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Il declino di Pompei
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Il declino di Pompei

Il sito archeologico è a rischio a causa di problemi burocratici e delle infiltrazioni della camorra

24 Apr. 2013

Una scenografia imponente fatta di strade, botteghe, terme, osterie e da una domus romana accompagnano 250 reperti archeologici e ci raccontano la vita quotidiana dei romani prima di quell’estate del 79 d.c. quando il Vesuvio distrusse Pompei ed Ercolano. Non siamo in Italia ma al British Museum di Londra, dove è in corso una mostra senza precedenti dal titolo ‘Life and Death: Pompeii and Herculaneum’. Si prevedono oltre 400 mila visitatori.

Pompei, seppellita dalla lava del Vesuvio oltre 2 mila anni fa, è diventata una delle attrazioni turistiche più popolari del mondo. Ma nell’ultimo decennio i diversi crolli nel sito (come quello della domus dei gladiatori nel 2010) hanno allarmato gli esperti. Inoltre il problema degli appalti truccati e delle successive indagini ha bloccato diverse ristrutturazioni e altre iniziative, come la trasformazione di una villa in un museo e di un altro edificio in un ristorante.

Il declino del sito archeologico è stato di recente descritto dal New York Times: “L’ultima minaccia ai tesori di Pompei: la burocrazia italiana”, titola così un articolo pubblicato dal giornale statunitense.

“A partire dal XVIII secolo, il sito archeologico ha stoicamente sopportato milioni di turisti moderni. Eppure oggi è sotto una minaccia ancora più grande: la burocrazia italiana. I crolli avvenuti hanno allarmato gli ambientalisti ed esperti, secondo cui l’antica città romana è pericolosamente esposta agli agenti atmosferici, oltre a soffrire di una mancanza di pianificazione strategica e di una gestione manageriale problematica”, riportano le giornaliste Rachel Donadio ed Elisabetta Povoledo.

Lo stato del sito ha preoccupato l’Unione Europea, che a febbraio ha stanziato 105 milioni di euro per finanziare ‘il Grande progetto Pompei’ con lo scopo di migliorare la conservazione dei beni storici e l’accessibilità per i turisti, favorendo una nuova economia e cultura. Il progetto dovrebbe fornire alla città campana un nuovo sistema fognario, in grado di proteggere le aree più a rischio. E permettere di ristrutturare e riaprire alcune zone chiave del sito archeologico.

Ma non è solo la burocrazia a minacciare Pompei. Il quotidiano inglese The Independent punta il dito su un altro nemico: la camorra. “La settimana scorsa una squadra di carabinieri ha organizzato un’ispezione a Pompei, per capire il ruolo della camorra nei lavori di ristrutturazione. Ma il capo della prefettura antimafia Mariolina Goglia non ha ancora rivelato i risultati delle indagini. ll 5 febbraio la polizia ha arrestato Annamaria Caccavo, proprietaria di un’azienda di ristrutturazione che aveva preso un contratto da 8 milioni di euro per occuparsi del Teatro Grande. L’imprenditrice è accusata di corruzione”.

“Con questa quantità di denaro in ballo, è sicuro che la camorra cercherà di approfittarne”, ha dichiarato il portavoce dell’associazione antimafia Libera Fabio Giuliani.

Proprio di questi problemi legati agli affari della malavita organizzata ha parlato anche il ministro per la Coesione territoriale Barca, spiegando alle giornaliste del New York Times che questo nuovo progetto si propone di sconfiggere questo aspetto, dichiarando che la non conservazione e il fallimento nel preservare Pompei sarebbe un fallimento dello Stato.

I problemi che gravano sul prezioso sito vesuviano sono complessi e hanno radici lontane. La conservazione è stata ostacolata da un blocco delle assunzioni, in particolare di restauratori qualificati, ma anche di addetti alla manutenzione di livello inferiore. Si aggiunge il sottofinanziamento degli ultimi 50 anni. Il Nyt cita il direttore archeologico del sito, Stefani: “Questa è una città senza gli abitanti che si occupano della cura, giorno per giorno, che ogni casa richiede”.

I finanziamenti europei sono un buon punto di partenza. La nuova strategia di conservazione di Pompei sarà focalizzato meno sul ripristino dei singoli monumenti ma sulla manutenzione complessiva. Inoltre si parla di introdurre sponsorizzazioni private.

Può una realtà straordinaria come Pompei rappresentare un problema piuttosto che una risorsa? Colpita più volte da calamità naturali, sopravvissuta ad alluvioni, terremoti, eruzioni e bombardamenti, sarà in grado di sopravvivere alla burocrazia italiana e alla camorra?

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