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Giro d’Italia 2022: un percorso duro che strizza l’occhio alla creatività

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Esaurita la fase delle classiche monumento, si entra nel cuore della stagione ciclistica con le tre grandi corse a tappe che polarizzeranno l’attenzione dei tifosi fino alla fine dell’estate. Riesumando programmi precedenti, rimandati a causa della pandemia, nel 2022 i tre grandi giri partiranno tutti dall’estero, usufruendo del jolly concesso dall’Unione Ciclistica Internazionale, una volta ogni quattro anni, di beneficiare d’un giorno aggiuntivo di riposo. Venerdì 6 maggio, sarà il Giro d’Italia a muovere da Budapest, per concludersi in Piazza Bra a Verona domenica 29 maggio dopo 21 frazioni, di cui due a cronometro, per un totale di 3.410 chilometri. Sarà poi la volta, a luglio, del Tour de France, che partirà da Copenhagen venerdì 1 per terminare con il tradizionale finale sugli Champs Elysees parigini domenica 24. Infine, quasi ad esorcizzare la fine della bella stagione, la Vuelta Espana muoverà dall’olandese Utrecht venerdì 19 agosto per concludersi a Madrid domenica 11 settembre.

Il 105° Giro d’Italia ha mandato in scena il suo primo atto con la presentazione dei partecipanti svoltasi nel Piazzale degli Eroi di Budapest, gremito di tifosi. Dopo il tentativo abortito nel 2020, la Grande Partenza ungherese sta per aver finalmente luogo. A onor del vero, il pacchetto delle tre tappe magiare rivisitato è decisamente più attraente di quello originariamente previsto due anni fa. La presenza d’una giornata di riposo, lunedì 9 maggio, ha consentito di migliorarne la qualità. S’inizierà con la Budapest – Visegrad, 195 chilometri caratterizzati da un finale in ascesa, pendenza media al 5% con punte all’8%, che selezionerà il gruppo. Il giorno dopo, nel cuore della capitale ungherese, avrà luogo una breve crono cittadina di 9 chilometri di cui gli ultimi 1.300 metri saranno in ascesa. Al termine di queste due giornate, seppur in termini di secondi, ci sarà una classifica delineata. Un velocista che abbia retto bene a quest’inizio potrà puntare, complici gli abbuoni, alla conquista della maglia rosa al termine della terza frazione, 201 chilometri piatti come un biliardo da Kaposvar a Balatonfured, in riva al famoso lago.

Lunedì 9 maggio la carovana rosa si trasferirà in Sicilia, sulla costa orientale. Il giorno successivo, da Avola, nel siracusano, si salirà, per la quarta volta negli ultimi sei anni sull’Etna. Il traguardo , dopo 172 chilometri, sarà posto ai 1892 metri del Rifugio Sapienza, dove Alberto Contador nel 2011 narcotizzò, al primo arrivo in salita, un Giro che gli sarebbe poi stato tolto a tavolino a favore di Michele Scarponi. Le due frazioni successive saranno dedicate ai velocisti: la seconda siciliana da Catania a Messina, 174 chilometri comprendenti la salita di Portella Mandrazzi, troppo lontana dall’arrivo per fare danni, e la prima continentale, in Calabria da Palmi a Scalea lungo 194 chilometri privi di difficoltà. Si arriverà così alla interessantissima conclusione della prima settimana con tre tappe che, soprattutto se dovessero essere accompagnate dal maltempo, potrebbero già pesare sulla classifica finale. Venerdì 13 maggio saranno 4.500 i metri di dislivello nei 196 chilometri da Diamante a Potenza, una frazione che potrebbe fare molto male a chi la dovesse sottovalutare. Il giorno dopo il circuito napoletano di 153 chilometri intorno a Monte di Procida produrrà scintille tra i cacciatori di classiche, probabilmente non causando mutamenti in graduatoria. Diversamente, al termine della nona tappa, che da Isernia attraverso 191 chilometri porterà i corridori ai 1.665 metri del Blockhaus della Maiella, la classifica generale potrebbe assumere una fisionomia ben precisa prima del secondo giorno di riposo.

La seconda settimana si presenta più tranquilla. Si ripartirà martedì 17 maggio da Pescara per arrivare a Jesi, lungo 196 chilometri, vallonati nella parte finale. Potrebbe essere la giornata buona per una fuga da lontano. Il giorno successivo si risalirà per 203 chilometri la Via Emilia da Sant’Arcangelo di Romagna a Reggio Emilia in una frazione destinata a concludersi in volata. La successiva tappa da Parma a Genova è di difficile interpretazione. Nei programmi originali di RCS questi 204 chilometri avrebbero potuto svolgere un ruolo importante nell’economia generale della corsa. La decisione di addolcire, per motivi di sicurezza, la parte finale, includendo un passaggio sul nuovo Ponte San Giorgio, ha sicuramente ridimensionato il peso specifico della frazione, generando anche qualche polemica. Venerdì 20 maggio, nei 150 chilometri da Sanremo a Cuneo, i velocisti non si faranno sfuggire uno degli ultimi traguardi a loro disposizione. L’anno scorso Torino fu protagonista della Grande Partenza. A dodici mesi di distanza il capoluogo sabaudo si ripropone con una tappa affascinante, tanto breve quanto intensa. Si partirà onorando l’uomo che edificò l’Italia, il Conte di Cavour, dal mausoleo dello statista a Santena. Dopo 50 chilometri al Parco della Rimembranza le corsa entrerà in un anello durissimo, da ripetersi due volte, di 47 chilometri, comprendente le ascese a Superga ed al Colle della Maddalena. Saranno 147 chilometri infernali senza un attimo di respiro. Il giorno successivo, da Rivarolo Canavese a Cogne, ci sarà battaglia tra gli uomini di classifica nella rediviva frazione valdostana, quella che tre anni fa decise la corsa a favore di Richard Carapaz. La prima metà dei 177 chilometri previsti sarà pianeggiante. Poi, in rapida successione, verranno affrontate le salita di Pila e Verrogne, entrambi GPM di prima categoria, prima dell’arrivo, sempre in ascesa, a Cogne.

Nell’ultimo giorno di riposo, lunedì 23 maggio, la carovana si trasferirà a Salò in riva al lago di Garda. Da lì, all’indomani, partirà la tappa regina che attraverso 202 chilometri, con 5.250 metri di dislivello, porterà i corridori all’Aprica, scalando tra l’altro il leggendario Mortirolo seppur dal versante meno duro, quello che parte da Monno in Val Camonica. Come se non bastasse, mercoledì 25 maggio muovendo da Ponte di Legno si andrà verso il Trentino con destinazione Lavarone. Lungo i 165 chilometri del percorso ci saranno i passi del Vetriolo e della Rovere, meglio noto come il Menador. E’ verosimile che chi indosserà quella sera la maglia rosa, avrà grandi probabilità di portarla fino a Verona. Una picchiata di 152 chilometri da Borgo Valsugana a Treviso regalerà l’ultima occasione ai velocisti. Venerdì 27 maggio si andrà da Marano Lagunare al santuario di Castelmonte sopra Cividale in una tappa lunga 178 chilometri, non priva d’asperità, che sconfinerà dal Friuli Venezia Giulia in Slovenia passando per Caporetto. L’ultima frazione in linea sarà la tradizionale cavalcata dolomitica. Quest’anno si partirà da Belluno per affrontare, nell’ordine, il San Pellegrino ed il Pordoi, Cima Coppi con i suoi 2.239 metri, prima di scendere in picchiata fino a Caprile dove comincerà la salita che porta al traguardo, posto ai 2.057 metri del Passo Fedaia dopo 168 chilometri di corsa. L’atto conclusivo del Giro d’Italia 2022 sarà costituito dai 17.400 metri a cronometro lungo le strade di Verona con l’apoteosi del vincitore nell’impareggiabile cornice dell’Arena.

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