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Chi è Matteo Achilli, il giovane e discusso fondatore di Egomnia, la startup per trovare lavoro

Un libro, un film e tanta notorietà per il 24enne che ha fondato il social network per chi offre e cerca lavoro. Ma non tutti credono a questo successo. L'intervista:

Immagine di copertina

C’è chi si domanda se il successo di Matteo Achilli, 24anni, con la sua Egomnia sia frutto del caso, di un’abile mossa di marketing, di vera capacità e talento del suo fondatore, o semplicemente se sia il risultato di una coincidenza particolarmente fortuita.

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L’altra domanda che in molti si pongono è se il successo di questa startup – Egomnia appunto, che si pone come il social network italiano che fa incontrare domanda e offerta nel mondo del lavoro – sia effettivamente così come ce lo raccontano.

E l’ultima domanda, che è più una domanda retorica, pone il dilemma se sia possibile nel 2017 – e quindi dopo cinque anni dalla sua fondazione – parlare ancore di startup in riferimento al LinkedIn versione italiana.

Quando si parla di startup la temporaneità è un elemento decisivo: lo start up è una fase transitoria, la sua ambizione e il suo percorso per diventare una grande impresa sono circoscritti nel tempo. 

La Treccani la definisce “fase iniziale di avvio delle attività di una nuova impresa, di un’impresa appena costituita o di un’impresa che si è appena quotata in borsa”. Il termine, di derivazione anglosassone, significa “partire, mettersi in moto”. E quindi, in qualche modo, la risposta viene da sé.

Alle altre due domande ha risposto a TPI il diretto interessato, Matteo Achilli, che oggi all’attivo vanta un libro (The staurtup_ edito da Rizzoli), un film (The Startup) e una considerevole notorietà nazionale e internazionale.

Nel 2014 la Bbc lo ha incluso nel documentario The next billionaires; nel 2015 il sito Business Insider lo ha indicato come il terzo under 30 più potente al mondo.

Matteo è comparso presto su alcune tra le copertine dei giornali più famosi: The Millioner, Panorama Economy e Sette

Il giovane ragazzo italiano nel 2012 si è guadagnato il soprannome di “Mark Zuckerberg italiano”, per aver lanciato l’ambiziosa startup legata a un social network dedicato al mondo del lavoro. Achilli ha ispirato un film, The Startup, che da molti è già stato paragonato a The Social Network, film del 2010 di David Gincher che ripercorre proprio la storia della nascita di Facebook. 

Da Roma a Milano, dalla borgata del Corviale ai salotti milanesi: in breve tempo Matteo acquista popolarità e soldi. La sua faccia è sulle prime pagine dei giornali e la sua startup conta migliaia di iscritti.

“Io ho una fortuna enorme: il fatto è che Egomnia è inattaccabile, ma davvero inattaccabile. Le cose che sono state scritte e l’accanimento di una community piccolina di startapper manifestano attacchi sul nulla”, risponde Matteo quando gli si chiede di difendersi dalle accuse che circolano sulla sua attività .

Perché dici che Egomnia è inattaccabile?

È una realtà sana, nata senza ricevere un euro di finanziamento da nessuno. A finanziarla sono stati i clienti, chiaramente questo ha avuto delle conseguenze sulle scelte imprenditoriali che ho dovuto fare. Di base era l’idea di un liceale e adesso è un’azienda sana, che assume e aiuta a trovare lavoro. Non ha problemi economici, paga le tasse in italia, ha creato valore. 

Non devo difendermi da nessuno: auguro il meglio a tutti gli altri perché l’Italia ne ha bisogno.

In questi giorni è uscito il film The StartUp che racconta la tua storia. Chi ti ha contattato?

La casa di produzione ha letto la mia storia ed piaciuta l’idea di un ragazzo che è partito da una situazione normale, ossia dalla periferia di Roma, e si è rimboccato le maniche dopo che anche il padre aveva perso il lavoro. Senza darsi per vinto, da non avere nulla ad avere un’azienda con un grandissimo potenziale, rimanendo in Italia, assumendo e aiutando le persone a trovare lavoro.

Questa storia si portava dietro molti valori che sicuramente anche molte altre società d’Italia hanno, ma ho avuto la fortuna di essere stato scelto.

Come è nata questa piattaforma?

Ho iniziato il progetto nel 2011, all’ultimo anno di liceo. Al tempo la parola startup non circolava molto, tanto che nemmeno io sapevo di star creandone una.

La lampadina mi si accese durante la scelta delle università. Le classifiche influenzavano molto la decisione degli studenti e così pensai: “Perché non fare una classifica di studenti che allo stesso modo potesse influenzare le scelte delle aziende in fase di recruiting?”.

Oggi Egomnia è il portale che ha reso più famosa l’azienda con il software b2c, ha più di 850mila utenti iscritti e quasi 1.400 aziende aderenti. 

Come funziona?

L’idea iniziale era quella di fare un sito che facesse incontrare domanda e offerta di lavoro, dando un punteggio alle persone, indicizzandole, con una piattaforma meritocratica. Poi si sono aggiunti i servizi alle aziende. 

E il criterio per il punteggio?

L’ ho inventato io, ma mi sono fatto aiutare. È un sistema quantitativo, viene calcolato solo quello che può essere quantificato del candidato. Non è discrezionale, ma un criterio oggettivo e standardizzato.

Con il tempo l’idea ha acquisito sempre più valore, semplificando il processo di recruiting per le aziende. Oggi il problema non è reperire le candidature ma selezionarle. C’è anche un problema di costi e una perdita di effort.

La gestione di 30mila curriculum all’anno è complessa: occorre un sistema che li indicizzi, senza il bisogno di leggerli tutti. 

Ma questo meccanismo non esclude alcune caratteristiche del candidato come la leadership o le proprie attitudini?

Sì, le esclude. Egomnia dà solamente un punteggio quantitativo. La qualità del tuo lavoro, la tua leadership, la tua abilità sono tutte cose che Egomnia volutamente non calcola.

La finalità non è quella di dare subito la persona più adatta o perfetta per il lavoro, ma vuole semplificare il lavoro ai recruiter. Da quando siamo nati veniamo valutati: quello che fa Egomnia è dare un voto unico.

Quali sono gli altri servizi offerti?

Vi è la possibilità di comparare i sistemi accademici, inserirli come filtro. Quando un’azienda riceve tante candidature, il sistema Egomnia ti permette di fare una ricerca per la lingua selezionata per altri criteri indicizzati.

Poi c’è il business to business, ovvero i servizi offerti esclusivamente alle aziende in termini di tecnologia, che permette una vera scrematura e un considerevole risparmio in termini di tempo e di costi.

Abbiamo costituito una società in America e adesso abbiamo iniziato gli investimenti in marketing. Il primo è un consolidamento in Italia, che si ottiene sia con la visibilità che si sta avendo adesso grazie al film e al libro, sia con gli investimenti in pubblicità sui canali Mediaset. In Brasile e in Germania lo stiamo promuovendo, ma solo sui canali social.

Quando hai iniziato eri solo uno studente sconosciuto. Come hai fatto a far conoscere il tuo progetto, a promuoverlo?

All’inizio avevo poca cultura imprenditoriale, era davvero solo un progetto liceale. Per quanto ci credessi, era nato con un investimento di 10mila euro, un castello di carte, poi m sono trovato catapultato in un mondo nuovo subito dopo il lancio.

Come ci sei riuscito?

Mi sono ritrovato a lanciare il primo social network italiano che facesse incontrare domanda e offerta di lavoro in un momento in cui, nel 2012, c’era l’allora ministro per lo Sviluppo Economico Passera che si stava occupando del decreto sulle startup; la ministra Fornero che stava scrivendo la riforma del lavoro, e quindi la tematica stava circolando. La disoccupazione giovanile stava toccando picchi storici. 

Inoltre c’era Monti al governo, quindi qualsiasi cosa succedeva alla Bocconi, aveva un po’ più di risonanza. Ed ecco che il ragazzo di 20 anni, bocconiano che inventa il social network, viene accostato a Zuckerberg.

Sono andato prima dagli studenti, loro mi hanno promosso dal basso, e alla fine è arrivata la stampa. Dopo due mesi avevo 50mila utenti registrati.

Per avere così tanti utenti vuol dire che avevi già un buon bacino di aziende che offrivano lavoro…

In relatà no, le aziende sono arrivate tutte dopo. All’inizio ho inviato moltissime email con scritto “sono un ragazzo di 19 anni con questa idea, ma non ho ricevuto nessuna risposta. Il sito aveva zero utenti e zero aziende quando ho lanciato Egomnia. 

Sono arrivati prima gli utenti e poi le aziende?

Più o meno si. Quando ho lanciato il sito era domenica e si erano registrate 1.000 persone e 25 aziende. Dopo qualche ora il sito è andato in crash, abbiamo avuto tanti attacchi informatici ed era veramente una scena da film.

Come mai Egomnia è diventata così famosa?

Probabilmente Egomnia ha avuto una visibilità molto più alta rispetto alla realtà che rappresentava perché in realtà si porta dietro una bella storia e questi bei valori che creano empatia. 

Le persone più entusiaste sono under 20 e gli over 40. Ad altri questo portale crea invidia e antipatia e tentano di distruggerlo. Hanno cercato di tutto ma non hanno trovato niente. 

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