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Il dolore del fotografo che soccorre le vittime dell’attacco al convoglio siriano

Abd Alkader Habak è un reporter indipendente di Aleppo. Il giorno dell'attacco al convoglio di bus stava svolgendo il suo lavoro, quando è avvenuta l'esplosione

Immagine di copertina

Due immagini riassumono tutto l’orrore e le scene di devastazione seguite all’attacco kamikaze di sabato 15 aprile, messo a segno nella città siriana di Rashideen, a pochi chilometri da Aleppo. Il videoreporter siriano Abd Alkader Habak era giunto sul luogo per raccontare attraverso le sue immagini e il suo reportage l’evacuazione in corso dei civili dalle località di Fouah e Kefraya, nel nord della Siria, ancora sotto il controllo delle forze governative siriane. 

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Doveva essere una giornata importante per migliaia di profughi che si apprestavano a salire a bordo di pullman diretti verso la città di Aleppo. Quella che doveva rappresentare la loro salvezza si è trasformata in pochi minuti in un inferno. Un’autobomba è esplosa falciando decine di persone. L’attacco ha ucciso complessivamente 126 civili, di cui 68 bambini. 

Così Abd Alkader Habak ha lasciato la sua macchina fotografica professionale e ha soccorso i feriti. Facendosi largo tra i corpi dilaniati dallo scoppio della bomba e tra i feriti, il giovane fotoreporter indipendente ha fatto del suo meglio per salvare più vite possibili.

A volte il dolore e la disperazione prendono il sopravvento anche su coloro che quelle sofferenze e quel dolore lo raccontano per dovere professionale. Nel primo scatto si vede Abd Alkader Habak correre verso un luogo sicuro – mentre alle sue spalle le carcasse dei bus continuano a bruciare – e fra le braccia stringe un bambino gravemente ferito. Nel secondo, invece, l’uomo viene immortalato in ginocchio mentre piange disperato. A poca distanza da lui, il corpo di un altro bambino dilaniato dalla bomba giace privo di vita. 

Le due immagini che testimoniano una tragedia senza fine arrivano a pochi giorni dall’attacco chimico nella provincia di Idlib. “Le parole non possono descrivere quello che è successo. Ero in piedi accanto a una macchina, mentre documentavo la distribuzione del cibo ai bambini. Ero a pochi metri da loro, quando improvvisamente è avvenuta la grande esplosione. La mia macchina fotografica è caduta a terra e io mi sono gettato a terra”, ha raccontato il videoreporter al network Channel 4 che ha pubblicato le sue immagini. 

Tra i veicoli avvolti dalle fiamme e i corpi senza vita di uomini, donne e bambini, Abd Alkader Habak si è rialzato accorrendo verso i feriti. Lì ha preso in braccio un bambino e ha corso a perdifiato alla ricerca di un’ambulanza. “Ho guardato il suo volto e vedevo che respirava. Così l’ho preso fra le mie braccia e ho cercato immediato soccorso. Non so cosa sia gli sia successo dopo, so solo che lo hanno portato d’urgenza in un ospedale della zona”, ha raccontato ancora il giovane siriano. 

Abd Alkader Habak ha condiviso le immagini sul suo account Twitter aggiungendo che: “Questo è ciò che è successo e che ho visto con i miei occhi. Ho fatto solo quello che tanti avrebbero fatto al mio posto, e non mi sento un eroe per questo”, ha concluso Abd Alkader Habak.  

L’attacco messo a segno sabato è uno dei più letali in sei anni di conflitto in Siria.

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