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Isoke, l’ex vittima della tratta che lotta per salvare le nigeriane dalla schiavitù sessuale

La storia di Isoke Aikpitanyi, ex prostituta ed ora presidente dell'associazione "Vittime della tratta" che spiega a Tpi come contrastare lo sfruttamento sessuale

Immagine di copertina

Isoke Aikpitanyi è nata nel 1979 a Benin City, in Nigeria. È arrivata in Italia nel 2000, aveva vent’anni e le avevano promesso un lavoro da commessa. Vittima della tratta, ad attenderla a Torino trovò la sua maman, una delle “protettrici” che gestiscono la prostituzione nigeriana in Italia. Oggi Isoke è presidente dell’associazione Vittime ed ex-vittime della tratta 

Per due anni, Isoke si è ritrovata a vivere in schiavitù, vivendo sulla propria pelle la storia che, una volta libera, nel 2007 racconterà nel libro Le ragazze di Benin City. La tratta delle nuove schiave dalla Nigeria ai marciapiedi d’Italia. Negli ultimi dieci anni, con il progetto “La ragazza di Benin City”, Isoke è riuscita ad aiutare molte ragazze a liberarsi dalla tratta, denunciare i propri sfruttatori e ricostruirsi una propria vita.

“Nel 2000 avevo poco più di vent’anni, le ragazze che partono oggi dalla Nigeria ne hanno anche 15 o 16. Come si fa a parlare di ‘libera scelta’? Ci si trova sul marciapiede senza neppure sapere perché”.

Così Isoke Aikpitanyi racconta a The Post Internazionale cosa pensa della situazione della lotta anti-tratta in Italia: “Sulla carta, abbiamo una delle leggi contro la tratta tra le più avanzate d’Europa, in particolare grazie all’Art.18 del Testo unico sull’immigrazione, che prevede tra i “motivi di soggiorno per protezione sociale” anche lo sfruttamento sessuale: chi denuncia il suo sfruttatore riceve il permesso di soggiorno”.

Tuttavia, Isoke si sente in dovere di denunciare i limiti che spesso impediscono l’applicazione di questa legge: “Il permesso di soggiorno non è il problema principale. Anzi, spesso, sono le stesse organizzazioni criminali che gestiscono la tratta per procurare i documenti necessari a restare in Italia”.

“I problemi sono altri, a partire dai debiti che vengono contratti e che le ragazze devono ripagare, passando dalle continue intimidazioni, violenze e abusi fino alla diffusione su tutto il territorio nazionale dell’organizzazione criminale che gestisce la tratta. Tutto ciò in definitiva rende impossibile ricostruirsi una vita tranquilla una volta che le ragazze decidono di lasciare la strada”.

Per Isoke “bisogna unire a questa legislazione un sostegno serio per le ragazze, che permetta loro di ricostruire da zero una rete di relazioni sociali, che le rimetta in piedi per davvero senza lasciarle in strada con un semplice foglio di carta ma disoccupate e senza protezioni. Per questo, non penso siano utili provvedimenti ‘spot’ come l’iniziativa di legge che propone di multare i clienti, che in Italia si stima siano oltre 9 milioni”.

 

Quella di Isoke è una presa di posizione in difesa dei clienti che risulta insolita e senz’altro ben poco condivisa da tanti addetti ai lavori, tra i quali gli operatori dell’Associazione Papa Giovanni XXIII.

Questi ultimi, lo scorso luglio, hanno presentato alla Camera insieme ad alcuni gruppi scout di Pistoia impegnati in progetti anti-tratta la proposta di legge (n.3890) cui fa riferimento Isoke, che mira a reprimere la domanda punendo i clienti delle prostitute con multe da 2500 a 10mila euro (prima firmataria Caterina Bini del Pd).

“Non voglio certo difendere i clienti o simpatizzare per loro – chiarisce subito Isoke – mi limito a dire che, dall’esperienza di questi anni, ho notato che sono più le ragazze che ci contattano o vengono accompagnate ai nostri centri da ex-clienti piuttosto che quelle intercettate dalle tante altre realtà attive con le unità di strada. Per questo, prima di pensare di multare i clienti, credo sia importante cercare di rieducarli e sfruttarli come risorse, in grado di sostenere le ragazze nel loro percorso di liberazione”.

E se quello proposto dalla deputata Pd e sostenuto da un gruppo trasversale di 33 parlamentari che vanno da Sinistra Italiana fino all’Area Popolare, si rivelasse un intervento poco efficace, come si potrebbe intervenire invece per contrastare la tratta?

“Bisogna lavorare su due fronti: le ex-vittime della tratta e i clienti”. Ribadisce Isoke: “Gli operatori sociali, le psicologhe e i mediatori culturali sono importanti, ma se il primo approccio avvenisse tramite ragazze che hanno subito sulla propria pelle la stessa schiavitù sarebbe molto più efficace, ed è quello che cerchiamo di fare da anni”.

“La lotta anti-tratta in Italia si fa ed è anche buona, ci sono tanti operatori ed esperti con grandi capacità, quello che chiediamo come ex-vittime della tratta è di essere protagoniste di questa lotta. É quello che con la nostra associazione stiamo cercando di fare, nonostante i pochissimi finanziamenti ma ottimi risultati: sia in Italia con interventi di ‘liberazione’ sia con la prevenzione nei villaggi dei paesi di provenienza, dove ancora si sa troppo poco rispetto a queste organizzazioni mafiose che da anni gestiscono la tratta”.

* A cura di Pietro Barabino