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Vuelta 2022: l’orgoglio di Roglic riapre la lotta per la maglia roja

Immagine di copertina
Credit: EPA/Javier Lizon

Vuelta 2022: l’orgoglio di Roglic riapre la lotta per la maglia roja

Il campione olimpico Richard Carapaz (Ineos Grenadiers) ha vinto per distacco la quattordicesima tappa della 77ma Vuelta Espana che portava i corridori da Montoro fino ai 1.820 d’altitudine della Sierra de la Pandera, dopo 160 chilometri infarciti d’asperità. L’ecuadoriano ha così bissato il successo di 48 ore fa sul traguardo di Penas Blancas, precedendo di otto secondi il colombiano Miguel Angel Lopez (Astana Qazaqstan Team) e un risorto Primoz Roglic (Jumbo Visma). La maglia roja Remco Evenepoel, in affanno sull’ultima salita, è giunta al traguardo in ottava posizione a 56” dal vincitore. Si è accorciata di conseguenza la classifica generale, con il millenial fiammingo che ha visto ridursi a 1’49” il suo vantaggio sullo sloveno, vincitore delle ultime tre edizioni della corsa spagnola. L’iberico Enric Mas (Team Movisar) ha conservato la terza posizione in graduatoria, con un ritardo di 2’43” da Evenepoel.

È stata una frazione emozionante che ha realizzato il sogno delle convergenze parallele di Aldo Moro. Infatti, la fuga, formatasi dopo 50 chilometri, è stata quasi ripresa dai migliori sulla salita finale, eccezion fata per El Diablito che ha saputo conservare un vantaggio minimo con cui assicurarsi la quarta vittoria stagionale. Il gruppo dei fuggitivi di giornata era composto da  10 corridori: il francese Clement Champoussin (AG2R Citroën Team), il kazako Alexey Lutsenko (Astana Qazaqstan Team), lo spagnolo Luis Leon Sanchez (Bahrain Victorious), il transalpino Bruno Armirail (Groupama FDJ), l’ecuadoriano Richard Carapaz (Ineos Grenadiers), l’italiano Filippo Conca (Lotto Soudal), il francese Kenny Elissonde e il danese Mads Pedersen (Trek Segafredo), il tedesco Marco Brenner (Team DSM) e l’iberico Raul Garcia Pierna (Equipo Kern Pharma). Gli attaccanti hanno raggiunto un vantaggio massimo di 4’20”, in coincidenza con il passaggio al GPM di Puerto de Siete Pilillas a 50 chilometri dall’arrivo.

Cominciava, a questo punto, la graduale rimonta del gruppo, oggettivamente quasi simbolica nella prima parte, in cui emergevano le ben note carenze del Wolfpack per le grandi corse a tappe. Era solo ai meno 20 dal traguardo, con il ritardo ancora di 3’30”, che la musica cambiava con Robert Gesink (Jumbo Visma) che alzava decisamente l’andatura. A cinque chilometri dall’arrivo, con il gruppo dei migliori che aveva ridotto il margine ad un minuto, si registravano, quasi in contemporanea, i due episodi decisivi. Roglic scattava, non inseguito da Evenepoel che, gradualmente, andava in difficoltà venendo superato anche da tutti gli altri uomini di classifica. Contemporaneamente, Carapaz, resosi conto che non sarebbe riuscito a vincere la frazione senza un’ulteriore accelerazione, rompeva gli indugi davanti. Dietro, si riportavano sullo sloveno Mas e Lopez con l’iberico che, però, cedeva repentinamente all’ultimo chilometro. Evenepoel perdeva, inizialmente, quasi un minuto ma, poi, trovava, a due chilometri dall’arrivo, un’ultima razione di energie che gli permetteva di limitare i danni. Il chilometro finale in discesa salvava Carapaz dalla rimonta di Lopez e Roglic.

Domani non ci sarà tempo per leccarsi le ferite. Andrà infatti in scena la quindicesima tappa, che porterà i corridori da Martos al punto più alto di questa edizione della Vuelta: i 2.512 metri sul livello del mare dell’Alto Hoya de la Mora sulla Sierra Nevada. Saranno solo 153 i chilometri da percorrere con un altro GPM, l’Alto del Purche, ai meno 40 dall’arrivo. La resa dei conti, però, avrà luogo sui 20.000 metri finali con pendenza media all’8% che deborderà ripetutamente in doppia cifra. Tra 24 ore dovremmo avere le idee più chiare sul destino finale della maglia roja 2022.

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