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Milano-Sanremo 2021: aspettando il nipote, 60 anni dopo il nonno

Di Simone Gambino
Pubblicato il 19 Mar. 2021 alle 15:30
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Immagine di copertina
Un momento della Milano Sanremo 2020. Credit: ANSA

Di questi tempi si hanno poche certezze. Una di queste, rispetto allo scorso anno quando si corse ad agosto, è che la Milano-Sanremo sia foriera dell’arrivo della primavera. Pertanto, domani mattina, dopo essersi ritrovati di buon’ora al Castello Sforzesco, i corridori punteranno a sud ovest, attraversando il capoluogo lombardo, per partire ufficialmente da Via della chiesa rossa. Percorreranno, poi, 299 chilometri per arrivare a Sanremo in Via Roma. Il tutto, per la prima volta, in diretta televisiva integrale.

Il disegno è molto simile a quello tradizionale con la sola assenza del Passo del Turchino, chiuso per lavori e sostituito dal Colle del Giovo, e con il pieno reintegro nel percorso della corposa porzione lungo la costa ligure che 12 mesi fa era venuta a mancare a causa del divieto di passaggio imposto dai sindaci del litorale savonese. A causa di questo provvedimento, il tragitto 2020, allungatosi fino a 307 chilometri, aveva portato i ciclisti ad ovest, attraverso Monferrato e Langhe, fino alla provincia granda, per poi affrontare il Colle di Nava, piombando sul mare ad Imperia.

Quest’anno, invece, si tornerà a scalare i tre capi, Mele, Cervo e Berta, consolidati antipasti all’apertura delle ostilità. Dopodiché, la gara entrerà nel vivo a San Lorenzo al Mare quando inizierà la salita di Costa Rainera, volgarmente nota come Cipressa, dal nome del comune ubicato in cima all’ascesa. Seguiranno la discesa e, soprattutto, i 10 famigerati chilometri lungo l’Aurelia, la nemesi degli attaccanti in quanto favorevoli al rientro del gruppo su eventuali fuggitivi. Ai meno 9 dall’arrivo si abbandonerà la SS1, scartando verso destra, per scalare il Poggio, il cui giudizio sovente ha ristretto il campo dei papabili, se non addirittura sentenziato il nome del vincitore.

Lo scoppiettante inizio di stagione, confermato dalla più bella edizione nella storia della Tirreno-Adriatico, ci consegna, in assenza di Tadej Pogacar, dominatore della Corsa dei due Mari, un tris di favoriti. In pole position, troviamo Mathieu van der Poel. Il campione del mondo di ciclocross, figlio di Adrie e Corinne Poulidor, vuole ripercorrere a 60 anni di distanza le gesta di nonno Raymond che proprio sul traguardo sanremese colse il più importante successo della sua carriera, pur sbagliando strada all’altezza della fontana che immetteva sul rettilineo finale. A contrastare il campione d’Olanda ci saranno il suo antagonista per eccellenza, tanto nel fango quanto sull’asfalto, Wout Van Aert ed il campione del mondo Julien Alaphilippe. Furono proprio questi ultimi due, l’8 agosto scorso, a giocarsi in volata il successo in via Roma con il fiammingo capace di resistere al ritorno del francese, trionfatore a sua volta nel 2019.

L’illogicità della Sanremo, tuttavia, è tale che, come insegna l’improbabile trionfo di Vincenzo Nibali tre anni fa, a nessuno è precluso sognare. Nel caso il gruppo arrivasse in volata, il diavoletto tasmaniano Caleb Ewan, l’irlandese Sam Bennett ed il francese Arnaud Demare, già vincitore nel 2016, potrebbero contendersi il successo. Ci sono poi due grandi campioni che la classicissima d’apertura non l’hanno mai vinta ma che non possono essere omessi dai pronostici. Peter Sagan, quest’anno, non partirà da favorito. Paradossalmente, potrebbe essere questa la volta buona per il tre volte iridato slovacco. L’ultimo pensiero va a Philippe Gilbert, probabilmente alla sua ultima recita in riviera. Al vallone manca solo la Milano-Sanremo per diventare il quarto nella storia, e l’unico non fiammingo, a trionfare in tutte le cinque classiche monumento. Gilbert è conscio che il percorso non si confa alle sue caratteristiche. Lo stesso, tuttavia, si diceva della Parigi-Roubaix da lui conquistata, al terzo tentativo, nel 2019.

Cosa possiamo aspettarci dagli italiani, peraltro orfani di Diego Ulissi, il più competitivo nelle corse di un giorno, che speriamo di rivedere al Giro d’Italia? Davide Ballerini e Matteo Trentin sembrerebbero i più in forma ma, se proprio volessi fantasticare in azzurro, riporrei le mie speranze su un attacco di Filippo Ganna nel tratto di Aurelia che collega la discesa della Cipressa all’inizio del Poggio. Il granatiere di Verbania potrebbe così emulare quanto fece Gianni Bugno nel 1990, arrivando solitario al traguardo. La realtà è che sono tempi duri per i nostri colori, diversamente da 100 anni fa quando i due più grandi campioni dell’epoca, Giovanni Brunero e Costante Girardengo, si presentarono in Corso Cavallotti per giocarsi in volata il successo che andò al Campionissimo di Novi Ligure, la seconda delle sue fantastiche sei vittorie.

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