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Gipsy queens, le donne rom che per prime si emancipano con la cucina

Le Gipsy Queens hanno tra i 20 e i 50 anni, sono di diverse nazionalità e parlano lingue differenti. A unirle è la passione per la cucina e la voglia di essere autonome

Immagine di copertina

Le Gispy Queens sono un gruppo di donne rom che hanno fatto della propria esperienza personale la leva per inventarsi un lavoro e offrire un futuro migliore a se stesse e ai propri figli. La loro è una storia di emancipazione al femminile perché le 10 donne, rumene e bosniache, sono le prime ad uscire dal campo di Candoni, sito a Roma in zona Magliana, per lavorare come cuoche in un catering itinerante.

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Il progetto Gipsy Queens è nato dal Tavolo delle Donne Rom, un’iniziativa di Arci Solidarietà Onlus volto a supportare le donne residenti in alcuni campi della città ed aiutarle ad intraprendere percorsi di autonomia economica e sociale. Hanno dai 20 ai 50 anni e hanno nazionalità diversa, abitano in due zone separate del campo di Candoni, non parlano la stessa lingua, non sanno leggere né scrivere in italiano.

Raccontano che l’unica cosa con la quale hanno dimestichezza e in cui si sentono sicure è la cucina, oltre ad avere in comune la voglia di lasciarsi alle spalle la vita a Candoni, uscire dal campo, poter avere una casa vera, sogno di ognuna di loro. È così che è nata l’idea delle Gipsy Queens, un progetto di catering itinerante che le ha portate a cucinare durante feste, iniziative culturali, eventi di natura diversa in giro per Roma.

Le Gipsy Queens sono le prime donne Rom che, con il permesso dei mariti, escono dal campo per andare a lavorare. In una cultura che vede la donna esclusivamente come cultrice della famiglia e responsabile dell’educazione dei figli, costretta ad indossare la gonna lunga all’interno del campo, uscire per andare a lavorare non è solo un traguardo a livello di emancipazione e diritti, ma anche una piccola grande rivoluzione.

Maria Miclescu, portavoce delle Gipsy Queens ha raccontato a TPI la nascita e l’evoluzione del progetto.

“L’idea delle Gipsy Queens è nata per cercare di diventare autonome come donne, come madri, per i nostri figli e per i nostri mariti. Vogliamo uscire fuori dal campo e lavorare davvero per poter mantenere le nostre famiglie. Al campo chi non ci conosce non accetta l’idea che una donna vada a lavorare. Poi, una volta che spieghiamo il progetto, come è nato, molti cambiano atteggiamento, ma c’è sempre l’idea che le donne non devono lavorare, che sono delle madri, delle mogli che devono stare in casa a crescere i bambini. 

Per noi come donne, un esempio siamo noi ed il nostro progetto Gipsy Queens: se scegli di fare una cosa e la fai bene, poi vedi il riconoscimento da parte degli altri, sei ancora più fiera di te. Io direi alle donne Rom, ma non solo, a tutte le donne direi: ‘Guarda, se siete donne fate questo passo, andate avanti, create la vostra strada, basatevi su voi stesse e sull’appoggio di altre donne e ce la farete’.

Partite da sarmale, cevapcici e pita, piatti tipici della cucina Romanì, oggi le Gipsy Queens sono alla ricerca di una location da poter adibire a ristorante, per portare il proprio progetto ad un livello imprenditoriale successivo: non solo catering su richiesta, ma un vero e proprio locale, dove poter ospitare e servire tutti coloro che vorranno assaggiare i piatti della cucina gitana e condividere con loro il sapore dell’emancipazione.

(Le donne del progetto Gipsy Queens in cucina. Credit: Graziano Panifli | Ulixes Picture)

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