Intelligenza artificiale, la via italiana
Il settore è dominato dai colossi americani e cinesi. Ma se nell’Ue ci limitiamo a importare le loro tecnologie mettiamo a rischio la nostra sovranità digitale. Così diventa fondamentale il ruolo delle telco europee. A partire dal nostro Paese
L’intelligenza artificiale rappresenta sicuramente una grande opportunità in molti ambiti, ma bisogna essere ben consapevoli dei rischi legati a un uso non regolamentato. Anche perché al momento i principali servizi legati a queste tecnologie sono nelle mani di pochi colossi internazionali, americani e cinesi su tutti, con evidenti rischi per la tutela dei nostri dati personali. Quel che è certo è che l’uso di soluzioni AI e degli agenti AI è sempre più diffuso: secondo i recenti dati forniti da Eurostat, nel 2025, il 55% delle grandi imprese dell’Unione europea ha utilizzato almeno una tecnologia di intelligenza artificiale.
In Italia usa l’IA il 14,2% delle imprese da 10 a 49 addetti, il 27,6% di quelle da 50 a 249 e il 53,1% di quelle con 250 addetti o più. Un mercato che nel nostro Paese ha raggiunto un valore di 1,8 miliardi di euro nel 2025, con una crescita del 50% rispetto al 2024, secondo una ricerca del Politecnico di Milano.
Competizione globale
La rapida evoluzione di queste tecnologie, come l’avvento dell’AI agentica – in grado di eseguire autonomamente compiti complessi – mostra quanto sia urgente intervenire per tutelare la propria sovranità tecnologica e assicurare il controllo dei dati.
L’Italia e l’Europa non possono limitarsi a importare i grandi modelli di intelligenza artificiale sviluppati negli Stati Uniti e in Cina, spesso caratterizzati da evidente opacità nella gestione dei dati e nei processi di addestramento. Un campanello d’allarme lanciato anche da una relazione dell’Europarlamento, che evidenzia come l’Ue attualmente dipenda da Paesi terzi per oltre l’80% dei prodotti, dei servizi, delle infrastrutture e della proprietà intellettuale digitali.
Nel solo settore del cloud, tre big tech americane rappresentano insieme circa il 70% della quota di mercato in Europa. Con evidenti rischi per i nostri dati sensibili, nella stragrande maggioranza conservati in infrastrutture detenute e gestite da fornitori statunitensi.
Nonostante questa consapevolezza, l’Europa non è ancora riuscita a produrre modelli di intelligenza artificiale paragonabili a quelli americani o cinesi. Per questo è necessario rimettere al centro della strategia europea gli operatori di telecomunicazioni, gli unici soggetti a disporre delle risorse critiche indispensabili come reti proprietarie in fibra e 5G, data center di ultima generazione sul territorio, piattaforme di cybersecurity e competenze specialistiche per costruire un ecosistema digitale davvero sovrano.
Le iniziative
In questa cornice, in Italia Fastweb+Vodafone ha basato la sua strategia per lo sviluppo dell’AI sul controllo end-to-end di tutti gli asset necessari alla progettazione, creazione e gestione delle applicazioni AI. In questo modo la società è in grado di garantire che i dati di aziende e pubbliche amministrazioni rimangano sul territorio nazionale.
Per costruire una via italiana ed europea all’intelligenza artificiale, Fastweb+Vodafone ha investito con decisione in infrastrutture e tecnologie per lo sviluppo di un ecosistema integrato e sovrano. Inoltre si è dotata di un supercomputer Nvidia per l’AI generativa – il primo in Italia di proprietà di un’azienda privata e uno dei più performanti per potenza computazionale del Paese – dedicato allo sviluppo di modelli verticali in lingua italiana. Tra questi, MIIA, il modello di intelligenza artificiale sviluppato per imprese e pubbliche amministrazioni.
Si tratta di modelli sicuri – perché i dati sensibili sono trattati esclusivamente in Italia, all’interno di un cloud sovrano ospitato in data center nazionali – e capaci di rispondere alle specifiche esigenze dei diversi settori industriali, dalla sanità alla manifattura, dalla difesa all’automotive. Non solo. Fastweb+Vodafone ha recentemente lanciato anche ROSS, l’agente di AI che ha l’obiettivo di semplificare il lavoro delle persone, alleggerendo il carico di operatività e attività organizzative, liberando così tempo prezioso da dedicare a compiti più strategici che richiedono maggiore concentrazione e creatività. ROSS, sviluppato da NextMindLab – startup innovativa italiana detenuta al 100% da Fastweb Spa – è un vero assistente personale, in grado di comprendere le richieste dell’utente, trasformarle in attività concrete ed eseguirle operativamente al suo posto. Può gestire autonomamente la posta elettronica, organizzare l’agenda, condurre ricerche approfondite, redigere documenti, creare un sito web in pochi click, monitorare notizie rilevanti e pianificare attività complesse. Dotato di memoria persistente a lungo termine e capace di apprendere e ricordare preferenze, priorità e contesto specifico di ogni utente nel tempo, è in grado di migliorare continuamente la sua capacità di supportare l’utente, anticipandone esigenze e adattandosi al suo modo di lavorare.
Anche ROSS si basa su modelli linguistici e infrastrutture proprietarie situati in Italia e conformi al Regolamento Europeo sulla protezione dei dati e all’AI Act europeo. Per un pieno rispetto della privacy, è possibile richiedere in qualsiasi momento la cancellazione completa di tutti i dati utilizzati, che in ogni caso non vengono mai impiegati per addestrare modelli AI, né proprietari né di terze parti.
Serve, in definitiva, che l’Europa si doti di una propria filiera tecnologica e digitale partendo proprio dai grandi operatori di telecomunicazioni capaci di favorire lo sviluppo dei servizi e delle applicazioni del futuro, per costruire una vera sovranità tecnologica.