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Giustissimo il Pantheon a pagamento e sì ai direttori stranieri: parla il ministro Franceschini

Concorso Mibact, Digital Library ed entrate a pagamento nei siti culturali: TPI ne parla con il ministro dei beni, delle attività culturali e del turismo Franceschini

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Il 10 marzo 2017, nel corso della conferenza “Cultura e turismo per la crescita del Paese”, il ministro dei beni, delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini ha illustrato il bilancio dei suoi tre anni di guida del dicastero e i principali risultati conseguiti.

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Digital Library, riforma del Mibact, concorso per 500 nuovi assunti ed entrate a pagamento nei siti culturali sono alcuni dei punti essenziali che stanno rivoluzionando il mondo della cultura italiana e che accendono nel dibattito pubblico. 

Con l’artefice di tutto questo, il ministro Dario Franceschini, TPI ha potuto affrontare e comprendere meglio i cambiamenti messi in atto. 

Il 10 marzo ha annunciato la nascita della Digital Library italiana, la biblioteca nazionale digitale, che darà visibilità al patrimonio artistico italiano, rendendolo fruibile per tutti. Esistono già strumenti simili, come Cultura Italia e Internet Culturale. Come mai, invece di utilizzare questi, costati milioni di euro, si è deciso di creare un nuovo prodotto?

Non stiamo parlando di un nuovo prodotto. Esistono molte strutture in più rispetto a Cultura Italia e Internet Digitale che stanno lavorando sulla digitalizzazione. Abbiamo 101 archivi, 47 biblioteche, 40 sovrintendenze, tantissime strutture e istituti territoriali che hanno come obiettivo la digitalizzazione del patrimonio culturale, non solo quelle citate.

Ma la Digital Library non è un soggetto in più. Rappresenta semplicemente la volontà di attuare questo lavoro di digitalizzazione con un’unica regia, anche nell’ottica di possibili accordi con privati, per non farlo in ordine sparso ma con un unico criterio.

Internet Culturale aveva lo stesso intento, nasceva con lo stesso spirito ed è un portale attualmente ancora visitabile…

Ma la Digital Library non è un portale: è una struttura del Ministero e tiene insieme, sia da un punto di vista giuridico che da quello della digitalizzazione vera e propria, tutte le iniziative che attualmente sono in piedi. Quando oggi ci viene fatta un’offerta di collaborazione privata, a quel tavolo si va piuttosto deboli.

Mettendo insieme tutto il patrimonio italiano digitalizzabile, il valore è sconfinato. Fino a qualche anno fa si discuteva solo del valore culturale, ma oggi dobbiamo pensare anche al valore economico e quindi è giusto che non sia svenduto a pezzi. Qualsiasi accordo futuro avverrà tramite un lavoro di regia. 

Si può dire che in parte tutto quello che è già stato digitalizzato confluirà nella Digital Library?

Sì, tutto il materiale sarà raccordato nella Digital Library, che diverrà l’interlocutore unico per i rapporti esterni.

Che tempi sono previsti per la partenza?

Ho già disposto il finanziamento e affidato l’avvio della regia. È un lavoro che richiederà un po’ di tempo per la parte di impostazione. La digitalizzazione richiederà qualche decennio. 

Lei ha introdotto un nuovo concorso per le assunzioni nel ministero, che ha creato diverse polemiche. Critici d’arte, docenti universitari, nonché semplici studenti o candidati, hanno sottolineato la bizzarrie e gli errori nei prototipi delle domande del bando. Se la sente di difendere la qualità dei quesiti?

La questione è come si vogliono vedere le cose. Abbiamo affidato le procedure a una società pubblica che organizza concorsi, forse c’è stato qualche errore in una parte dei quiz, ma mi risulta che li abbiano corretti.

Detto questo, il dato di fondo è che stiamo mettendo a punto un concorso per assumere finalmente 500 persone e che abbiamo già firmato il provvedimento che estende le assunzioni ad altre 200. Io vorrei arrivare a mille. Finalmente entrano storici dell’arte, architetti, antropologi: tutta gente che non veniva assunta da anni. La notizia mi sembra questa, più che qualche quiz sbagliato e poi corretto.

Il punto è che, tocca ripeterlo, anche diversi docenti universitari sono rimasti sbalorditi di come troppe domande fossero inesatte o irrilevanti ai fini delle mansioni previste dal concorso…

Noi abbiamo seguito la procedura che vale per le regole della pubblica amministrazione. Ci siamo affidati al format e mi pare che alcuni quiz sbagliati siano stati tolti.

Il bando del concorso ha una ripartizione precisa riguardo il numero di posti assegnati per ogni attività. C’è stata una polemica riguardo il numero dei bibliotecari previsti – solo 25 su 500 – che lamenta un numero troppo esiguo rispetto alle esigenze reali. Cosa ne pensa?

Ho usato l’unico criterio possibile: ho preso i posti vacanti in pianta organica e li ho ripartiti in modo proporzionale sui 500. Se avessi predisposto 10 bibliotecari in più, dato che la coperta è sempre quella, avrei dovuto togliere 10 archeologi o altro.

Abbiamo seguito solo un criterio proporzionale, ossia l’unico criterio oggettivo non discutibile, altrimenti la gente avrebbe pensato che preferivo un settore rispetto a un altro. 

Sempre in questo ambito, va detto che molte biblioteche, come la Biblioteca Nazionale di Roma, sono in sofferenza per carenza di personale, anche in base al numero di persone uscenti. Come è possibile che le stiamo destinando alla chiusura?

Ho triplicato il capitolo di bilancio di biblioteche e archivi, dopo anni di tagli. È stato triplicato sia alle biblioteche centrali che a quelle periferiche.

Per quanto riguarda il personale stiamo provvedendo alle assunzioni dopo anni che non se ne facevano. La sofferenza che hanno le biblioteche ce l’hanno anche archivi, sovrintendenze e musei.

Stiamo rimediando finalmente con assunzioni che vanno a coprire posti in pianta organica, ottenendo una norma in deroga al divieto di turn over nella pubblica amministrazione.

Sempre nell’ambito della riforma del Mibact, si è discusso della nuova direzione dei musei affidata tramite concorso internazionale. Verso la fine di febbraio è partito il bando per l’incarico di direttore del parco archeologico del Colosseo. Nel caso in cui dovesse essere vincere un candidato estero, l’Italia accetterebbe un direttore straniero per un ruolo così rappresentativo?

In generale siamo in un mondo in cui devono contare i curriculum, e non i passaporti. Il cv è il modo più trasparente di operare, soprattutto in un settore come quello della cultura. Stiamo parlando di archeologi, materia in cui gli italiani hanno figure di eccellenza. Sono convinto competeranno.

Il direttore della National Gallery di Londra è italiano e quello del British Museum è un archeologo tedesco. Io dico: ci vada il più bravo.

Cosa pensa dei risultati ottenuti dai nuovi direttori che sono stati affidati alle strutture museali?

Sono molto soddisfatto: hanno lavorato bene. Indipendentemente dal fatto di essere francesi o inglesi, hanno trovato situazioni non facili. Stanno facendo veramente tanto.

A gennaio rese nota l’intenzione di rendere a pagamento l’accesso al Pantheon, un luogo di culto. La procedura è stata avviata?

È un discorso che sta andando avanti. Si sta cercando un accordo con la Chiesa, perché il Pantheon è una struttura religiosa quindi ricade nei rapporti tra Stato e Chiesa. Il via libera c’è, si sta procedendo nel dettaglio e nella firma dell’accordo.

Il costo del biglietto sarà molto basso. L’accesso libero ha grandi controindicazioni e con quei fondi si provvederà al contributo della vita degli altri musei. Una cosa assolutamente compatibile, come accade in molti altri posti d’Italia e del mondo.

Non crede che bisognerebbe applicare esenzioni valide almeno per i residenti?

E perché non al Colosseo o al Museo Nazionale Romano? Al Pantheon si celebrano messe, ma non nasce come chiesa. Come lei sa ci sono chiese in Italia dove si paga il biglietto anche per quattro funzioni religiose al giorno.

Accetto il dibattito: i monumenti e i musei devono essere tutti gratis o si deve pagare i biglietto? Ma non capisco perché questo discorso si debba fare solo per il Pantheon.

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