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Il fallimento della guerra alla droga

Secondo il premio Nobel per l'economia Gary Becker la guerra alla droga ha avuto esiti fallimentari. La soluzione è la legalizzazione

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La guerra alla droga, dichiarata dal presidente Richard Nixon nel 1971, è fallita. Il premio Nobel per l’economia Gary Becker non ha dubbi.

Seduto davanti al computer in una grande aula dell’Università di Chicago, il professore spiega i perché del suo sì alla legalizzazione della marijuana. Insieme al collega Kevin Murphy, Becker ha anche scritto sulle pagine del Wall Street Journal un lungo saggio-manifesto a favore della liberalizzazione degli stupefacenti.

La posizione sostenuta dai due accademici della scuola di Chicago, vero e proprio bastione del neoliberismo, è rivoluzionaria per i conservatori americani. Come mai questa rottura col proibizionismo del passato?

“Le persone stanno cambiando idea perché il loro tentativo di rendere la marijuana illegale non ha avuto successo,” spiega Becker. “Oggi negli Stati Uniti più di 20 stati federali hanno depenalizzato la marijuana in diverse forme”.

Il professore elenca con pazienza i benefici della liberalizzazione: “Innanzitutto le persone non verrebbero messe in prigione per il semplice consumo di marijuana. Inoltre, la legalizzazione ridurrebbe gli sforzi della polizia e perfino lo stesso traffico di stupefacenti”.

Poi spiega quali sono a suo avviso i principali fallimenti della guerra alla droga. “Il primo è che si fa ancora un forte uso degli stupefacenti. La guerra non ne ha in alcun modo eliminato o ridotto il consumo”, spiega.

“Ha inoltre determinato un aumento dei prezzi: chi spaccia e non viene catturato ottiene enormi profitti, motivo che induce gangster e pericolosi criminali a entrare nel business”.

I prezzi elevati servono a compensare i trafficanti per i pericoli che corrono. Più il rischio cresce, più i costi aumentano. Tutto a vantaggio delle gang più violente e potenti, oltre che dei cartelli della droga, molto difficili da annientare.

“Ci sono poi persone che spacciano piccole quantità, per esempio nelle scuole, e rischiano di finire in prigione. Mi sembra che in quei casi la pena sia troppo severa”, sostiene Becker.

Negli ultimi quarant’anni la percentuale di studenti che ha lasciato la scuola superiore è rimasta ferma intorno al 25 per cento. La maggior parte sono ragazzi afroamericani e ispanici. Le ragioni dell’abbandono sono diverse: una tra tutte è la tentazione di fare profitti dedicandosi al traffico di stupefacenti.

Il costo monetario diretto della guerra include le spese per il personale di polizia e dei tribunali, e per tutte le altre risorse necessarie alla lotta. Si tratta di oltre 40 miliardi di dollari. “La guerra ha anche favorito la corruzione di polizia, politici e funzionari”, continua Becker. Spesso chi resiste alle lusinghe delle tangenti è vittima di minacce e inizia a temere per la vita propria e dei famigliari.

La corruzione non è l’unico crimine legato alla marijuana: ci sono anche omicidi e furti, per citarne alcuni. La legalizzazione ne causerebbe un sensibile decremento.

“È necessario che ulteriori stati federali legalizzino o depenalizzino la marijuana. Sempre più Paesi dovrebbero seguire l’esempio del Portogallo, che ha depenalizzato tutte le droghe. Ci vuole un accordo internazionale, in cui si riconosca che la guerra alla droga è fallita”.

Sono questi i prossimi passi da fare secondo il Nobel. Il Portogallo ha optato per la depenalizzazione degli stupefacenti 12 anni fa. Ha deciso di puntare sulla cura dei tossicodipendenti piuttosto che sulla loro persecuzione.

I risultati sono arrivati: diminuzione del numero di infezioni contratte e dei crimini connessi al consumo di droga. Invece che davanti a un tribunale, le persone trovate a far uso di stupefacenti sono esaminate da speciali commissioni composte da psicologi, giudici e operatori sociali. Caso per caso, questi esperti decidono che tipo di procedura seguire.

“La depenalizzazione rende legale il consumo, ma non la vendita. Sarebbe una possibile alternativa alla legalizzazione, ma personalmente penso che sia meglio legalizzare”, chiarisce Becker.

La depenalizzazione, infatti, produce effetti benefici, ma non riduce molti dei costi della guerra alla droga, legati soprattutto all’azione contro i trafficanti. La legalizzazione permette invece di tassare la produzione di stupefacenti, esattamente come avviene con il tabacco e con l’alcol.

Uno studio condotto da trecento esperti d’economia ha calcolato che la legalizzazione della marijuana negli Stati Uniti farebbe risparmiare al governo circa 12 miliardi di euro l’anno.

Un’allettante prospettiva, anche se resta da abbattere l’ostacolo della legge federale. Che, a prescindere dalle decisioni dei singoli stati americani, vieta la coltivazione, la vendita e il possesso di qualsiasi quantità di marijuana.

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*Gary Becker (1930-2014) è stato un professore statunitense, Premio Nobel per l’Economia nel 1992. Quest’intervista risale al 2013.