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Vuelta 2022: molto rumore per poco sulla Sierra Nevada

Immagine di copertina
Credit: EPA/Javier Lizon

Vuelta 2022: molto rumore per poco sulla Sierra Nevada

L’olandese Thymen Aresman (Team DSM) ha vinto in solitaria la quindicesima tappa della 77ma Vuelta Espana, che portava i corridori da Martos ai 2.512 metri dell’Alto Hoya de la Mora sulla Sierra Nevada. Qui, oltre al traguardo di giornata, era posta la Cima Alberto Fernandez, punto più alto della corsa iberica equivalente alla nostra Cima Coppi, dedicato al grande scalatore spagnolo degli anni ottanta, tragicamente scomparso in un incidente d’auto. Il ventiduenne tulipano ha preceduto di 1’23” un insolitamente pimpante Enric Mas (Team Movisar) con il colombiano Miguel Angel Lopez (Astana Qazaqstan Team) terzo a 1’25”. Con uno scatto a 1.500 metri dal traguardo Primoz Roglic (Jumbo Visma), giunto quinto a 1’44”, ha guadagnato 15 secondi sulla maglia roja Remco Evenepoel (Quick Step Alpha Vinyl), a sua volta decimo all’arrivo ad 1’59” dal vincitore. Tutto ciò ha portato ad un parziale ricompattamento della classifica con il millennial fiammingo sempre al comando con 1’34” sul campione olimpico a cronometro e 2’01” su Mas.

La frazione, lunga solo 153 i chilometri, è vissuta sull’attesa della salita finale. Evenepoel, saggiamente, ha piazzato nella fuga di giornata, forte di 30 unità, due suoi gregari: il bergamasco Fausto Masnada ed il connazionale Louis Vervaeke (Quick Step Alpha Vinyl Team). Proprio il secondo, raccolto per strada ai meno 15 dall’arrivo in piena ascesa finale, ha svolto un ruolo decisivo, scandendo il ritmo per diversi chilometri. Roglic, per parte sua, si è trovato senza sostegno dalla sua squadra. Lo sloveno dà l’impressione, nei suoi attacchi, d’avere attualmente una limitata autonomia, forse non superiore ai due chilometri. Chi oggi ha provato a fare qualcosa di più è stato sicuramente Mas che, avvalendosi dell’alleanza temporanea con Lopez ha recuperato 42 secondi ad Evenepoel. Fatto sta che, di fronte agli attacchi di entrambi i suoi antagonisti, il giovane fiammingo ha mantenuto il sangue freddo limitando in termini accettabili i danni cronometrici. Simile al risultato del giorno precedente, anche oggi tutti gli attaccanti da lontano sono stati ripresi, tranne uno: il giovane olandese che ha spiegato con la prestazione odierna il motivo per cui la Ineos Grenadiers lo ha ingaggiato per la prossima stagione.

Domani andrà in scena il terzo ed ultimo giorno di riposo. Dopodiché resteranno sei frazioni sulla strada che porterà a Madrid: due, a cominciare dalla sedicesima tappa in programma martedì, da Sanlucar a Tomares lungo 189 chilometri pianeggianti, saranno per velocisti mentre le altre quattro, di cui tre con arrivo in salita,  non dovrebbero risultare durissime, pur presentando difficoltà altimetriche. Dieci anni fa, in una situazione analoga, Alberto Contador, all’epoca decisamente meno in forma dei suoi rivali per il successo finale, Joaquin Rodriguez e Alejandro Valverde, scrisse la più bella pagina della carriera. Con un attacco, apparentemente folle e scriteriato, a più di 100 chilometri dal traguardo nella Santander – Fuente De, sorprese i suoi due avversari andando a conquistare così la seconda delle sue tre vuelte. A Roglic e Mas, per ribaltare la situazione, potrebbe servire, nei prossimi giorni, un pizzico della creatività del sommo madrileno.

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