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Gli scontri tra attivisti e coltivatori di oppio in Birmania
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Gli scontri tra attivisti e coltivatori di oppio in Birmania

Vigilantes della chiesa battista hanno tentato di distruggere i campi di papavero da oppio nel nord del paese

25 Feb. 2016

Si sono verificati degli scontri nel nord della Birmania tra i coltivatori di oppio e i vigilantes anti-droga cristiani che tentavano di distruggere le coltivazioni di papaveri.

Gli attivisti della chiesa battista connessa al gruppo di Pat Jasan hanno riferito che tre di loro sono rimasti feriti in un’imboscata e che i coltivatori hanno sequestrato altre trenta persone.

La settimana scorsa, almeno tremila attivisti e alcuni membri della milizia Pat Jasan si erano accampati nei pressi di un checkpoint dell’esercito nello stato di Kachin, chiedendo di passare. I vigilantes erano stati bloccati dalle forze di sicurezza che stanno sorvegliando il conflitto.

Secondo la Bbc, il governo dello stato di Kachin ha negoziato con gli attivisti il loro passaggio. I media birmani riferiscono invece che l’impasse è stata superata quando le autorità hanno permesso agli attivisti di distruggere alcuni campi d’oppio mercoledì 24 febbraio 2016. I vigilantes si sono quindi scontrati con i coltivatori che tentavano di difendere i propri campi.

La Birmania si è impegnata a sradicare la produzione d’oppio, ma la coltivazione e lo smercio della droga sul mercato nero rimane una fonte di sostentamento per coltivatori, gruppi ribelli, milizie e persino per l’esercito birmano.

L’oppio era usato nella medicina tradizionale per trattare la diarrea, la dissenteria e altri malanni. Ma nel corso degli ultimi dieci anni la produzione commerciale di papaveri si è radicata nel paese a causa della domanda di eroina in Cina, Australia e Giappone.

L’Ufficio per le droghe e il crimine dell’Onu (Unodc) ha reso noto nella sua indagine relativa al Sud Est asiatico che il papavero da oppio coltivato in Birmania e Laos è stato raffinato in una quantità di eroina di bassa qualità, tra le 73,1 e le 82,3 tonnellate solo nel 2015. Ha anche riferito che i gruppi transazionali del crimine organizzato ricavano profitti enormi da questo commercio.

Fino alla fine del Ventesimo secolo, la Birmania, che è parte del cosiddetta “triangolo d’oro” assieme al Laos e alla Thailandia, era la più grande produttrice d’oppio del mondo. Attualmente, la Birmania è al secondo posto, dopo l’Afghanistan.

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