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Come spiegherò a mia figlia che io, suo padre, sto diventando una donna
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Come spiegherò a mia figlia che io, suo padre, sto diventando una donna

Laura, una trans romana, ha rischiato di perdere il lavoro da ascensorista a causa del cambiamento di genere, iniziato nel 2015. Ora sta scrivendo un libro sulla sua vita

19 Mar. 2018

Laura ha 43 anni, una compagna, una figlia di un anno e due mesi, un lavoro come ascensorista e sta per rinascere.

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Potremmo dire che la sua seconda gestazione è cominciata nel 2015, quando ha deciso che avrebbe smesso per sempre di vivere come gli altri, inclusa la sua famiglia, si aspettavano che vivesse. Ha deciso di essere se stessa: una donna, nonostante sia nata biologicamente uomo.

Da due anni, Laura Maselli vive da donna in tutti gli ambiti della sua vita, anche se sul lavoro può farlo meno. “Devo indossare la tuta da operaia, ma sogno un lavoro in cui potere usare la gonna”, ha detto Laura a TPI, che l’ha incontrata mentre sta scrivendo un libro sulla sua vita.

Quando hai capito di non essere un uomo?

Io mi sento Laura da quando avevo 5 anni e da allora ho sofferto di attacchi di ansia. La mia famiglia, mia madre soprattutto, ha fatto di tutto per reprimere la mia natura. Sono stata costretta a vivere come Luca, ma Laura è sempre stata dentro di me. Un continuo sali e scendi: una bella metafora, con il lavoro che faccio. Ho passato la maggior parte della mia vita a tentare una volta di uccidere Luca, poi di uccidere Laura.

Com’è stata la tua adolescenza?

Ho frequentato un istituto tecnico per elettricisti. Erano tutti maschi: un vero incubo. Sono stata vittima di bullismo e a casa mia madre continuava a impedirmi di essere me stessa. Mi diceva che non dovevo comportarmi come una donna, che era sbagliato. Io ero sbagliata, per lei. E ancora oggi continua a pensarla così. Da quando ho deciso di iniziare il percorso di transizione, la mia famiglia non vuole più avere niente a che fare con me. Solo con mio padre, ogni tanto, ho dei contatti.

Poi hai iniziato a lavorare…

Riparo ascensori da quando avevo 17 anni. È un po’ paradossale che faccia un lavoro tipicamente maschile dove sono circondata da uomini. Per tutta la vita mi sono sentita come una farfalla che guarda il mondo maschile dall’alto, senza farne parte. E nessuno si è mai accorto di me: Luca riusciva a nascondere Laura a tutti.

Quando hai deciso di iniziare il percorso di transizione?

Da ragazza non capivo niente. Non sapevo cosa volesse dire “identità di genere” o “disforia di genere”. Mi sentivo in quel modo e non capivo. Per un po’ ho pensato di essere bisessuale. Poi ne ho parlato con la mia psicologa che mi ha aiutata a capire la mia transessualità e a iniziare la mia nuova vita.

Hai una compagna e una figlia: come stanno vivendo la tua transizione?

Io e la mia compagna stiamo insieme da nove anni. Lei mi sta molto vicina e ha capito. Anche la sua famiglia, a differenza della mia, mi ha accolta come sono. Con mia suocera ho un ottimo rapporto: passiamo spesso del tempo insieme, andiamo a fare shopping. La bimba è ancora piccola: è nata quando io avevo già iniziato il mio percorso. Ancora non parla bene, ma mi chiama papà.

E come le spiegherai la tua storia, quando sarà grande?

Le dirò la verità: che ha un papà speciale, che si sentiva donna e ha deciso di vivere da donna. Poi sceglierà lei come chiamarmi: poco importa questo. Voglio solo che cresca senza pregiudizi e senza stereotipi. Sta a noi insegnarglielo.

La tua relazione con la madre di tua figlia continuerà anche dopo la transizione?

Sì, anche se a me piacciono gli uomini. Come a lei, del resto. Ma tra noi c’è un amore speciale, difficile da spiegare. Ovviamente non posso sapere cosa succederà. Potrei innamorarmi di un uomo, ma potrebbe accadere anche a lei. Del resto, non succede pure alle altre coppie eterosessuali? Quello di cui sono certa è che per niente al mondo rinuncerò a mia figlia. Quando anche per lo stato io e la madre saremo entrambe donne, credo che mi rivolgerò a Famiglie Arcobaleno per avere dei consigli da chi ha già affrontato tutto quello che riguarda i genitori dello stesso sesso.

Al lavoro, dunque, lo sanno. Come hanno reagito?

Certo, lo sanno. Anche perché comincia a vedersi, per via degli ormoni e dell’impianto di capelli che ho fatto. E poi io lo dico a tutti: non ho paura, non sto facendo male a nessuno. All’inizio non l’hanno presa bene. Mi hanno detto che quel lavoro non faceva più per me e che mi avrebbero licenziata. Ma io non mi sono arresa: ho cominciato a raccontare a tutti della mia transessualità.

Tra i colleghi in molti si sono dimostrati accoglienti. Certo, sto in una stanza con cinque uomini: non sempre è facile. Loro conoscevano il personaggio che avevo costruito, Luca, uno che aveva un sacco di donne e raccontava quelle storie che si raccontano tra uomini. Era uno scudo dietro cui nascondere Laura. Qualcuno fa ancora battutine: cose come “sei frocio” e via discorrendo. Gli ignoranti li trovi dappertutto, ma a me non interessa: rispondo a tono e vado avanti.

Vai avanti fino a che punto? Fino all’intervento all’apparato genitale?

Sì, quello voglio farlo assolutamente. Sarà davvero come nascere di nuovo. Quando ci penso, immagino la sala operatoria come una sala parto, in cui Laura verrà definitivamente alla luce. Il nome sui documenti però voglio cambiarlo prima: sono stanca di dovere spiegare a tutti chi sono ogni volta che devo mostrare la carta d’identità.

Stai scrivendo un libro sulla tua storia e presto andrai anche in Tv. Perché?

Perché Laura combatterà contro tutti. Contro tutti i pregiudizi e le discriminazioni. Faccio anche parte di un’associazione trans, Tgenus. Io metto un punto che insieme a quelli che mettono le altre persone trans alla fine farà chiudere il cerchio. Basta con questa storia che le trans sono tutte prostitute. Basta parlare di trans solo quando succede un delitto. Basta.

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