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Il piano da 86 miliardi per la Grecia

La Grecia e i creditori internazionali hanno raggiunto un nuovo accordo per sbloccare un prestito da 86 miliardi di euro

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La Grecia e i creditori internazionali  – il Fondo monetario internazionale, la Commissione europea e la Banca centrale europea – hanno raggiunto un accordo per sbloccare un prestito da 86 miliardi nei prossimi tre anni. Restano solo gli ultimi dettagli da definire, secondo quanto ha dichiarato il ministro delle finanze greco Euclid Tsakalotos.

L’accordo è stato raggiunto dopo quasi 24 ore di trattative, avviate il 10 agosto ad Atene e proseguite nel corso della notte. Il prestito permetterà alla Grecia di pagare le rate dei debiti in scadenza: entro il 20 agosto deve restituire 3,2 miliardi di euro alla Banca centrale europea. 

Il patto conclude le difficili trattative iniziate lo scorso 13 luglio, quando i leader europei hanno raggiunto un primo accordo per un terzo piano di salvataggio per la Grecia. In cambio dell’approvazione di una serie di misure d’austerity e riforme fiscali, i rappresentanti dell’eurozona avevano promesso al governo greco un nuovo prestito, che sarebbe dovuto ammontare tra gli 86 e gli 89 miliardi di euro.

Il piano era stato inizialmente criticato dal Fondo monetario internazionale (Fmi), che aveva detto che un nuovo salvataggio – per essere efficace – avrebbe dovuto includere una ristrutturazione del debito, divenuto ormai insostenibile. L’Fmi aveva inoltre detto che i creditori europei avrebbero dovuto concedere alla Grecia almeno 30 anni per ripagare i suoi debiti.

L’accordo prevede i seguenti obbiettivi fiscali: un deficit del budget primario dello 0,25 per cento del Pil nel 2015 e una crescita a partire dal 2016, con un surplus (derivato dallo scarto tra entrate e spesa pubblica) dello 0,5 per cento nel 2016; 1,75 per il 2017 e 3,5 per cento per il 2018. Nelle negoziazioni fallite in precedenza, si chiedeva alla Grecia un surplus dell’un per cento già da quest’anno.

I creditori hanno inoltre imposto alla Grecia la creazione di un Fondo di privatizzazione, con sede in Grecia, che dovrebbe riscuotere fino a 50 miliardi di euro con la cessione di imprese e beni pubblici. I fondi saranno poi utilizzati per ricapitalizzare le banche e ridurre il debito.

Altri punti del piano, già previsti dall’accordo siglato con i creditori europei lo scorso luglio, sono: l’innalzamento dell’età pensionabile minima a 67 anni entro il 2022; un accordo sulla ricapitalizzazione delle banche e sulla gestione dei prestiti; revisione del sistema del welfare, con possibili tagli; deregolamentazione del mercato del gas entro il 2018; privatizzazione dei porti del Pireo e di Thessaloniki.

Nonostante il raggiungimento di quest’accordo sia un passo importante, la strada per l’uscita dalla crisi è ancora in salita: “Le negoziazioni difficili iniziano adesso: quelle sulla riduzione dell’immenso debito greco. Ecco perché nessuno dovrebbe considerare l’accordo di oggi come un lieto fine per la vicenda greca”, scrive il giornalista della Bbc Robert Peston.

Il parlamento greco dovrà ratificare l’accordo il 12 o il 13 agosto, e il 14 agosto il piano verrà esaminato dai ministri delle finanze dell’Eurozona.

Finora il primo ministro greco Alexis Tsipras è riuscito a ottenere l’approvazione parlamentare grazie al sostegno dei partiti di opposizione, che il 15 luglio hanno votato a favore dell’introduzione di nuove misure d’austerity in cambio di un nuovo piano di salvataggio.

Nella precedente votazione, numerosi membri di Syriza – il partito di Tsipras – si sono invece schierati contro il loro leader, sostenendo che accettare le condizioni dettate dai creditori internazionali e cedere ai loro ricatti equivalesse a tradire i propri ideali. Syriza, partito di sinistra radicale, era infatti stato eletto lo scorso 25 gennaio con la promessa che si sarebbe opposto in maniera intransigente a nuovi tagli.

Dal 2010 l’economia greca è stata colpita da una profonda crisi e il Paese ha dovuto prendere in prestito un totale di 240 miliardi di euro per evitare il default. Le banche in Grecia sono rimaste chiuse dal 29 giugno al 20 luglio, per evitare la fuga di capitali. Nonostante ora abbiano riaperto, ci sono ancora controlli sui capitali. Quest’anno il rapporto tra deficit e Pil rischia di sfiorare il 200 per cento nei prossimi due anni, secondo le stime del Fondo monetario internazionale. 

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Qui sotto: un grafico della Bbc illustra come verrà ripartito il nuovo prestito alla Grecia