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In Venezuela l’opposizione spinge per rimuovere il presidente Maduro

Gli avversari politici del presidente socialista vogliono indire un referendum per sottrarre il paese al partito socialista che lo governa da quasi vent'anni

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La commissione elettorale venezuelana ha confermato che l’opposizione ha raccolto in ogni stato federale l’1 per cento delle firme degli aventi diritto al voto, necessarie nella prima fase del processo per indire un referendum contro il presidente socialista Nicolas Maduro.

Ma la presidente della commissione Tibisay Lucena ha chiesto che un’indagine verifichi i casi di presunta frode sulle identità dei votanti e non ha indicato una data per la fase successiva, durante la quale deve essere raccolto il 20 per cento delle firme.

La tempistica è cruciale perché se quest’anno Maduro perdesse il referendum, come appare probabile data la difficile crisi economica, innescherebbe nuove elezioni presidenziali, dando all’opposizione l’opportunità di mettere fine a 17 anni di socialismo.

Ma se perdesse il referendum l’anno prossimo, il 53enne presidente venezuelano verrebbe rimpiazzato dal vice presidente, e il partito Socialista rimarrebbe al potere fino alle successive elezioni presidenziali previste nel 2018.

I leader dell’opposizione hanno quindi invitato Lucena a stabilire una data per la raccolta dei circa quattro milioni di firme necessari a indire il referendum.

Henrique Capriles, che ha perso per un soffio la corsa presidenziale nel 2013 ed è il principale sostenitore del referendum, ha indetto delle manifestazioni di piazza per sollecitare la prossima fase.

Il governo tuttavia non è propenso a lasciare che la consultazione venga indetta quest’anno e ha avviato quasi novemila cause per frode nella raccolta delle firme.

Lucena ha dichiarato che il 98 per cento delle quasi 408mila firme raccolte dall’opposizione, quasi il doppio di quelle necessarie, sono state convalidate.

I detrattori del governo incolpano le politiche socialiste per la recessione che sta vivendo il Venezuela da tre anni a questa parte, con un’inflazione arrivata ormai alle tre cifre e carenza di beni di prima necessità.

Da parte sua, Maduro, ex autista di autobus e ministro degli Esteri che è succeduto a Hugo Chavez, sostiene che la crisi sia dovuta al crollo del prezzo del greggio e alla “guerra economica” innescata dai suoi avversari.

In questo clima di tensione politica, la Corte suprema ha decretato lunedì che le attività dell’Assemblea nazionale, controllata dall’opposizione, sono nulle finché tre deputati appartenenti all’opposizione e sospesi per via delle indagini sulla compravendita di voti non si saranno ritirati.