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Eutanasia, ovvero poter decidere della propria morte, ma ancor prima della propria vita

A 10 anni dalla morte di Welby, la moglie Mina, Marco Cappato (tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni) e Massimo Gandolfini (promotore del Family Day) ne parlano a TPI

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Il 20 dicembre 2016 si celebrerà il decimo anniversario della morte di Piergiorgio Welby, con una commemorazione alla Camera dei deputati.

Welby, malato di distrofia muscolare, nel 2006 trasmise all’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la richiesta di eutanasia. Dopo mesi di coinvolgimento del mondo scientifico e giuridico, grazie all’Associazione Luca Coscioni – della quale Welby era co-presidente e che si batte per la libertà di ricerca scientifica oltre a essere promotrce delle libertà civili per ogni momento della vita – ottenne legamente ciò che inizialmente gli era stato negato: l’aiuto dell’anestesista, il dottor Mario Riccio, per distaccare il respiratore che lo teneva in vita, diventando il primo caso in Italia di aiuto medico a morire nel rispetto della Costituzione. 

Che cos’è l’eutanasia

L’eutanasia consiste nel porre fine alla vita di un paziente, consenziente, che ne ha fatto richiesta, per il quale non si attestano possibilità di guarigione o di condurre una vita in modo dignitoso, secondo il loro personale intendimento.

L’eutanasia passiva prevede la sospensione di un trattamento necessario per mantenere in vita un paziente, l’eutanasia attiva, invece, consiste in una somministrazione letale. 

Il testamento biologico è la dichiarazione anticipata di volontà sui trattamenti sanitari ed è un documento in cui indicare a quali terapie ricorrere e soprattutto quali trattamenti rifiutare, in caso di grave incidente o malattia terminale, quando si è incapaci di comunicare espressamente il proprio volere.

Il suicidio assistito è l’atto vero e proprio che pone fine alla vita. E’ il paziente a compierlo con l’aiuto e il supporto di altre persone.

Il quadro normativo in Europa

L’eutanasia è permessa per uno stato di “costante ed insopportabile sofferenza fisica e psichica del paziente”, in Belgio, Lussemburgo, Olanda, e in Oregon, negli Stati Uniti.

In Portogallo per casi di estrema gravità si possono autorizzare atti per l’interruzione dei trattamenti terapeutici. In Svezia l’eutanasia attiva è vietata, ma è tollerato il suicidio assistito, così come in Germania. In Finlandia e in Norvegia l’eutanasia passiva è legale, a condizione che l’interessato presenti un’apposita istanza.

In Svizzera, è tollerato il suicidio assistito. In Francia la legge relativa ai diritti dei malati terminali riconosce loro la possibilità di richiedere una “degna morte”: sono praticabili le cure palliative e l’eutanasia passiva. Resta vietata la possibilità di praticare l’eutanasia attiva.

Nel Regno Unito, l’eutanasia è assimilata all’omicidio. In Ungheria, è ammessa la sola eutanasia passiva su richiesta dell’interessato.  

Negli Stati Uniti, la Corte suprema ritiene legittima l’eutanasia passiva e il governo federale ha autorizzato i singoli stati a regolamentare tale materia. In Canada, l’eutanasia è vietata ma, in alcune province, è tollerata la forma passiva.

In Colombia, l’eutanasia non è disciplinata dalla legge, ma di fatto è legittimo praticarla sulla base di alcune pronunce grazie della Corte Costituzionale. In Cina, dal 1998, gli ospedali sono autorizzati dalla legge a praticare l’eutanasia ai malati terminali.

Il quadro normativo in Italia

Nell’ordinamento italiano l’eutanasia e il suicidio assistito sono atti entrambi punibili dagli articoli 575, 579, 580 e 593 del codice penale. L’unica discussione parlamentare è quella sul testo di legge sul testamento biologico, denominato Dichiarazioni anticipate di trattamento. Il testo è attualmente al vaglio della commissione Affari sociali della Camera, per cura della relatrice del Partito Democratico Donata Lenzi, ed è emendabile fino al 12 gennaio 2017. 

L’Associazione Luca Coscioni ha depositato una legge di iniziativa popolare, in discussione nelle commissioni congiunte Giustizia e Affari sociali sulla legalizzazione dell’eutanasia. 

Il 3 novembre 2016 Walter Piludu, ex presidente della provincia di Cagliari ed ex dirigente del Pci, è stato liberato dai macchinari che gli fornivano aria, acqua e cibo, grazie al provvedimento di Maria Isabella Delitala, giudice tutelare del tribunale di Cagliari, che ha autorizzato l’Asl procedere, sollevando i medici da possibili provvedimenti penali. 

Il 14 dicembre 2016 la Consulta ha bocciato, per incostituzionalità, la legge Eluana del Friuli Venezia Giulia, che aveva istituito il registro regionale per le “libere dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario” e introdotto disposizioni “per favorire la raccolta delle volontà di donazione degli organi e dei tessuti”. La legge era nata su progetto di Beppino Englaro, padre di Eluana, morta nel 2009 dopo 17 anni di coma, che ha portato avanti una lunga battaglia sul diritto all’autodeterminazione delle cure. 

TPI ha raccolto le testimonianze di Mina Welby, moglie di Piergiorgio, che gli è stata accanto durante tutta la malattia fino agli ultimi istanti di vita raccogliendone le volontà, e sostenitrice delle campagna per l’eutanasia e il testamento biologico; Marco Cappato, promotore della campagna Eutanasia legale e tesoriere dell’associazione Luca Coscioni e appartenente ai Radicali italiani; Massimo Gandolfini, direttore del dipartimento di neuroscienze e primario di neurochirurgia alla fondazione Poliambulanza di Brescia, promotore del Family day e membro del gruppo di neurobioetica, pontificio ateneo Regina Apostolorum di Roma.

Mina Welby • Moglie di Piergiorgio Welby

“Sono certa che la sentenza Piludu smuoverà il dibattito sull’eutanasia e sul testamento biologico poiché entra nel merito della bioetica, del diritto di tutti noi ad avere una vita in benessere fino alla sua fine”, ha spiegato Mina, che rinnova il ricordo di Piergiorgio. “Lui per me è vivo e continuo a fare tutto quello che lui avrebbe voluto facessi per perorare questa causa. Piergiorgio non era estremista sull’eutanasia, sapeva quanto fosse difficile e scivolosa la materia”.

Per dieci anni Piergiorgio ha convissuto con la distrofia muscolare e fin quando è riuscito a condurre una vita dignitosa non ha chiesto di morire. 

“Prima di morire mi disse ‘Dopo capirai, stai tranquilla’, e in effetti in questi dieci anni ho capito le ragioni della sua scelta, non mi sono pentita di averlo aiutato”, continua Mina. “Ogni tanto ripenso anche a particolari strazianti, come la canzone di Bob Dylan che suonava in sottofondo mentre gli staccavano le macchine, o al ticchettio che produceva con lo strumento con il quale scriveva, un suono che mi manca molto”.

“Certo, se lui avesse interrotto prima i trattamenti tutta la sua battaglia non ci sarebbe mai stata”, conclude la moglie di Welby. “La chiamo una felix culpa dei medici, che non hanno voluto operare al Santo spirito, un ospedale di Roma. Ma non è comunque quello che auguro ad altri malati, perché non tutti sono come Piergiorgio”.

Marco Cappato • Tesoriere dell’associazione Luca Coscioni

“La regione Friuli aveva provato a fare una legge regionale sul testamento biologico che entrava nel merito delle possibilità di scelta di una persona, ma il tema resta di competenza nazionale”, spiega Marco Cappato, esponente dei Radicali italiani e tesoriere dell’associazione Luca Coscioni. “Il fatto che oggi le volontà di una persona possano essere considerate in sede giuridica è già accertato dal caso Englaro, La sentenza rafforza l’urgenza di una legge nazionale che disciplini le modalità attraverso le quali poter rendere cogenti le dichiarazioni del paziente. Non è vero che in assenza di una legge non valgono nulla, ma una buona legge può servire per rendere cogenti le direttive anticipatamente”. 

Sul testo di legge sul testamento biologico, denominato Dichiarazioni anticipate di trattamento ha spiegato quanto sia “importante che la volontà della persona non sia rispettata solo quando questa è in grado di intendere e di volere, ma anche quando non è più grado di manifestare il proprio volere. La qual cosa può realizzarsi solo con il testamento biologico”

Il testo deve contenere una vincolatività per la struttura sanitaria, non una mera indicazione. “L’importante è che si ottenga questo diritto chiunque tu sia, Walter Piludu, Piergiorgio Welby o qualunque altro cittadino”, conclude Cappato. “È un questione che non deve dipendere dalla mobilitazione dei radicali”. 

Massimo Gandolfini • Medico e promotore del Family day

“Oggi in Italia non esiste una legge che consenta l’eutanasia. Dal punto di vista deontologico medico, l’eutanasia è una pratica condannata, illecita per il codice di deontologia, rinnovato nel 2015, e una forma di omicidio consenziente per il codice penale”, specifica da subito il dottor Gandolfini. 

“La sentenza cagliaritana si muove sul diritto di morire con dignità”, spiega Gandolfini. “La Costituzione, all’articolo 32 comma 2, ammette la fattispecie del rifiuto di cura, ma non fa alcun cenno al diritto di morire. Il soggetto può rifiutare la cura, da sempre garantito, ma il salto fino diritto di morire è grande”.

Sulla sentenza di Piludu il medico è chiaro. “Si intravede la libera interpretazione del giudice rispetto alla Costituzione: oggi non c’è scritto in alcuna sezione che il paziente possa chiedere di interrompere i sostegni vitali iniziati con la sua determinazione volontaria”, sottolinea il promotore del Family day. “Evidentemente la togata Maria Isabella Delitala fa parte della magistratura creativa che sta devastando l’Italia negli ultimi anni e fa una grande confusione tra sedazione palliativa e sedazione terminale. La sedazione palliativa è lecita e legittima in Italia per bloccare i sintomi refrattari e se applicandola la vita del paziente è accorciata, non c’è un’intenzione eutanasica; bensì c’è volontà di aiutare a morire con dignità senza morire tra i dolori e i disagi di questi sintomi”.

“Possono essere uno strumento molto utile per poter definire l’orientamento valoriale della persona quando questa non è in grado di esprimerlo”, aggiunge Gandolfini sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento. “Ma un altro conto è dare una vincolatività assoluta, ossia obbligare il medico ad attenersi alle direttive categoriche”.

“Se la legge codificherà un diritto che ammette il diritto a farsi uccidere, faremo di tutto per contrastare questa legge, comprese tutte le pressioni possibili in parlamento”, conclude il medico. “Se la legge dovesse imporlo, noi procederemo con obiezione di coscienza, così come già avviene per la legge 194 sull’aborto”.