Mondiali ciclismo 2019, l’Italia a caccia dell’iride perduto

Di Simone Gambino
Pubblicato il 27 Set. 2019 alle 08:56 Aggiornato il 27 Set. 2019 alle 08:57
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Mondiali ciclismo 2019, l’Italia a caccia dell’iride perduto: la presentazione

MONDIALI CICLISMO 2019 – Domenica prossima si corre ad Harrogate il mondiale di ciclismo élite. A 37 anni di distanza dalla fucilata di Goodwood, probabilmente lo scatto più famoso della storia del ciclismo, la maglia iridata torna ad essere assegnata sulle strade inglesi.

Nella squadra che difenderà i colori azzurri in una giornata che si preannuncia fredda e piovosa non ci sarà però nessun Beppe Saronni in grado di rinverdire i fasti di quell’oramai lontano 5 settembre 1982 quando il trionfo del campione di Parabiago risollevò il morale di una nazione scossa dal barbaro omicidio del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Mondiali ciclismo 2019, gli italiani

Il Commissario Tecnico Davide Cassani, preso atto della rinuncia di Vincenzo Nibali, ha messo su una squadra operaia, probabilmente una delle più scarse mai schierate dall’Italia da quando nel 1927 presero il via i mondiali professionisti.

Capitano, teoricamente, è Matteo Trentin, campione europeo a Glasgow un anno fa in una giornata meteorologicamente non dissimile da come si preannuncia domenica prossima. In realtà, gli otto azzurri avranno tutti una discreta libertà di azione con la strada e, soprattutto, il maltempo, che designeranno le gerarchie in corsa.

Mondiali ciclismo 2019 su strada, i favoriti

I bookmakers hanno individuato tre grandi favoriti. Il giovane olandese Mathieu van der Poel viene indicato come l’uomo da battere. Figlio e nipote d’arte, suo padre Adrie fu grande campione sia nelle classiche del nord che in ciclocross 30 anni fa mentre suo nonno materno Raymond Poulidor fu l’antagonista perennemente sconfitto di Jacques Anquetil, il 24enne di Kapellen dovrà tentare di riportare nella terra dei tulipani quella maglia iridata che manca da ben 34 anni ossia da quando Joop Zoetmelk sul Montello anticipò Moreno Argentin e Greg Lemond per vincere il più geriatrico degli iridi.

Peter Sagan viene considerato l’antagonista principale di van der Poel. Lo slovacco, l’unico nella storia a vincere tre titoli consecutivi, vuole diventare il primo tetracampione staccandosi così dalla illustre compagnia di Alfredo Binda, Rik van Steenbergen ed Eddy Merckx. Capace di vincere nel mite clima di Richmond, nel deserto di Doha e lungo i fiordi di Bergen, Sagan è agonisticamente adiabatico, particolare non trascurabile in caso di maltempo.

Laddove gli allibratori vedono nel francese Julien Alaphilippe il potenziale terzo incomodo, io credo che il francese possa difficilmente trovare un terzo picco di forma in una stagione che lo ha già visto grande protagonista sia in primavera che al Tour de France.

Sono convinto, invece, che il destino della corsa di domenica sia principalmente nelle mani della compagine belga. Se il CT belga Kevin De Weert riuscirà a tenere unita la squadra, agli altri potrebbero restare le briciole.

Lo stato di forma indicherebbe in Philippe Gilbert il capitano designato. Bisogna ricordare, però, che il Belgio dispone sia del campione olimpico Greg Van Avermaet che del ragazzo di platino, il 19enne Remco Evenepoel, che potrebbe pagare però la fatica della cronometro di mercoledì in cui ha conquistato la medaglia d’argento alle spalle di un galattico Rohan Dennis.

Sarà una corsa durissima ad eliminazione in cui la durezza del percorso, ancora da verificare, probabilmente passerà in secondo piano rispetto alle condizioni atmosferiche. Forte dell’insperato bronzo di Filippo Ganna nella cronometro, l’Italia parte non avendo niente da perdere.

Personalmente, credo che a fine pomeriggio, nel plumbeo cielo di Harrogate tanto caro ad Agatha Christie, saranno le note della Brabanconne a salutare il secondo titolo mondiale di Philippe Gilbert, il vallone che, come lui ama sottolineare, corre per tutto il Belgio.

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