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“Non si costruisce il consenso sulla pelle delle persone”: parla il sindaco di Napoli, De Magistris

In una lunga intervista a TPI, il primo cittadino partenopeo parla della gestione migranti, delle criticità e dei successi della città-rifugio durante il suo mandato

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Nella sola provincia di Napoli esistono 61 strutture per l’accoglienza straordinaria che ospitano in tutto 2.580 migranti, secondo i dati del ministero dell’Interno diffusi nel 2016.

Nel comune di Napoli sono attivi 120 SPRAR (progetti del sistema di protezione per richiedenti asilo e status di rifugiato) e vengono ospitati 180 minori stranieri non accompagnati. 

Un tema, quello dell’accoglienza ai migranti, che divide ancora il mondo politico e l’opinione pubblica e per il quale la città di Napoli ha fatto parlare di sé grazie ad alcune importanti manifestazioni di solidarietà.

L’ultima, in ordine di tempo, è quella che ha visto coinvolti molti cittadini che hanno voluto manifestare la propria vicinanza ai 465 migranti sbarcati al porto di Napoli a ottobre 2016 con donazioni e uno striscione recante la scritta “Welcome refugees”.

Ma come sta gestendo davvero l’accoglienza ai migranti una città caratterizzata anche da tante problematiche e contraddizioni? Per capirlo TPI ha incontrato Luigi De Magistris, ex magistrato e primo cittadino di Napoli al suo secondo mandato.

Sindaco, lo scorso ottobre Napoli ha mostrato di essere una città particolarmente accogliente nei confronti dei migranti (fu inaugurata una gara di solidarietà per accogliere i 465 migranti sbarcanti al porto di Napoli). Ma da dove nasce questo spirito di accoglienza?

Nasce nella storia della nostra città, Napoli è storicamente solidale ed è antropologicamente una sintesi tra vari popoli. A questo si unisce anche una visione politica che vuole Napoli come città-rifugio e che prende le distanze da pagine di indifferenza e intolleranza viste altrove in Italia. Napoli intende scrivere un pagina diversa che non è certo priva di difficoltà, perché Napoli è comunque una città complessa, ricca di povertà, ma è soprattutto una comunità che cerca di far posto a tutti. Abbiamo sempre lavorato per trovare un posto a tutti e finora ci siamo riusciti. Oggi in campo ci sono diverse azioni per implementare la capacità di accoglienza, il diritto al tetto. Purtroppo il diritto alla dimora è qualcosa che vede ancora una differenza importante tra domanda e risposta. Non abbiamo mai registrato una resistenza nella popolazione in questo senso. Anzi, proprio l’ultimo episodio di ottobre, in occasione del grande sbarco dalla Libia, ha fatto registrare una grande gara di solidarietà nel portare cibo e vestiario. Una città che di fronte alla tragedia del mediterraneo si sta proponendo come ponte di pace.

C’è chi sostiene che un’immagine di una città affollata di migranti possa comprometterla in termini di flussi turistici, ma sembra che Napoli abbia dimostrato il contrario…

Napoli si sta candidando a divenire la New York del Mediterraneo, una città cosmopolita, internazionale ma senza perdere le caratteristiche peculiari e identitarie che la contraddistinguono, diverse capitali hanno perso tipicità nel tempo. Oggi Napoli sta vivendo la sua più importante stagione turistico-culturale dal dopoguerra, negli ultimi tre anni stiamo registrando consistenti flussi turistici che si accompagnano ad una fase storica in cui la città ha aperto le sue porte ai migranti. Non sono un peso, al contrario, possono rappresentare anche una ricchezza economica: contribuiscono alla vita della comunità. Certo, come ogni essere umano, esiste il lodevole e il disonesto: in occasione delle indagini per la sparatoria al mercato della Duchesca di qualche settimana fa, quattro senegalesi ambulanti hanno contribuito all’accertamento della verità, facendo individuare alcuni napoletani appartenenti all’organizzazione camorristica responsabile dell’attentato.

Cosa pensa del sistema di accoglienza italiano?

Sugli SPRAR stiamo lavorando bene e siamo favorevoli ad un’ampliamento. Dobbiamo stare molto attenti ai centri di accoglienza attivi per le espulsioni. Questa sorta di detenzione temporanea di tipo amministrativo non mi convince, come non mi convince molto questa distinzione amministrativa e giuridica tra i migranti. É chiaro che l’Europa ha fallito fino ad oggi su come affrontare questo fenomeno, scaricando molte responsabilità sull’Italia e sul sud Italia e creando le condizioni per delle discriminazioni. Noi abbiamo messo in campo delle azioni importanti sull’utilizzo del patrimonio immobiliare, di housing sociale e albergaggio sociale per garantire un tetto a chi si trova in condizione di difficoltà; italiano, rom o immigrato. Napoli, probabilmente, è quella che maggiormente ha dato e di fronte alle ambiguità dell’Europa aiuterebbe molto se tutti i comuni avessero un atteggiamento positivo, con una più equa distribuzione del carico. 

C’è però da dire che nella provincia di Napoli il 70 per cento dei migranti viene ospitato in strutture straordinarie che in alcuni casi hanno dimostrato dei limiti sulla gestione e sui controlli, e su come vivono queste persone, anche con episodi di mala gestione. Questo tipo di organizzazione può avere un futuro?

Abbiamo cercato di lavorare per avere il massimo della trasparenza, non sfugge che nel settore delle politiche sociali ci sono state delle situazione ambigue, opache, a volte illecite, c’è molto danaro che circola collegato all’assistenza. Nelle strutture che gestiamo come comune di Napoli non abbiamo avuto problemi di questo tipo, ma teniamo sempre gli occhi aperti.

“Altro che migranti, governo aiuti subito italiani”, così recita uno degli ultimi tweet di Matteo Salvini. Cosa risponde ad affermazioni di questo tipo?

Sono indegni. Parliamo di politici che pensano di costruire un consenso sulla pelle delle persone. Il mar Mediterraneo rappresenta il simbolo di una tragedia enorme che io considero un crimine contro l’umanità, e credo che tra qualche anno diversi governanti potrebbero essere chiamati a rispondere davanti ad un tribunale internazionale del crimine, perché non tutto quello che accade è frutto del caso o dell’incapacità, quello che sta avvenendo nel mar mediterraneo è un crimine. Di fronte a tutto questo e di fronte a tragedie come quella del terremoto, fare paragoni di questo tipo è indegno oltre che pericoloso. Sono falsità che alimentano una serie di fobie, di ansie e preoccupazioni e che ci fanno capire che abbiamo di fronte tre scenari.

Quali?

O si prosegue con l’Europa portata avanti dalla Merkel, da Hollande e dallo stesso Renzi e che ha fallito sui diritti, sulla giustizia sociale, sulla politica estera o si da spazio a quella di Salvini e della politica delle mura in Slovenia, in Austria: l’Europa dell’isteria del nazionalismo, dell’eversione e dell’intolleranza. La terza strada è l’Europa sulla quale puntiamo: da Napoli cerchiamo di dare un messaggio per costruire un’Europa dei diritti dei popoli, dell’uguaglianza e della giustizia. Quella che non si gira dall’altra parte di fronte ai fenomeni di cui siamo anche responsabili come occidentali.

In che modo?

Non ci dimentichiamo che ospitiamo migranti che vengono anche dalla Libia, paese che è stato bombardato qualche anno fa dai caccia, e tra quei cacciabombardieri che si alzarono c’erano anche i nostri. Bisogna fare un’analisi più critica dei fenomeni, capire da dove vengono i flussi, l’odio, e magari scopriremmo cose che mai nessuno vuole approfondire più di tanto, ossia che sono state guerre ingiuste, attraverso le quali non abbiamo contribuito alla stabilità o alla democrazia di quei paesi. Deve esserci una necessaria assunzione di responsabilità.

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Restando in tema di responsabilità, secondo gli ultimi dati, solo nei primi sei mesi del 2016 in Italia sono scomparsi 5.200 minori non accompagnati: questo dà la misura del limite del sistema di prima accoglienza, che probabilmente ha fallito…

Il dato c’è ed è allarmante, sappiamo che dietro tutto questo ci sono reati gravi, riduzione in schiavitù, come il traffico di essere umani, lo sfruttamento della prostituzione. É un tema che mi tocca personalmente, anche come magistrato essendomi occupato come pubblico ministero di organizzazioni transnazionali che effettuavano reati come il sequestro a scopo di estorsione e riduzione in schiavitù. Un tema che va denunciato con maggiore forza.

Sono allontanamenti quasi sempre volontari che però vengono intercettati da sistemi criminosi come il traffico di organi, la prostituzione e gli affidamenti illegali. In questo c’è una doverosa assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni. Il comune di Napoli ospita 180 minori stranieri non accompagnati, voi come state gestendo questi numeri?

Questo tema è particolarmente importante, devo dire che a Napoli non abbiamo registrato particolari problemi. Anzi va detto che per la prima volta nella storia di questa città, durante la nostra amministrazione si è effettuato il censimento di tutta la popolazione minorile stanziale comprese le comunità di migranti, rom e qualunque altro abitante. Nonostante il momento di crisi economica che ha visto tagli alle politiche sociali, abbiamo implementato anche il sistema di verifica e accompagnamento dei minori a scuola, evitando una dispersione scolastica che era allarmante.

Come progetti di integrazione ed empowerment cosa c’è in campo?

Esistono diverse iniziative: a noi interessa l’inserimento sociale dei migranti, quindi non solo l’accoglienza, stiamo cercando di lavorare per farli integrare nel tessuto economico della città con lavori socialmente utili, favorendo la permanenza in città per chi svolge attività economiche nel nostro territorio. Stiamo lavorando sull’ambulantato, su attività che possono essere regolarizzate creando mercati multietnici, anche per andare contro l’accattonaggio, le attività di manovalanza per traffici di droga. Abbiamo messo in campo un tessuto di relazioni molto stretto con i rappresentanti delle comunità straniere, come quella dello Sri Lanka, nord Africa, Ucraina, Senegal. Dare subito accoglienza e assistenza ai minori, implementare una rete di solidarietà vera e che consenta un progressivo inserimento sociale delle persone sono le nostre priorità. 

I napoletani non temono i migranti?

No, in questi anni ho assistito un crescendo dei valori della solidarietà e dell’accoglienza, vedo più partecipazione adesso che quattro anni fa, segno che Napoli è una città che si sta sviluppando in modo diverso e che sta crescendo, una città che sta raggiungendo risultati importanti sul turismo sulla cultura, sul commercio, e che considera quindi anche la politica di solidarietà e di accoglienza un fattore che va sviluppato di pari passo con il resto delle azioni che stiamo intraprendendo. Sono anche fermamente convinto che le politiche di accoglienza siano anche – nel loro piccolo – il miglior antidoto al terrorismo. 

L’accoglienza, però, non è solo verso i migranti. Una comunità verso cui l’attenzione in questo periodo sembra calata è quella dei rom. Napoli ne ospita diverse e sono molto popolose. Una comunità piuttosto numerosa è stanziata a sant’Erasmo, all’ingresso della città. É vero che si sta portando avanti lo sgombero di questo campo?

La città di Napoli e noi come Comune non abbiamo mai svolto attività di sgombero tradizionalmente intese. Questo è un tema molto delicato in città: da una parte bisogna garantire accoglienza alle etnie di qualsiasi tipo, dall’altro non è più possibile consentire che queste persone vivano in condizioni agghiaccianti per la loro salute, vivendo tra i topi e sporcizia. Parallelamente c’è il lavoro che autonomamente l’unità giudiziaria sta portando avanti. Il Comune ha attivato un processo per evitare sgomberi non decisi da noi: in questi mesi abbiamo lavorato per riuscire a trasferire quel campo rom e gli altri campi in luoghi attrezzati per garantire diritti, dignità e non consentire più violazioni. Vogliamo evitare di ritrovarci terminali di decisioni che vengono prese da magistrature ed eseguite da forze dell’ordine per poi dover gestire le persone che vogliono restare sul nostro territorio. Alcuni fatti andranno comunque verificati dall’autorità giudiziaria. Il campo di sant’Erasmo è un’immagine che colpisce la dignità umana. La soluzione non è la ruspa ma garantire a queste persone una situazione più adeguata.

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