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Le sette cose da sapere sul programma del Movimento 5 stelle per la politica estera
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Le sette cose da sapere sul programma del Movimento 5 stelle per la politica estera

Dall'Unione europea alla Nato, ecco le linee programmatiche del M5s che sono state presentate alla Camera, dopo il voto degli iscritti al blog di Beppe Grillo

19 Apr. 2017

Il Movimento 5 stelle ha presentato martedì 18 aprile 2017 le sue linee programmatiche in dieci punti per la politica estera, dopo il voto dei 23mila iscritti del blog di Beppe Grillo. I rappresentanti del movimento hanno sottolineato che la loro forza politica non è né filo-Trump né filo-Putin, ma che ritiene fondamentale avere buoni rapporti con entrambi; che sostiene la sovranità, popolare, internazionale ed energetica e che è favorevole al ritiro dell’Italia dall’Afghanistan.

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“Ci avete dato dei filotrumpisti solo perché abbiamo detto che andava rispettato l’esito del voto americano”, ha detto il deputato Alessandro Di Battista durante la conferenza stampa a Montecitorio. “Non siamo filorussi solo perché sosteniamo con forza la necessità di coltivare un dialogo con Putin soprattutto in chiave antiterrorismo”.

I punti votati dagli iscritti sono generici e talvolta non coincidenti con i programmi del movimento. L’uscita dall’euro, che fino a qualche tempo fa era un punto centrale della politica estera dei 5 stelle, non viene menzionata esplicitamente nel programma.

I punti principali del M5S per la politica estera

Sovranità e multilateralismo – Il concetto di sovranità è alla base delle linee programmatiche pentastellate. I cinque stelle sostengono il “rispetto dell’autodeterminazione dei popoli, della sovranità, dell’integrità territoriale e del principio di non ingerenza negli affari interni dei singoli paesi”.

A guidare le relazioni internazionali per il movimento deve essere il multilateralismo, allo scopo di “allargare i rapporti economici e diplomatici a nuove alleanze strategiche come quelle dei Brics, delle organizzazioni regionali”.

Unione europea e Troika – Il movimento ribadisce il suo atteggiamento contrario all’austerità. “Gli elettori ci chiedono di uscire dalla logica di un’Europa tutta banche e finanza per andare verso un’Europa della solidarietà”, ha detto il deputato Manlio Di Stefano. Non viene fatto esplicito riferimento all’euro, tema che sarà al centro del referendum consultivo sull’uscita dell’Italia dalla moneta unica. Gli organismi internazionali che compongono la Troika vengono definiti uno “strumento di strozzinaggio”.

Il movimento chiede lo smantellamento dell’istituzione composta da rappresentanti della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale perché “hanno appaltato la democrazia delle popolazioni imponendo, senza nessun mandato popolare, le famigerate rigorose condizionalità”. 

Trattati internazionali – Il movimento è contrario a trattati come Ttip e Ceta, che l’Unione europea sta negoziando, perché questi “mettono a rischio i diritti dei lavoratori, i diritti sociali, la preservazione dell’ambiente, della biodiversità e delle risorse territoriali”.

Russia –  Mosca viene ritenuto un partner economico e strategico contro il terrorismo. “Le sanzioni, e le conseguenti contromisure volute da Mosca hanno pesato sull’export italiano per 3,7 miliardi di euro nell’ultimo anno complicando, inoltre, ogni possibile forma di collaborazione in tema di lotta al terrorismo”, sostiene il movimento, che chiede il ritiro immediato delle sanzioni il rilancio della cooperazione con la Russia.

Nato e Onu – Il movimento punta al disimpegno dell’Italia da tutte le missioni militari della Nato. “Consideriamo, inoltre, il nostro territorio indisponibile per il deposito e il transito di armi nucleari, batteriologiche e chimiche nonché per installazioni e addestramenti che ledano la salute degli italiani”. Inoltre, il M5S chiede l’abolizione del veto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. 

Medio Oriente – Il M5S spinge per la cessazione immediata dell’interventismo militare in Medio Oriente e chiede il riconoscimento dello Stato di Palestina nei confini stabiliti dalle Nazioni Unite nel 1967, la cessazione degli “embarghi economici che colpiscono quasi esclusivamente le popolazioni civili (come nel caso della Siria) e l’embargo totale di armi a tutti quei Paesi sospettati di finanziare direttamente o indirettamente i terroristi internazionali”. 

Guerra e disarmo – Il programma dice no a “ogni intervento armato ovunque si vogliano ripercorrere gli errori (crimini) del passato fatta eccezione per le truppe di mera interposizione pacifica”. “Iraq, Somalia, ex Jugoslavia, Afghanistan, Iraq bis, Libia, Ucraina, Siria. L’elenco dei Paesi distrutti dall’unilateralismo occidentale potrebbe essere molto più lungo”, si legge.

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