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Il ballottaggio con il Movimento Cinque Stelle è l’incubo di ogni partito

Nei ballottaggi delle amministrative del 19 giugno i grillini vincono 19 sfide su 20, e l'unica che perdono è contro una lista civica

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Il ballottaggio di Parma con cui nel 2012 fu eletto sindaco il candidato del Movimento Cinque Stelle Federico Pizzarotti rappresentò un passaggio molto significativo per l’assetto elettorale italiano: non solo si iniziò in questo modo ad affermare un sistema politico a tre poli, ma di questi tre poli quello rappresentato dai pentastellati si affermò come il più trasversale.

Dal 2012, infatti, il Movimento Cinque Stelle è riuscito a vincere quasi tutti i ballottaggi ai quali è riuscito ad accedere. Soprattutto con Parma e, due anni più tardi, Livorno, ma anche Comacchio, Pomezia e molti altri comuni. Prima di arrivare a Roma e Torino nel 2016.

Il vantaggio di cui il Movimento Cinque Stelle ha goduto in queste circostanze è stato probabilmente, tra le altre cose, l’essere estraneo alla contrapposizione storica che ha dominato gli ultimi decenni, catalizzando su di sé, in caso di accesso al ballottaggio, il voto degli esclusi.

In altri termini, quando il ballottaggio è stato tra centrosinistra e Movimento Cinque Stelle, gli elettori del centrodestra hanno in genere scelto quasi all’unanimità i grillini, mentre quando il ballottaggio è stato tra Movimento Cinque Stelle e centrodestra, sono stati gli elettori del centrosinistra a spostarsi sui grillini.

Guardando i numeri del ballottaggio a Parma del 2012, il dato che emerge è molto chiaro. Al primo turno Vincenzo Bernazzoli, candidato del centrosinistra unito, ottiene il 39,21 per cento dei consensi, pari a 34.433 voti. Federico Pizzarotti si piazza in seconda posizione con il 19,47 per cento dei consensi, pari a 17.103 elettori.

Al ballottaggio, Bernazzoli ottiene 33.837 voti, pari al 39,77 per cento, riconfermando il risultato del primo turno, mentre Pizzarotti arriva al 60,23 per cento,con 51.235 voti. In altri termini, tutti gli elettori dei candidati che non hanno raggiunto il ballottaggio, al secondo turno hanno scelto il candidato del Movimento Cinque Stelle.

Probabilmente anche perché, in quanto esponente di un movimento estraneo alla storica contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra, guadagnava una trasversalità che gli ha permesso di essere maggiormente attrattivo.

Lo stesso giorno della vittoria di Pizzarotti, il Movimento Cinque Stelle vinceva i ballottaggi a Comacchio e Mira con dinamiche del tutto simili. Perdeva solo a Garbagnate Milanese e Budrio, nel primo caso svantaggiato da un numero estremamente basso di consensi raggiunto al primo turno, nel secondo da una percentuale del centrosinistra vicina al 50 ottenuta nel turno precedente.

Questo schema si è ripetuto negli anni in numerose altre città. In uno panorama politico a tre poli cui l’Italia ancora non è completamente abituata, chi tra centrodestra e centrosinistra non raggiunge il ballottaggio preferisce dare i propri consensi a chi vede estraneo alla contrapposizione che dal 1994 al 2013 ha caratterizzato la politica italiana.

A Ragusa nel 2013 e a Livorno nel 2014, il Movimento Cinque Stelle vinceva ottenendo i voti di praticamente tutti gli elettori rimasti senza candidato. La sconfitta più famosa dei grillini in un ballottaggio è probabilmente quella di Modena, dove il candidato del Partito Democratico Muzzarelli al primo turno aveva ottenuto il 49,7 per cento, poco sotto la soglia necessaria per la vittoria immediata, trasformatosi in un 63 per cento al ballottaggio complice anche il calo dell’affluenza.

Nel frattempo, il Movimento Cinque Stelle ha avuto modo di caratterizzarsi sempre di più come un polo a sé stante della politica italiana, con idee chiare e, di conseguenza, attraendo oltre che un consenso anche un dissenso. Ma nonostante questo, le elezioni amministrative del giugno 2016 hanno dimostrato come sia ancora considerata dagli italiani la scelta più trasversale.

Il Movimento Cinque Stelle, in questa tornata elettorale, ha raggiunto il ballottaggio in 20 città, riuscendo a imporsi in 19 di queste. L’unica sconfitta, quella avvenuta nel comune di Alpignano, in provincia di Torino, ha avuto luogo contro una lista civica, un tipo di candidatura quindi che ha potenzialmente ancora più caratteristiche di trasversalità dei pentastellati in quanto estranea ai partiti.

Ma se andiamo a vedere i grandi casi politici di questa tornata, vediamo come Fassino a Torino passi da 160mila voti al primo turno a 168mila al ballottaggio, con una crescita moderata, mentre la sua sfidante Chiara Appendino, del Movimento Cinque Stelle, passi da 118mila a 202mila.

Discorso ancora più netto a Roma – dove è cresciuta la sfiducia verso i partiti a causa dello scandalo di Mafia Capitale e della vicenda delle dimissioni dell’ex sindaco Ignazio Marino -, in cui Roberto Giachetti cresce di circa 51mila voti tra il primo e il secondo turno, mentre Virginia Raggi, del Movimento Cinque Stelle, ne guadagna oltre 300mila.

Ora, come vediamo, seppur in maniera sensibile o comunque non determinante, sia Fassino che Giachetti hanno visto, diversamente dai casi passati come quello di Bernazzoli a Parma, una crescita di consensi tra primo e secondo turno. Crescita tuttavia non paragonabile a quella del Movimento Cinque Stelle, che anche in questa tornata si è confermato lo schieramento più trasversale della politica italiana, in grado di attrarre meglio chi al ballottaggio è rimasto escluso.