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Impiccati i cani di Pino Maniaci

Il giornalista che da anni combatte Cosa Nostra facendo informazione ha ricevuto nuove intimidazioni

Immagine di copertina

Pino Maniaci, direttore del tg trasmesso dall’emittente siciliana Telejato, è uno dei giornalisti più temuti da Cosa Nostra a causa delle sue inchieste contro il potere mafioso.

In questi giorni, Maniaci si sta occupando del fenomeno del traffico di cocaina in Sicilia. Per questo è diventato ancora una volta bersaglio di intimidazioni.

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La sua famiglia vive sotto tutela da sette anni. Il 3 dicembre ha trovato i suoi due cani impiccati nel cortile di fronte alla redazione di Telejato. Il pastore belga e il setter, malmenati prima di essere uccisi, vivevano nella sede dell’emittente da anni.

La scorsa settimana, il giornalista aveva trovato incendiata la sua vecchia Bmw, lasciata parcheggiata vicino alla sede di Telejato.

(Credit: Telejato)

Pino Maniaci è abituato a querele, aggressioni e minacce di morte. Questo perché è un giornalista che sfida di continuo i boss mafiosi, indagando sui loro traffici e, soprattutto, facendo nomi e cognomi.

“Mi chiamano lo scassaminchia”, ha raccontato al The Post Internazionale. “L’appellativo me lo sono guadagnato perché, quando conduco un’inchiesta, amo andare a fondo alle cose e non risparmio nessuna domanda. Nemmeno quelle più scomode”.

Secondo una classifica stilata dall’Ong Reporters Sans Frontières nel maggio di quest’anno, in difesa della libertà di stampa, è uno dei due giornalisti italiani tra i “cento eroi dell’informazione”. Il secondo giornalista è Lirio Abbate, inchiestista dell’Espresso.

Maniaci va in onda tutti i giorni dalle 14.00 alle 16.00 e nel suo tg rivela ogni nuova infiltrazione mafiosa scoperta a Partinico, in provincia di Palermo, e dintorni. Il suo scopo è superare la mentalità omertosa di chi abita le zone controllate dalla Mafia e abbattere il pregiudizio che Cosa Nostra sia intoccabile.

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L’appuntamento con il telegiornale di Telejato salta soltanto il 31 gennaio: “Era il giorno del compleanno dell’ex boss Bernardo Provenzano: era il mio modo di fargli gli auguri”.

L’esponente mafioso, durante il periodo di latitanza, cioé fino all’arresto del 2006, si era fatto installare un’antenna nel rifugio in cui si nascondeva. Non voleva perdersi il tg del nemico di Cosa Nostra.

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