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“Maradona vive nei sogni dei ragazzi di Secondigliano”: il ricordo della scuola calcio dove crescono gli adulti di domani

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Marco Topo, presidente della scuola calcio Cantera di Secondigliano, quartiere settentrionale di Napoli, racconta cosa significa la morte di Maradona per Napoli, ma soprattutto per i ragazzi che si allenano in quei luoghi della periferia partenopea che salvano l'anima a tutti

Per alcuni è stato solo un calciatore, per altri solo un uomo, per milioni di napoletani un Dio. E non un Dio qualunque. La scomparsa di Diego Armando Maradona, avvenuta ieri mercoledì 25 novembre per arresto cardiaco, segna una ferita profonda nell’anima di Napoli, la città dove El pibe de oro ha espresso il meglio del suo talento. Maradona è stato un simbolo, un uomo che nonostante i suoi eccessi ha alimentato i sogni di tanti ragazzini amanti del calcio. E quando la vita comune non sempre profuma di futuro, il pallone e quelle incredibili acrobazie da funambolo incollano la parola promessa su una maglia col numero 10.

Marco Topo è il presidente della scuola calcio Cantera di Secondigliano, quartiere settentrionale di Napoli. Uno di quei luoghi spesso “bistrattati dai media”, come dice lui stesso a TPI. Ma anche uno di quei luoghi dove si allevano i sogni e i campioni di domani. Ci ha raccontato cosa significa la morte di Maradona per Napoli, ma soprattutto per i ragazzi che si allenano in quei luoghi della periferia partenopea che salvano l’anima a tutti.

“Ieri mi hanno chiamato da un call center 5 minuti dopo che è morto Maradona, è stato emblematico. Ho detto ‘guardi, lei ha chiamato a Napoli nel giorno in cui è morto Maradona, come se fosse un parente’. Mi ha colpito molto il fatto la persona dall’altro capo del telefono abbia subito capito la situazione”, inizia così il racconto del presidente Topo.

“Maradona è stato, oltre che un alieno in campo, un personaggio a tutto tondo anche dal punto di vista umano e politico. Il primo che ha parlato dei problemi della Fifa. Parlare di Maradona nelle scuole calcio potrebbe sembrare un paradosso, per la vita sregolata che ha avuto, ma non c’è solo questo, ci sono tanti suoi tratti che possono essere utilizzati per parlare ai ragazzi. Il compito delle scuole calcio non è solo preparare dal punto di vista tecnico e tattico, ma anche quello di preparare gli adulti di domani. Le star del calcio odierne sono viste come persone lontane, si crea un dislivello enorme con le persone comuni. Tutto quello che non era Maradona, questo muro con lui non c’era, veniva abbattuto”.

“Ripenso a un episodio del 1985 ad Acerra. Si teneva una partita di beneficienza per un bambino gravemente malato. Maradona andò contro l’ex proprietario del Napoli Corrado Ferlaino che gli chiese di non prendere parte a causa delle pessime condizioni del campo e per non mettere a repentaglio le sue condizioni fisiche. Era letteralmente un campo di patate, lo si vede anche dal video, ma Maradona volle partecipare ugualmente”, ci racconta Topo con commozione.

“Maradona tranquillamente si mise a fare riscaldamento tra le auto parcheggiate e giocò, non ci pensò su due volte. Nonostante il fango e l’acqua. È un mito senza tempo, anche per i ragazzi lui è un riferimento perché esistono due binari paralleli”, ci spiega Topo. “Il lato più attuale che comprende l’ammirazione per campioni come Cristiano Ronaldo, Messi, Cavani, Lavezzi; poi c’è un altro binario, più romantico. Maradona è parte di loro, della loro visione calcistica, attraverso i racconti di genitori, dei nonni. Quando un bambino non passa la palla, l’altro gli fa ‘che vuoi fa’, Maradona? . Il bambino non avrà mai visto giocare Maradona, ma il padre, il nonno, gli zii gli avranno raccontato le gesta”.

“Maradona meritava di morire in un periodo storico diverso rispetto a quello che stiamo vivendo. Le celebrazioni che avrebbe meritato non saranno quelle che ci saranno a causa delle norme sulla pandemia. Io so che i napoletani per quanto lo hanno amato, lo celebreranno non appena sarà possibile. Maradona era ricordato anche prima della sua morte, in ogni discorso. Adesso a maggior ragione”.

Nella scuola calcio Cantera di Secondigliano si allenano bambini e ragazzini dai 5 anni ai 17, tutte le fasce d’età. “Il calcio è lo sport più praticato ed è ovvio che permette di ridurre il tempo in cui i bambini possono stare per strada e prendere strade sbagliate. A me piace creare un ambiente che vada oltre il gioco, quando i bambini non fanno allenamento, vengono al campo qui, diventa un luogo di aggregazione, sappiamo dove sono e cosa fanno”, prosegue Topo.

“Immagino che tantissimi bambini e ragazzini che vivono al confine di una vita che potrebbe portarli a delinquere, grazie anche ai momenti passati alla scuola calcio, si sono trovati a non varcare proprio quella sogni. Tentati dalla delinquenza, grazie allo sport hanno capito che la strada migliore non è quella”.

Leggi anche: Morto Maradona, le cause della morte del campione argentino

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