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L’ultimo rigore di Faruk, il nuovo libro di Gigi Riva

Una storia di calcio e di guerra nel libro del giornalista dell'Espresso Gigi Riva sull'ultima partecipazione della Jugoslavia alla fase finale di un mondiale

Immagine di copertina

Può una partita di calcio cambiare la storia? Può un rigore evitare la guerra? L’immaginario collettivo e la storiografia non ufficiale ma popolare sembrano dire di sì.

Un pallone di cuoio che finisce in rete durante i quarti di finale del mondiale di calcio avrebbe potuto salvare la Jugoslavia dalla dissoluzione ed evitare la carneficina degli anni Novanta.

Il 30 giugno 1990, nel caldo torrido estivo di Firenze, la Jugoslavia affronta l’Argentina di Maradona. Una partita insipida che si conclude ai calci di rigore. Maradona sbaglia il suo tiro. Anche Faruk Hadžibegić, giocatore bosniaco, sbaglia il suo tiro, l’ultimo concesso alla rappresentativa jugoslava, un errore che consegna la semifinale alla squadra sudamericana.

«Ah, se lei avesse segnato quel rigore! Forse cambiavano i destini del Paese». La si potrebbe prendere per una vertigine iperbolica, misurare la distanza siderale che corre tra un calcio di rigore e “i destini del Paese”. Un abisso di senso frutto dell’epica che esaspera il potere dello sport. Il calcio come funzione salvifica, antidoto all’odio e alla guerra.

Negli anni, Hadžibegić se l’è sentito ripetere migliaia di volte dai suoi (ex) connazionali. Chissà se vincere contro l’Argentina di Maradona, chissà se andare avanti e vincere il mondiale di Italia ’90 avrebbe rinverdito il sentimento jugoslavo quanto basta a sopraffare i beceri nazionalismi che hanno prodotto tanto lavoro per la Corte penale internazionale.

È questa la vicenda che racconta il giornalista Gigi Riva nel libro L’ultimo rigore di Faruk. Una storia di calcio e di guerra edito da Sellerio (pagine 192, euro 15).

Una vicenda fatta di simboli, di memoria collettiva, ma anche di reale commistione tra sport e politica. Di convocazioni difficili, di equilibri instabili, di ingerenze. Di curve degli stadi trasformate in campi di reclutamento e di addestramento delle milizie nazionaliste. Di capi ultras (la tigre Arkan, al secolo Željko Ražnatović) e psicologi dello sport (Radovan Karadžić) divenuti macellai. Del prologo dell’ultima grande guerra in Europa.

Qui ulteriori informazioni sul libro

Qui sotto il video del rigore sbagliato da Faruk Hadžibegić