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Tutto quello che c’è da sapere sul Ttip

Unione europea e Stati Uniti sono impegnati ormai da tre anni a negoziare il cosiddetto Ttip, un accordo commerciale che prevede una zona di libero scambio

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Unione europea e Stati Uniti sono impegnati ormai da tre anni a negoziare il cosiddetto Ttip, il trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (in inglese Transatlantic Trade and Investment Partnership), un accordo commerciale che prevede una zona di libero scambio tra le due sponde dell’Atlantico.

L’accordo potenzialmente interesserà oltre 800 milioni di persone, 508 milioni di cittadini europei e 320 milioni di cittadini statunitensi. Gli Stati Uniti e l’Unione europea rappresentano da soli il 40 per cento del Pil mondiale e il 30 per cento degli scambi commerciali. 

CHI LO STA NEGOZIANDO – Le due controparti sono l’Unione europea, e in particolare la Commissione – che negozia a nome dei 28 stati membri – e gli Stati Uniti, e in particolare l’ente rappresentante per il commercio. Alla fine dei negoziati, i paesi membri e il parlamento europeo dovranno votare per adottare o respingere l’accordo commerciale. 

La commissione europea, durante i vari round dei negoziati, si consulta con il Consiglio europeo e con rappresentanti della società civile, tra cui organizzazioni non governative, imprese private, sindacati, gruppi ambientalisti e gruppi a tutela della salute, degli animali e dei consumatori. 

COSA PREVEDE – Il trattato in sostanza ha l’obiettivo di creare una vasta area di libero scambio, all’interno della quale diminuire al minimo dazi doganali, vincoli burocratici e restrizioni sugli investimenti.

Dovrebbe rendere più semplice per le imprese europee l’esportazione di beni e servizi negli Stati Uniti e viceversa. Nelle intenzioni dei negoziatori, potrebbe fare da impulso per l’economia e creare nuovi posti di lavoro. 

Il trattato allineerebbe gli standard normativi e regolamentari tra Ue e Usa, senza però incidere negativamente sulla salute dei consumatori e senza derogare a norme ambientali e sanitarie vigenti.

Ma questo è uno dei punti più controversi, dal momento che molti cittadini europei sostengono che invece rappresenti una negoziazione al ribasso degli standard qualitativi europei, a tutto vantaggio degli Stati Uniti.

Secondo il trattato, le aziende non dovrebbero produrre beni diversi per mercati diversi, e i costi sarebbero così ridotti. I prezzi per i consumatori finali di conseguenza si abbasserebbero e la scelta dei prodotti sarebbe più ampia. Secondo alcuni studi economici il Ttip porterebbe a un aumento dello 0,5 per cento del prodotto interno lordo dei vari paesi. 

I vantaggi del Ttip si estenderebbero anche ai paesi terzi, dal momento che questi paesi avrebbero a che fare con dazi e regolamentazioni uniche e non più doppie. Secondo alcuni il Ttip, insieme al Tpp, il Trans Pacific Partnership, l’altro grande accordo commerciale tra Usa e paesi asiatici, è un tentativo di isolare la Cina. 

I SETTORI – Il trattato riguarderà gli ambiti più svariati, da quello agroalimentare a quello automobilistico, e ancora a quello delle compagnie aeree o farmaceutico. Le esportazioni dell’UE verso gli Stati Uniti sono per lo più prodotti di fascia alta, come formaggi, salumi, vino, olio, liquori, e cioccolato.

Le elevate tariffe doganali degli Stati Uniti rendono difficile l’esportazione dei beni da parte delle imprese europee, dal momento che il prezzo finale per i consumatori statunitensi sarebbe troppo alto.

Secondo quanto sostengono i negoziatori i vantaggi per le piccole e medie imprese europee sarebbero notevoli. La commissione europea assicura che gli standard qualitativi e di tutela ambientale e della salute non saranno compromessi, ad esempio non verrà modificata la legislazione sugli Ogm e non verrà rimosso il divieto di usare ormoni nella carne bovina.

LA STRUTTURA – L’accordo è suddiviso in 24 capitoli raggruppati in tre aree: accesso al mercato (scambi di merci e dazi doganali, servizi e appalti pubblici), cooperazione normativa tra Ue e Usa (coerenza normativa, ostacoli tecnici agli scambi, sicurezza alimentare e salute degli animali e delle piante, industrie specifiche, prodotti cosmetici, ingegneria, dispositivi medici, pesticidi, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, prodotti farmaceutici, prodotti tessili, veicoli) e regole commerciali (sviluppo sostenibile, energia e materie prime, dogane e facilitazione degli scambi, proprietà intellettuale e indicazioni geografiche, concorrenza, protezione degli investimenti, piccole e medie imprese, composizione delle controversie tra governi). 

LE TAPPE – Il primo round di negoziati si è tenuto a Washington dal 7 al 12 luglio 2013, per poi proseguire con circa tre o quattro round all’anno – alternati tra Bruxelles e alcune città degli Stati Uniti – fino all’ultimo, il tredicesimo, che si è tenuto a New York dal 25 al 29 aprile. Il prossimo round sarà a giugno. Il presidente statunitense Barack Obama si era posto l’obiettivo di concludere le trattative entro la fine del suo mandato.

Dopo l’eventuale conclusione degli accordi al tavolo dei negoziati, il trattato dovrà essere approvato dai 28 governi dell’Ue, dal parlamento europeo e dai 28 parlamenti dei paesi dell’Unione, che potrebbero decidere di convocare dei referendum per lasciare la decisione finale ai cittadini.

LE CRITICHE – Manifestazioni di dissenso e proteste contro il Ttip vanno avanti dall’inizio dei negoziati. Numerosi sindacati, organizzazioni per la tutela ambientale e altre associazioni della società civile criticano il trattato sotto vari aspetti: i rischi per i diritti del lavoro, per l’occupazione, per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro, per i servizi pubblici e lo stato sociale, per la qualità dei prodotti agricoli e alimentari.

I detrattori dell’accordo sostengono che non è vero che creerà nuovi posti di lavoro, al contrario farà gli interessi delle multinazionali e delle imprese, a discapito di consumatori e lavoratori. Secondo quanto rivelano alcuni documenti diffusi da Greenpeace resi pubblici il 2 maggio dal quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, il trattato metterebbe a rischio gli standard europei sull’ambiente e la salute, in particolare per quanto riguarda il cibo, i cosmetici, le telecomunicazioni, i pesticidi e l’agricoltura.