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Radicalismo: le parole sono importanti, la versione di Erri De Luca

L’espressione infelice usata dagli organi di informazione ha il potere di fuorviare la comprensione della realtà e deformarla

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Le parole posseggono una forza di suggestione capace di travisare la realtà. Radicalismo islamico: riferito agli autori di attentati, lo dimostra.

Si tratta con evidenza del contrario: di superficialità criminale dell’Islam da parte di aderenti improvvisati. Nelle loro biografie di bassa delinquenza la scelta di definirsi islamici è una infatuazione che poteva prendere qualunque sigla. Hanno preso quella più strombazzata, di vendicatori del Califfato.

Radicalismo invece indica approfondimento, ricerca di radice.

L’espressione infelice usata dagli organi di informazione ha così il potere di fuorviare la comprensione della realtà e deformarla. Intanto consegna una patente di pensiero a chi ne è privo, ma aggiunge pure il danno di calunniare una religione che presa alla sua radice giustificherebbe i crimini dei suoi fanatici.

Questi attentatori non hanno approfondito nulla. Ridotti ai loro giusti termini si tratta di criminali che si ergono a boia di indifesi. Sono criminali che desiderano la ribalta di una strage. Sono il nulla che sa essere micidiale ma che non ha nessun potere di cambiare la realtà. Il nulla può solo fatturare lutti.

La nostra comunità deve e può temere questi miserabili maledetti? La mia risposta è no.

* di Erri De Luca

L’articolo è stato pubblicato sul sito della Fondazion Erri De Luca con il titolo “Radicalismo” e ripubblicata in accordo su The Post Internazionale (TPI) con il consenso dell’autore