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Come l’Islanda sta aiutando a creare un nuovo indice della felicità
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Come l’Islanda sta aiutando a creare un nuovo indice della felicità

Un economista di Harvard sta collaborando con la città di Reykjavik, nota per la soddisfazione dei cittadini, al fine di migliorare il calcolo della felicità nel mondo

11 Mag. 2016

Michael Porter è un economista di Harvard che negli ultimi
tempi si è dedicato a studiare il progresso sociale di varie nazioni, cercando
però di non limitare il proprio sguardo soltanto ai fattori economici.

Quello
che spesso viene trascurato nella misurazione del benessere di un paese, e che
non riguarda soltanto la sua ricchezza o povertà, è infatti l’insieme delle
opportunità che quello stato offre ai propri cittadini di cambiare in meglio le
proprie vite.

Si tratta per Porter di un ingrediente fondamentale per il buon
funzionamento di un paese e, a livello individuale, è qualcosa che contribuisce
molto al concetto seppur vago di felicità.

A questo riguardo, l’economista ha realizzato un “Indice del progresso sociale”, che utilizza tre aree principali per i propri risultati: le
necessità primarie dell’uomo, le “basi del benessere” (assistenza
sanitaria, cibo, educazione…) e, appunto, la possibilità di migliorare se
stessi o la propria vita, che sarebbe una buona maniera per definire la felicità.
L’indice sul progresso sociale è uno strumento flessibile, che utilizza decine
di indicatori specifici per misurare aspetti come la casa, la salute, la durata
della vita, l’istruzione. L’indice è già stato usato per mappare le prestazioni
sociali di moltissimi paesi del mondo.

I fattori su cui si basano i dati dell’indice del progresso. (Credit: Social Progress Index)

Secondo Porter, “l’idea fino a oggi è stata che il
progresso sociale compare se riusciamo a migliorare il progresso economico. Se
aumentiamo il PIL pro capite, la vita diventa migliore. Questo è vero, ma non è
sufficiente”.

Porter fa l’esempio della primavera araba: “Si trattava
di paesi che stavano andando bene a livello di progresso economico, con cifre
positive di crescita, ma nonostante questo le persone sono scese in strada,
infelici per la loro situazione”. Già nel 1990, per trovare un’alternativa
al Pil (Prodotto interno lordo), gli economisti Mahbub ul Haq e Amartya Sen avevano
ideato l’Indice di Sviluppo Umano, ma secondo Porter l’attenzione all’aspetto
economico era ancora troppa, e ha dunque separato completamente gli aspetti per
concentrarsi sugli altri fattori.

Questo un grafico che mostra la non identità tra Pil e grado di progresso sociale:

Per le sue ricerche sul tema, l’economista ha chiesto quindi
aiuto alla città di Rejkyavik, capitale islandese. La città è stata infatti
la prima in Europa ad impegnarsi a fornire dati ai ricercatori per aiutarli a
perfezionare il loro lavoro.

Dagur Eggertsson, sindaco di Reykjavik, non è
spaventato dai recenti scandali riguardanti la presenza del capo del governo del suo paese – per questa ragione dimessosi – nei Panama Papers: “La rabbia della gente è una cosa molto sana, poiché dimostra
che la democrazia è viva e vegeta”.

“L’Islanda è già un paese leader nel mondo per quanto
riguarda il progresso sociale, e siamo abituati a pensare che la vita sia
abbastanza buona a Reykjavik. Questo nuovo sforzo per mappare cos’è che non
funziona ci permetterà di fare in modo che ci sia la possibilità per tutti i
residenti di godere del progresso sociale. Questa iniziativa dovrebbe anche
dare rinnovata fiducia rispetto al fatto che i governi esistano per migliorare
la vita dei cittadini”.

Una mappa delle nazioni con più alto grado di “progresso sociale” a seconda del colore (sul sito del progetto maggiori dettagli):

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