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Sequestrati alla ‘Ndrangheta beni per un valore di 2 miliardi di euro

La polizia italiana ha sequestrato beni per un valore pari a 2 miliardi di euro che facevano capo all'organizzazione criminale italiana originaria della Calabria

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Con un’azione coordinata, le forze dell’ordine italiane hanno sequestrato beni per un valore pari a 2 miliardi di euro che facevano capo alla ‘Ndrangheta, l’organizzazione criminale italiana originaria della regione Calabria, secondo quanto riporta la Bbc.

Il ministro degli Interni italiano, Angelino Alfano, ha dichiarato che gli arresti avvenuti in Calabria rappresentano “un duro colpo contro la ‘Ndrangheta”.

Il Gip del tribunale di Reggio Calabria, Caterina Catalano, ha anche emesso 41 mandati di arresto.

La ‘Ndrangheta – una delle più potenti organizzazioni criminali italiane insieme a Cosa Nostra in Sicilia e alla Camorra in Campania – è una rete di clan calabresi che governa gran parte del traffico di cocaina in Italia.

Secondo gli esperti, gestirebbe anche buona parte del commercio di cocaina in Europa.

L’operazione, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, ha inoltre portato al sequestro di almeno 1.500 centri di scommesse illegali, 82 siti internet dedicati al gioco d’azzardo, 45 imprese italiane e 11 aziende straniere, così come un alto numero di altre proprietà, riporta la Bbc.

Sei delle aziende straniere si trovavano a Malta, due in Spagna, due in Romania e un’altra in Austria.

L’organizzazione criminale “riciclava una quantità significativa di denaro illecito attraverso l’utilizzo di account per il gioco online”, si legge sul sito della Bbc che cita un comunicato stampa della Polizia di stato italiana.

“Hanno aggirato le leggi che regolano il settore, accumulando profitti significativi che sono stati poi reinvestiti per l’acquisizione di nuove società e licenze, in modo da espandere ulteriormente le proprie attività”.

Lo scorso 8 luglio del 2015 la polizia italiana aveva sequestrato beni per un valore pari a 1,6 miliardi di euro che facevano capo a cinque fratelli siciliani sospettati di avere legami con alcune organizzazioni criminali italiane.