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Colpire Assad per fermare l’Iran

Secondo Robert Fisk l'intervento militare a Damasco non ha nulla a che vedere con la Siria, ma è solo un modo per colpire l'Iran

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L’intervento delle potenze occidentali in Siria non è stato deciso nel 2011. E nemmeno nel 2012.

Negli ultimi due anni le vittime della guerra civile sono state migliaia, eppure l’America e i suoi alleati hanno deciso di intervenire solo negli ultimi giorni, in cui il gas tossico ha ucciso poche centinaia di persone.

Robert Fisk, giornalista di The Indipendent ed esperto di medio oriente, sostiene di sapere il perché.

I missili americani che in questi giorni stanno minacciando la Siria non sarebbero, secondo lui, destinati ad Assad. Il reale obiettivo sarebbe quello di danneggiare l’Iran, principale alleato della Siria, proprio adesso che – grazie al suo nuovo presidente Rohani – la repubblica islamica potrebbe acquistare un po’ di stabilità.

“L’Iran è il nemico di Israele. L’Iran è quindi, naturalmente, nemico dell’America. Quindi spariamo i missili contro l’unico alleato arabo dell’Iran”, scrive Fisk nel suo articolo su The Indipendent.

Il giornalista ci tiene a chiarire che non c’è niente di positivo nel regime di Damasco, e che non vuole negare la responsabilità di Assad nell’utilizzo del gas tossico.

Ma ricorda che, quando nel 1988 l’Iraq – allora alleato degli Stati Uniti – ha usato il gas contro i curdi di Hallabjah, l’Occidente non è andato all’assalto di Baghdad.

Tale attacco si è poi verificato solo nel 2003, quando Saddam non aveva più alcun gas o una qualsiasi delle altre armi sulle quali abbiamo avuto gli incubi peggiori.

“Migliaia – non centinaia – di persone sono morte a Hallabjah”, scrive Fisk, “Ma ecco. Giorni diversi, standard diversi.” Nel 1988 un’operazione militare andava contro gli interessi degli Stati Uniti, oggi invece conviene intervenire.

Secondo Fisk, infatti, l’esercito di Bashar al-Assad potrebbe vincere contro i ribelli che l’occidente sta segretamente armando: insieme ad Hezbollah – alleato dell’Iran in Libano – il regime di Damasco ha sconfitto i ribelli a Qusayr e potrebbe vincere anche a nord di Homs.

E poiché l’Iran è sempre più profondamente coinvolto nella protezione del governo siriano, una vittoria per Bashar è una vittoria per l’Iran. Ma le vittorie iraniane non possono essere tollerate dall’Occidente.

“Se dobbiamo credere alle sciocchezze che provengono da Washington, Londra, Parigi e dal resto del mondo “civilizzato”, è solo una questione di tempo prima che la nostra spada fulminea e vendicativa colpisca i Damasceni”, commenta Fisk, che aggiunge: “Osservare i leader del resto del mondo arabo applaudire questa distruzione è forse la più dolorosa esperienza storica da tollerare per la regione.

E la più vergognosa. Tranne per il fatto che attaccheremo i musulmani sciiti e i loro alleati mente i musulmani sunniti batteranno le mani. Ed è così che è fatta la guerra civile.”