Me
L’Italia ha candidato la pizza come patrimonio dell’umanità Unesco
Condividi su:

L’Italia ha candidato la pizza come patrimonio dell’umanità Unesco

L'arte dei pizzaioli napoletani è l'unica candidatura italiana nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità Unesco per il 2016

08 Mar. 2016

“L’arte dei pizzaioli napoletani” sarà
l’unica candidatura italiana nella lista del patrimonio mondiale
dell’umanità Unesco. Lo ha
deciso all’unanimità la commissione nazionale italiana per l’Unesco
su proposta del ministero dell’Agricoltura e con il sostegno del ministero
degli Esteri, dell’Università, dell’Ambiente, dell’Economia.

“Proseguiamo
a valorizzare il Made in Italy dopo il grande successo di Expo” ha commentato Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole.

La candidatura italiana sarà valutata dall’Unesco, con sede
a Parigi, nel 2017. Per la commissione designatrice “l’arte dei
pizzaioli ha svolto una funzione di riscatto sociale, elemento
identitario di un popolo, non solo quello napoletano, ma quello
dell’Italia. È un marchio di italianità nel mondo”.

La candidatura era stata lanciata dall’ex ministro Alfonso
Pecoraro Scanio, che nel marzo 2015, insieme a Oscar Farinetti (patron di
Eataly), e Franco Manna (presidente di Rossopomodoro), aveva dato il via alla petizione mondiale #pizzaUnesco sulla piattaforma Change.org.

La petizione era stata rivolta alla direttrice dell’Unesco
Irina Bukova e al Comitato Intergovernativo per la Salvaguardia del Patrimonio
culturale immateriale Unesco.

Oltre 700mila cittadini, e tra questi centinaia di
personalità, realtà istituzionali, culturali e della società civile, in Italia
e nel Mondo, hanno da allora aderito alla petizione che chiedeva questa
candidatura.

Secondo la petizione, “quest’arte, che nasce e si tramanda a
Napoli da secoli, di generazione in generazione, consiste nel manipolare due
sostanze basilari come l’acqua e la farina in modo tale da creare dei dischi di
pasta, secondo una tecnica e delle regole ben precise e un linguaggio tutto
napoletano (“alluccare”, “schiaffo”, ecc.)”.

Sempre secondo la petizione, “Iscrivere quest’arte nella
Lista rappresentativa significa riconoscere il valore di una tradizione
sostenibile,attenta alla naturalità, che parla di materie prime legate ad un
vero amore e rispetto per la terra, di ingegnosità di uomini e donne che volevano
trovare modi gustosi per nutrire le proprie famiglie e la propria comunità”.

Per questo noi chiediamo di iscrivere questo elemento
culturale nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale
dell’Umanità Unesco. Ciò significherebbe per noi riconoscere il valore di una
tradizione artigianale basata su quella diversità culturale che l’alimentazione
deve riscoprire lungo la strada necessaria per riconciliare gli esseri umani
alla Terra”.

Il giornalismo richiede risorse e scegliere di mantenere gratuito l’accesso a un giornale indipendente come TPI significa dover contare anche sulla pubblicità: questa è la ragione per cui vedi tanti annunci. Se vuoi contribuire a migliorare il nostro giornale e leggere gli articoli senza pubblicità anche da mobile iscriviti a TPI Plus, basta davvero poco ➝ www.tpi.it/plus