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La Turchia ha avviato un’operazione militare in Siria per liberare una città al confine

L’obiettivo di Ankara è cacciare dal confine l'Isis, ma anche contrastare l’influenza nella regione dei miliziani curdi

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Forze speciali dell’esercito turco, carri armati e jet della coalizione internazionale a guida statunitense hanno lanciato mercoledì 24 agosto la prima offensiva coordinata in territorio siriano. 

I carri armati turchi e i miliziani ribelli dell’Esercito siriano libero hanno attraversato il confine e dopo alcune ore di combattimenti hanno strappato all’Isis il controllo della città di Jarablus, a pochi chilometri dal confine con Ankara. Intensi bombardamenti hanno accompagnato l’avanzata. 

Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha detto che l’operazione militare ha l’obiettivo di cancellare le organizzazioni terroristiche al confine con la Turchia e aumentare il livello di sicurezza alla frontiera e per questo non sono dirette solo contro l’Isis ma anche contro le milizie curde.

Ankara considera i combattenti curdi del PYD un’estensione del PKK, il partito dei lavoratori curdi presente in Turchia e accusato di essere il responsabile di una serie di attacchi terroristici negli ultimi anni, mentre gli Usa vede nell’YPG un alleato nella lotta al sedicente Stato islamico. L’ultimo, in ordine di tempo, risale allo scorso 21 agosto, quando un attentatore suicida si è fatto saltare in aria durante un banchetto nuziale nella città di Gaziantep. 

“Dalle 4 di questa mattina le nostre forze hanno avviato un’operazione contro i gruppi terroristici di Daesh e del PYD”, ha annunciato Erdogan.

In queste ore in Turchia è arrivato anche il vice presidente Joe Biden in un viaggio già pianificato da tempo, nella prima visita di un rappresentante degli Stati Uniti dopo il tentativo di colpo di stato del 15 luglio.

Un diplomatico in viaggio con il vice presidente Biden ha dichiarato che gli Stati Uniti vogliono aiutare Ankara per cacciare l’Isis del confine turco e forniranno copertura aerea coordinata all’artiglieria di Ankara, ma ha chiarito che i bombardamenti non colpiranno i miliziani curdi.

L’operazione, chiamata “Scudo dell’Eufrate”, dal nome del fiume che scorre nell’area, è la prima missione militare dell’esercito dopo il tentativo di golpe.

Dopo l’incidente in cui fu abbattuto un jet russo che volava lungo il confine tra Siria e Turchia, gli aerei turchi non avevano più bombardato in Siria. L’esercito turco aveva fatto un’altra incursione in territorio siriano nel febbraio del 2015 per liberare la tomba di Suleyman Shah, il nonno del fondatore dell’impero Ottomano.

Turchia e Stati Uniti sperano che allontanando i miliziani dell’Isis dal confine, possono privare il sedicente Stato islamico di un’importante via di accesso dei foreign fighters e di contrabbando del petrolio estratto negli impianti siriani.

Ma per Ankara è anche un modo per prevenire la conquista della città di confine da parte delle milizie curde, che giocano un ruolo fondamentale nella guerra all’Isis nella regione.

I miliziani curdi hanno conquistato ampie aree del territorio siriano dall’inizio della guerra civile nel 2011 e Ankara ha già indicato il fiume Eufrate, che scorre a est di Jarablus, come una linea rossa che non tollererebbe nel caso in cui venisse superata.

Il leader del partito curdo ha scritto in un tweet che la Turchia sta entrando in un “pantano” e sarà sconfitta al pari del sedicente Stato Islamico.

Dopo il tentativo di colpo di Stato la Turchia ha cercato di rinforzare il legame con Washington e l’Unione europea dopo le tensioni nei mesi precedenti e ha messo fine alla disputa diplomatica con la Russia, proponendo a Mosca maggior collaborazione militare nella lotta all’Isis.