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Oliver Bierhoff: “Negli anni 90 i calciatori venivano pagati in nero”

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 3 Giu. 2020 alle 12:47 Aggiornato il 3 Giu. 2020 alle 12:51
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Credit: Wiki

Oliver Bierhoff, dirigente della Federcalcio tedesca e protagonista della Serie A degli anni ’90 con le maglie di Udinese e Milan, in un’intervista rilasciata a T-online ha raccontato come nell’Italia calcistica di quel periodo giravano “tantissimi soldi in nero”. L’attaccante, capocannoniere con la maglia dell’Udinese nella stagione 1997/98 e titolare nell’attacco dei rossoneri scudettati l’anno successivo, ha spiegato come quella prassi poteva considerarsi normalità e come su frenata soltanto dalla “politica”.

“Discutiamo già dal 1990 di commissioni per i trasferimenti troppo elevate, mi ricordo il dibattito sugli stipendi che prendevano in Italia Lothar Matthäus o Andreas Brehme. Quando sono arrivato io in Italia nel 1991, giravano tantissimi soldi in nero nell’economia del calcio. Ma la politica poco dopo ha messo un freno. La maggior parte dei salari dei calciatori è diminuita del 50% in pochissimo tempo. Eppure i giocatori erano contenti lo stesso”, ha dichiarato Bierhoff.

Il centravanti tedesco si è soffermato anche e soprattutto sul calcio moderno entrando nella polemica che vede i tifosi accusare i calciatori per i loro stipendi: “Non penso che lo stipendio elevato sia il problema dei tifosi, per quanto paradossale possa sembrare. Messi, Cristiano Ronaldo o Jo Kimmich non sono il problema. Alla gente piacciono, comprano le loro maglie e vanno allo stadio grazie a questi giocatori. Il problema è la massa di mediocrità che nuota attorno a questa attrazione ed è pagata in eccesso”.

Nell’intervista Oliver Bierhoff si è soffermato anhe sulla formazione dei giovani talenti e del piano tedesco per costruire una nuova generazione calcistica e ha parlato di quelle che sono le “discrepanze economiche tra la Champions League e i campionati nazionali” e tra gli stessi campionati citando il modello tedesco: “In Germania siamo più avanti dal punto di vista della redistribuzione sociale. Ma se i club hanno l’obiettivo di raggiungere la Champions League il rischio finanziario che si assumono è molto elevato”.

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