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Italeñas

Cresce sempre di più il numero di immigrati di seconda generazione, ma dovranno ottenere la cittadinanza come tutti gli altri

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Melina Ramirez ha 19 anni, è nata e cresciuta in Italia. Ma non è italiana. Diversamente dai suoi compagni di classe, alle scorse elezioni non ha potuto votare, nonostante sia maggiorenne.

Benché abbia passato quasi tutta la sua vita qui, stia studiando e parli perfettamente la lingua, le leggi italiane ancora non le riconoscono i diritti di un normale cittadino del nostro Paese.

Il padre portò Melina in Ecuador da bambina, quando aveva quattro anni, e lì vissero per circa un anno. La sua residenza in Italia non risulta così essere continua e la cittadinanza, richiesta appena compiuti i 18 anni, le è stata negata.

Melina sta per fare l’esame di maturità italiana, ma secondo le leggi in vigore non sarà davvero italiana al 100 per cento per chissà quanto ancora. L’unica soluzione è fare una pratica come la fanno tutti gli altri immigrati: sono necessari 10 anni di residenza legale e una lunga attesa.

La condizione giuridica dei bambini figli di immigrati nati in Italia è legata a quella dei genitori: se ottengono la cittadinanza questa si trasmette anche ai figli.

Ogni anno cresce il numero dei figli nati da stranieri in Italia. Nel 2011, il 15 per cento dei nuovi nati (79 mila bambini) aveva entrambi i genitori stranieri. Oggi sono circa 600 mila gli italiani di seconda generazione.