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Cosa cambierà con il nuovo Piano nazionale vaccini

La Conferenza delle regioni ha dato il suo via libera. Oltre ad aver introdotto nuovi vaccini gratuiti, nel piano si parla anche di sanzioni per i medici antivaccinisti

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Sanzioni per i medici antivaccinisti, l’indicazione per una legge nazionale che vincoli l’accesso alla scuola all’aver effettuato le vaccinazioni, l’introduzione di nuovi vaccini gratuiti: il nuovo Piano nazionale vaccini 2017-2019 che in molti aspettavano, e su cui pendeva l’incognita della copertura finanziaria, è finalmente arrivato. La Conferenza delle regioni ne ha dato il via libera. 

Il piano riprende molti degli obiettivi del Piano d’azione Europeo per le vaccinazioni 2015-2020 e prevede innanzitutto l’inserimento di nuove vaccinazioni gratuite: nel primo anno di vita, cioè a tre messi, si avrà diritto ad accedere gratuitamente all’anti meningococco B e al rotavirus, che si aggiungono alle prime dosi di polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, emifilo B.

Nel secondo anno, cioè a 13-15 mesi, si farà la prima dose di varicella. Già erano previste quelle di morbillo parotite e rosolia e il meningococco C. A 12, si farà l’anti Hpv (papillomavirus) ai maschi, il tetravalente del meningococco (cioè A, C, Y e W), e il richiamo dell’anti polio. L’Hpv era passato solo per le femmine. A 65 anni l’anti pneumococco e l’anti zoster.

Il nuovo calendario vaccinale (l’articolo continua dopo l’immagine): 


Con il nuovo piano, per le nuove vaccinazioni vi sarà una copertura finanziaria pari a 100 milioni di euro nel 2017, a 127 milioni di euro nel 2018 e a 186 milioni di euro a decorrere dal 2019. Secondo il piano sarà inoltre possibile un accordo con i produttori per permettere di diminuire il costo unitario del vaccino in proporzione al raggiungimento di tassi di copertura via via più elevati. 

Secondo il piano inoltre, le nuove vaccinazioni introdotte rappresenteranno un risparmio annuo di 200 milioni di euro. In allegato al testo vi è infatti una tabella che sintetizza e mette a confronto, per ciascuna vaccinazione, il costo della malattia in assenza di vaccinazione e la riduzione annua dei costi diretti stimati per la malattia grazie all’introduzione della vaccinazione.

Il piano ha l’obiettivo generale di armonizzazione le strategie vaccinali in tutto il paese per garantire alla popolazione, indipendentemente da luogo di residenza, reddito e livello socioculturale, i benefici della vaccinazione. 

“È una buonissima notizia per la tutela della salute. È qualcosa di politicamente illuminato e dà molta forza alla prevenzione. Apprezziamo molto anche perché si è tenuto conto delle indicazioni delle società scientifiche”, spiega a TPI Alberto Villani, pediatra e responsabile Uoc di Pediatria Generale e Malattie Infettive del Bambin Gesù.

“Un presidente di regione deve fare delle politiche serie vaccinali e fare in modo che la popolazione si vaccini, con delle campagne di informazioni, facendo in modo che i centri vaccinali abbiano adeguato personale, fare in modo che esistano delle anagrafi vaccinali informatizzate, questo deve fare, non fare gli annunci per i certificati per andare a scuola. 

Nel piano si parla quindi di una eventuale legge nazionale che introduca, come hanno già fatto alcune amministrazioni locali come l’Emilia Romagna o la città di Trieste, l’obbligo di certificazione dell’avvenuta vaccinazione previste dal calendario per poter accedere alla scuola.

Nel 2015 per polio, tetano, difterite, epatite B, pertosse, emofilo b si è arrivati al 93,4 per cento di copertura, ben sotto la soglia di allarme del 95 per cento, considerata il minimo necessario per avere un efficace effetto gregge, ovvero per proteggere non solo i vaccinati, ma anche chi, per vari motivi non può accedere alla vaccinazione, ma può comunque godere di un’immunità collettiva. 

Vi è l’ambizione di promuovere una cultura della vaccinazione, per contrastare quella disaffezione allarmante che negli ultimi tempi sta prendendo sempre più piede e che deve fare i conti con medici anti-vaccinisti e genitori impauriti dal bombardamento di informazioni false sui rischi derivanti dalla vaccinazione.

I vaccini sono infatti vittime del loro successo. “L’introduzione delle vaccinazioni ha consentito nel tempo di ridurre la diffusione di alcune malattie gravi e mortali o addirittura di eliminarle, sebbene, paradossalmente, sia proprio il successo delle vaccinazioni a creare problemi nella loro accettazione, poiché la diminuzione di frequenza di queste malattie prevenibili ha portato a una diminuzione della percezione della loro gravità”, si legge sul Piano nazionale. 

Uno stato che nella sua Carta costituzionale ha sancito il suo dovere di garantire la tutela della salute di tutti i cittadini (art.32), ha anche il dovere di proteggere anche i suoi soggetti sani, attraverso i programmi di prevenzione, primi fra tutti quelli di vaccinazione. 

Un altro punto, di cui si era già ampiamente discusso nei mesi scorsi, è quello della sanzione dei medici che sconsigliano i vaccini. “Saranno concertati percorsi di audit e revisioni tra pari, con la collaborazione degli ordini professionali e delle associazioni professionali e sindacali che possano portare anche all’adozione di sanzioni disciplinari o contrattuali qualora ne venga ravvisata l’opportunità”, si legge nel Piano. 

La creazione di un’anagrafe nazionale, accessibile sia ai medici curanti che alle persone registrate, è un’altra delle buone pratiche che si vogliono introdurre. 

Tra gli obiettivi del piano vi sono poi il mantenimento dello stato polio-free, dal momento che l’Italia, come altri paesi, ha completamente debellato la malattia e raggiungere lo stato morbillo-free e rosolia-free.