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Droga, camorra e alcol: il lato oscuro di Diego Armando Maradona

Di Anton Filippo Ferrari
Pubblicato il 26 Nov. 2020 alle 08:16 Aggiornato il 26 Nov. 2020 alle 14:54
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Immagine di copertina

Droga, camorra e alcol: il lato oscuro di Diego Armando Maradona

Diego Armando Maradona, morto ieri – 25 novembre – all’età di 60 anni, è stato il più grande calciatore di tutti i tempi. Un campione assoluto in campo. Meno fuori. “Mai ho voluto essere un esempio per nessuno. Io credo che l’esempio devono essere il padre e la madre”. Un esempio Maradona accettava di esserlo solo dal punto di vista sportivo. “Io il 30 ottobre faccio 53 anni – disse il campione ospite di Che tempo che fa qualche anno fa – però quello che dico sempre è che avrò 85/86 anni per tutto quello che ho vissuto, nel male e nel bene. Sono stato malato della droga tanti anni e ho dentro rammarico di non aver visto crescere i miei due figli”.

Il male Maradona lo ha fatto a se stesso: “Io prendevo la droga e mi nascondevo. Io avevo paura per i miei figli. Ho capito per loro che doveva cambiare tutto”. Non solo droga, anche cattive compagnie. Una foto in particolare è passata alla storia: quella in cui si vede l’ex Pibe de Oro in una vasca a forma di ostrica con i fratelli Giuliano di Forcella, che negli anni Ottanta erano i veri padroni della Napoli criminale. Maradona non l’ha mai negata quella frequentazione. Da una parte i Giuliano che volevano con loro il re di Napoli e per convincerlo avevano donne e cocaina; dall’altra Diego che approfittò della loro cocaina e delle donne che una signora del giro gli trovava anche alle 3 del mattino, se lui lo chiedeva.

Eccessi che hanno segnato la vita di Maradona. In particolare quella napoletana. In quegli anni concepì anche il primo figlio, con Cristiana Sinagra, una ragazza incontrata in discoteca. Per riconoscerlo, però, impiegò 17 anni, quando finalmente accettò di incontrare quel ragazzo che la mamma aveva battezzato Diego Armando jr.

C’è un’altra immagine difficile da dimenticare: Diego Armando Maradona che nell’aprile del 1991 esce tra due poliziotti dalla casa del cognato a Buenos Aires. Arrestato perché in quella casa c’è della droga. Resterà in carcere circa 48 ore ma a sconvolgere il mondo non è tanto la notizia del fermo, ma il fatto che Diego non ha ancora vinto la sua battaglia contro la cocaina. Al suo fianco nessuno disposto veramente ad aiutarlo. L’unico è Fidel Castro. Il Lider maximo accoglie il Pibe de oro a Cuba 2000, dopo che Diego ha avuto l’ennesima crisi dovuta all’abuso di coca. Fidel gli assicura le cure di cui ha bisogno e Diego finalmente si disintossica, questa volta davvero. Negli anni successivi avrà altri te figli. Ma è un uomo diverso quello che torna in Argentina e per prima cosa va a farsi tatuare sul polpaccio il volto del suo amico cubano.

Tutto sembra filare – finalmente – liscio. Almeno fino alla scorsa estate quando sui social compare un video: lui che balla goffamente. Indossa una t-shirt e pantaloncini che gli scendono e scoprono il sedere. È chiaro che non sta bene. Di nuovo. “Ha sostituito la droga con l’alcol”, dirà il suo medico. L’ultimo tragico eccesso di Diego Armando Maradona.

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