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I diritti LGBT nel mondo

Una nuova ricerca sulla discriminazione contro i gay: in nessun paese godono di pari diritti rispetto agli eterosessuali

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Più di 2,79 miliardi di persone vivono in paesi dove essere gay è punibile con la reclusione, le frustate o la morte. Essere lesbiche, gay, bisessuali o transgender è illegale in quasi 80 Paesi, e in almeno cinque di loro (Iran, Mauritania, Arabia Saudita, Sudan e Yemen) è ancora punibile con la pena capitale.

In occasione della giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia, il 17 maggio, l’International Lesbian and Gay Association (Ilga) ha esplorato la situazione giuridica nel mondo delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (Lgbt) in quattro ambiti: sesso, matrimonio o unioni civili, adozione, discriminazione sul posto di lavoro e crimine d’omofobia.

Il rapporto completo, pubblicato in forma interattiva dal Guardian, mostra che in nessun paese al mondo le persone Lgbt godono di diritti uguali rispetto agli eterosessuali.

I dati sottolineano anche i passi avanti compiuti dai gruppi di attivisti per conquistare nuovi diritti e tutele. Più di 1,3 miliardi di persone vivono in paesi con una qualche forma di protezione giuridica dalla discriminazione contro Lgbt, mentre 780 milioni vivono in paesi che consentono il matrimonio tra persone dello stesso sesso o le unioni civili. Più di un miliardo di persone vivono in paesi che vietano la discriminazione per orientamento sessuale sul posto di lavoro.

La ricerca arriva dopo un anno che ha visto sia progressi che passi indietro per la vita quotidiana delle persone omosessuali in tutto il mondo. L’Uganda ha intensificato le azioni penali contro persone accusate di avere rapporti omosessuali, mentre la nuova legge della Russia contro la “propaganda omosessuale” ha attirato le ire di tutto il mondo durante le Olimpiadi invernali di Sochi.

Allo stesso tempo, però, i tribunali americani hanno abbattuto il divieto di matrimonio gay anche in stati tradizionalmente conservatori, mentre il matrimonio gay è diventato legge nel Regno Unito con il sostegno di tutti e tre i principali partiti politici.

Altre battaglie per i diritti dei gay hanno ricevuto meno attenzione: nel sud-est asiatico lo stato del Brunei è pronto per imporre la sharia che criminalizza l’omosessualità e sta attirando la pressione internazionale, compreso un boicottaggio minacciato da Elton John. Il Kirghizistan, invece, sta attualmente esaminando una legge di modellata sul divieto russo di propaganda gay.

In Perù, dove l’omosessualità è legale ma altamente stigmatizzata, il movimiento omosessuale de Lima (Mhol), sta lottando per introdurre le unioni civili. Jorge Chávez, il presidente del movimento, dice che il supporto per le unioni civili è attorno al 40 per cento e la sua organizzazione ha raccolto 100 mila firme a sostegno della mozione, ma gli avversari ne hanno raccolte ancora di più.

Per quanto riguarda l’Italia il grafico mostra che il nostro paese soddisfa solo due requisiti su cinque: i rapporti tra persone dello stesso sesso non sono reato e la legge protegge Lgbt dalla discriminazione sul posto di lavoro, ma i matrimoni gay e le unioni civili sono illegali, l’adozione non è consentita e non c’è alcuna protezione per gli “hate crimes”, cioè i crimini posti in essere per ragioni discriminatorie.

Renato Sabbadini, direttore esecutivo di Ilga, ha detto che la ricerca dell’organizzazione era di “primario interesse” e riflette gli sforzi che l’organizzazione ha compiuto in oltre un decennio, ma altro lavoro è ancora necessario. L’obiettivo è un esercizio di mappatura in relazione alla violenza percepita sulla base dell’orientamento sessuale e l’identità di genere, dal momento che il fatto che un paese adotti una legislazione progressista non è necessariamente una garanzia sul fatto che la vita delle persone Lgbt cesserà di sperimentare la discriminazione e la violenza.