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Il Brasile tra calcio e proteste

Dilma Rousseff ha annunciato alcuni provvedimenti per venire incontro alle richieste dei manifestanti

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Il Brasile si aggiudica la Confederations Cup vincendo 3-0 contro la Spagna, ma fuori dallo stadio Maracanã aleggia un clima di tensione e contestazioni.

Il presidente Dilma Rousseff non ha assistito alla finale tra la nazionale verdeoro e i campioni del mondo in carica, temendo il ripetersi di quanto si era verificato alla cerimonia di apertura a Brasilia, quando venne sonoramente contestata dalla folla di tifosi sugli spalti.

La sua assenza, che ha irritato Blatter e i vertici della Fifa, non è passata inosservata, dato che è consuetudine che il presidente del Paese ospitante premi la Nazionale vincitrice del torneo.

Da circa un mese le proteste in Brasile agitano le piazze e congestionano il traffico urbano: i focolai di proteste, sorti nelle prime settimane di giugno a San Paolo e Rio de Janeiro, si sono presto accesi in altre città e migliaia di brasiliani sono scesi in strada contro gli aumenti del costo dei trasporti, reclamando un servizio pubblico di qualità.

I nuovi prezzi al rialzo hanno dato inizio alla protesta, scandita in tutto il Paese da manifestazioni che hanno avuto luogo non solo nei centri urbani, ma anche presso gli stadi ospitanti la Confederations Cup e la sede del Parlamento Nazionale a Brasilia. Non sono mancate tensioni e scontri aperti tra i manifestanti e le forze della polizia.

Dopo alcuni giorni di contrattazione con gli organizzatori delle contestazioni, il 20 giugno i sindaci di Rio de Janeiro e San Paolo hanno deciso congiuntamene di riportare le tariffe dei trasporti urbani al livello originale. Questo provvedimento non ha spento le proteste che si sono estese in 130 città del Brasile contando fino a 1.400.000 partecipanti.

I brasiliani chiedono molto di più della riduzione dei costi dei mezzi pubblici, denunciano la criminalità urbana, la corruzione del sistema politico del Paese e gli sprechi di denaro pubblico per la costruzione di infrastrutture destinate ai Mondiali e alla Confederations Cup, rivendicano un servizio sanitario di qualità e maggiori investimenti nei settori dell’istruzione pubblica e dei trasporti.

Dilma Rousseff ha tenuto in televisione un discorso ufficiale rivolto ai manifestanti: favorevole a contestazioni ordinate e pacifiche, li ha invitati a sottrarsi a qualunque forma di violenza. Il presidente ha dichiarato che le proteste esprimono “la forza della nostra democrazia e il desiderio delle giovani generazioni brasiliane di far progredire il Brasile”.

Ha poi garantito che ascolterà e rispetterà le rivendicazioni di questa nuova energia politica e che dialogherà con le parti sociali per conciliare ed esaudire quanto prima le istanze che animano le contestazioni.

Il 24 giugno il presidente ha convocato i 27 governatori federali e i 26 sindaci delle capitali degli stati brasiliani per una riunione presso Palácio do Planalto, sede del governo a Brasilia, per discutere i provvedimenti politici e economici necessari per superare lo stallo.

L’incontro ha visto la stesura di un’agenda politica contenete cinque punti: promuovere una maggiore responsabilità fiscale e controllo dell’inflazione, migliorare la rete dei trasporti pubblici, aumentare gli investimenti nei settori della salute e dell’educazione.

Infine, la Rousseff propone un referendum per la creazione di una costituente che promuova una riforma per ossigenare il sistema politico del Paese attraverso una cornice di regole che favorisca processi decisionali più trasparenti e maggiore partecipazione democratica.

Le manifestazioni intanto continuano sorde ai provvedimenti del governo brasiliano e il consenso del presidente cala tra la popolazione.

La Rousseff ha comunque invitato il Brasile, cinque volte campione del mondo, a riservare un’accoglienza calorosa alle nazioni ospiti che si recheranno nel Paese a disputare i tornei, dimostrando che il calcio è il simbolo nazionale di pace e fratellanza tra i popoli.