io non volevo vederla né sentirla. Poi mi è passata, ma intanto sono trascorsi 40 giorni d’inferno, piangevo dalla mattina alla sera e pensavo di aver fatto la cosa sbagliata. Tutt’ora non mi sento particolarmente brava a fare la mamma. La mia vita ha senso anche senza di loro.

Togliamo un po’ di alone di finzione al fantastico mondo delle mamme, facciamo sentire giuste anche quelle che sono sbagliate.

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