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Cacciati con manganelli: parlano gli studenti sgomberati dall’Università di Bologna

Luca, uno studente di lettere, racconta a TPI la sua versione sui fatti accaduti presso l'Ateneo bolognese il 9 febbraio

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Giovedì 9 febbraio 2017 si sono verificati disordini e scontri tra le forze dell’ordine e gli studenti dell’università di lettere di Bologna. Gli universitari si sono mobilitati contro i tornelli installati dall’ateneo per limitare e controllare l’accesso alle strutture. Ma cosa è accaduto realmente?

In decine di assemblee organizzate nei giorni precedenti gli studenti e le studentesse che vivono quotidianamente la biblioteca di via Zamboni 36 avevano ribadito l’ostilità all’installazione di barriere che impedivano discrezionalmente l’accesso. Mossi da questa motivazione, l’8 febbraio, i frequentatori della biblioteca hanno deciso di reagire smontando fisicamente i tornelli. 

Il 9 febbraio gli studenti si sono ritrovati la biblioteca chiusa, decidendo di occuparla per discutere di quanto stesse accadendo. Dopo qualche ora la polizia è intervenuta in assetto antisommossa per far sgomberare gli occupanti. Successivamente, gli agenti hanno caricato un gruppo che si stava nuovamente dirigendo verso la biblioteca, fermando due persone.

Luca è uno studente di lettere dell’Università di Bologna che ha assistito agli scontri verificatisi all’interno dell’istituto. Ha voluto raccontare a TPI la versione dei fatti secondo il Collettivo universitario autonomo Bologna.

“Dopo le vacanze di Natale la biblioteca ha aperto con notevole ritardo presentando una novità”, racconta Luca. “Per accedervi era necessario utilizzare il badge, altrimenti non sarebbe stato possibile entrare. Tale decisione è stata motivata dagli organi universitari come una norma per salvaguardare la sicurezza del luogo”.

“Ci siamo opposti fin da subito e abbiamo provato a interagire con rettore e prorettrice per affermare quanto questo provvedimento fosse contrario alla natura di un luogo che nasce per essere fruibile da tutti”, continua Luca. “In sole 48 ore abbiamo raccolto 548 firme consegnandole all’università. Lunedì 6 febbraio la prorettrice Trombini ci ha convocato a un tavolo di discussione chiarendo che le barriere erano state montate non per motivi di sicurezza ma per monitorare gli accessi alla biblioteca che registrava poco afflusso. Motivazione per noi non valida per un gesto che di fatto vietava l’accesso ad un luogo pubblico”. 

“Abbiamo deciso di smontare in modo certosino e professionale i tornelli, senza procurare danni alla biblioteca, luogo cui noi teniamo particolarmente”, spiega lo studente. “All’indomani di questo gesto, io e tutti gli altri studenti dell’università, abbiamo trovato la biblioteca chiusa. Più di duecento studenti si sono riuniti nel cortile della facoltà giungendo alla decisione di introdursi nella biblioteca e riaprirla. Abbiamo provato a metterci in contatto con il rettore e la prorettrice, ma entrambi hanno fatto sapere di essere fuori città”.

“All’improvviso, e questo è stato il momento più assurdo, cinque reparti della celere e diversi poliziotti della Digos, tutti in assetto antisommossa, hanno fatto irruzione nella biblioteca dove studenti come me e altri ragazzi stavano discutendo, studiando o sorseggiando semplicemente un caffé. Armati di manganelli, i poliziotti hanno cominciato a mettere a soqquadro la sala devastando ogni cosa e seminando il panico tra i giovani che sono stati obbligati ad uscire”.

Secondo la versione di Luca, alcuni studenti hanno riportato ferite al volto e alle braccia. Alcune studentesse hanno dovuto farsi medicare per contusioni. 

“La situazione è stata di una violenza inaudita e immotivata: siamo stati cacciati con manganelli e spintoni. Non siamo stati avvisati e non c’era stato chiesto precedentemente di lasciare l’aula”, conclude Luca. “Il rettore la prorettrice si sono assunti la responsabilità di aver chiamato la polizia, dicendo che non era possibile fare altrimenti, ma alle nostre richieste di ascolto quando abbiamo occupato la biblioteca non si è presentato nessuno. Chiediamo le dimissioni di entrambi e un’assunzione di responsabilità anche da parte del sindaco”. 

Anche l’onorevole Giovanni Paglia, deputato emiliano-romagnolo di Sinistra italiana, ha voluto esprimere la propria disapprovazione rispetto agli eventi che si sono verificati all’interno dell’università. “L’intervento delle forze dell’ordine in una struttura pubblica e frequentata da studenti è totalmente inaccettabile”, ha detto Paglia. “Si è alimentato un clima di odio e di ostilità in tutta la città. Credo che il MIUR e il Ministero dell’Interno debbano dare delle spiegazioni”.

Il video degli scontri fornito dal collettivo universitario autonomo Bologna:

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