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Parigi-Roubaix 2026: van Aert trasforma l’inferno in paradiso

Immagine di copertina
Credit: AGF

Il fiammingo Wout van Aert (Visma Lease a Bike) ha vinto la 123ma Parigi-Roubaix precedendo allo sprint il campione del mondo Tadej Pogacar (UAE Team Emirates XRG) con il belga Jasper Stuyven che ha conquistato la terza moneta, staccato di 13”, davanti al vincitore delle ultime tre edizioni, l’olandese Mathieu van der Poel (Alpecin Premier Tech), giunto a 15”. Per Van Aert, sempre protagonista ma mai vincitore nelle grandi classiche del nord, si tratta della fine d’un incubo con la seconda vittoria in una corsa monumento dopo la Milano-Sanremo del 2020.

La gara, disputata a un ritmo forsennato, ha vissuto una fase d’intensità estrema subito dopo metà percorso. A 120 chilometri dall’arrivo, nel settore di pavé 22 a tre stelle di Quérénaing à Maing, ha forato Pogacar. La ristrettezza della sede stradale ha impedito all’ammiraglia della UAE d’intervenire prontamente. Lo sloveno ha dovuto, quindi, ricorrere a una bici di fortuna dell’assistenza corsa, riuscendo a recuperare, dopo più di 10 minuti, un modello a lui consono. Trovatosi staccato d’un minuto dal gruppo dei migliori, con van der Poel che, nel frattempo, aveva schierato la squadra a tirare il gruppo, lo sloveno ha dovuto fermare tutti i suoi compagni, eccezion fatta per Florian Vermeesch, per colmare il divario, ricucendo il buco ai meno 98 dal traguardo in prossimità dell’ingresso nella Foresta d’Arenberg. Proprio qui, nel punto critico per antonomasia della corsa delle pietre, si è assistito a uno dei più clamorosi rovesci del destino con il nipote di Raymond Poulidor che ha forato due volte nello spazio d’un chilometro, perdendo così più di due minuti.

All’uscita dalla foresta, a 90 chilometri dal traguardo, al comando si è formato un drappello composto da sette corridori: Pogacar, Van Aert, il compagno del fiammingo Christophe Laporte (Visma Lease a Bike), il danese Mads Pedersen (Lidl Trek), il neozelandese Laurence Pithie (Red Bull Bora Hansgrohe), lo svizzero Stefan Bissegger (Decathlon CMA CGM Team) e Stuyven. Su questi, si è rapidamente riportato Filippo Ganna (Ineos Grenadiers), staccatosi nuovamente quasi subito a causa d’una foratura. E’ iniziata, a questo punto, una corsa parallela. Davanti Pogacar e Van Aert si sono liberati gradualmente di tutti i compagni di fuga, restando soli a poco più di 50 chilometri dall’arrivo al termine del settore numero 12 di Auchy-lez-Orchies à Bersèe. Dietro van der Poel ha progressivamente recuperato, fagocitando tutti coloro che, strada facendo, si erano dispersi.

Con il ritardo dell’olandese sceso a soli 40” dal duo di testa, la corsa si è cristallizzata. E’ probabile che il lungo ed estenuante inseguimento abbia prosciugato le energie di Mathieu che, privo di sostegno da parte degli altri inseguitori, non è riuscito a completare il ricongiungimento. Ai meno 16 dal traguardo, all‘inizio del decisivo settore 4, Carrefour de l’Arbre, Pogacar ha tentato, invano, di togliersi di ruota Van Aert, apparso sempre più convinto dei suoi mezzi man mano che la corsa si avvicinava alla conclusione. L’epilogo ha visto lo sloveno, entrato in testa al velodromo, tentare di ripetere la volata sincopata che gli aveva permesso di conquistare la Milano-Sanremo. Il piano, questa volta, non ha funzionato: Van Aert non ha avuto problemi a partire ai 200 metri, saltando Tadej e vincendo comodamente. Per il fuoriclasse di Komenda che, tre settimane fa, ha finalmente esorcizzato la classicissima di primavera, la seconda piazza d’onore consecutiva nella corsa delle pietre sancisce la nascita d’una nuova nemesi.

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