Balotelli: “Brutto non essere italiano fino a 18 anni”. Salvini: “Lo “ius soli” non è una priorità”

L'attaccante della Nazionale ha parlato alla presentazione del libro "Demoni". Poi la risposta del vicepremier

Di Anton Filippo Ferrari
Pubblicato il 5 Giu. 2018 alle 15:20 Aggiornato il 5 Giu. 2018 alle 15:31
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Immagine di copertina
L'attaccante della Nazionale Mario Balotelli

L’attaccante della Nazionale Mario Balotelli, presente alla presentazione a Torino del libro “Demoni” di Alessandro Alciato in cui ha un capitolo dedicato, ha voluto mandare una stoccatina al vicepresidente del Consiglio e Ministro dell’Interno Matteo Salvini che nei giorni scorsi aveva parlato di SuperMario capitano della Nazionale.

“Dove andrò a giocare? Chiedetelo all’avvocato Rigo (collaboratore di Raiola, presente in sala, ndr). Anzi, a lui ho detto “Salvini lo sa dove io vado a giocare””.

Poi Mario si è fatto serio e ha parlato di quando ha subito atti di razzismo, ma non solo: “È stato un momento durissimo per me. E in questo senso vorrei fare un piccolo appello”.

“Io sono nato in Italia, ho vissuto in Italia, avevo studiato in Italia e il fatto di non esser considerato italiano fino a 18 anni ha rappresentato la parte peggiore della mia vita. E in questo senso la legge italiana dovrebbe fare qualcosa”.

Prima di andare via ha poi voluto ringraziare il ct Roberto Mancini “una persona speciale” e precisare: “Davvero non so dove andrò a giocare, se in Italia o all’estero. Se Torino mi piace? Sì, è una bella città”.

Nel primo pomeriggio è poi arrivata la risposta di Salvini: “Caro Mario, lo “ius soli” non è la priorità mia, né degli italiani. Buon lavoro, e divertiti, dietro al pallone”, il tweet del vicepremier.

Nei giorni scorsi Salvini si era espresso così sulla possibilità di vedere Balotelli con la fascia da capitano della Nazionale: “Il capitano deve essere rappresentativo e deve giocare bene a pallone, non deve essere bianco, giallo o verde”, le sue parole ai microfoni di Rtl 102.5.

“Spero che l’allenatore sceglierà il capitano non per motivi sociologici, filosofici e antropologici, ma perché è un ragazzo che fa spogliatoio, umile e che gioca bene – aggiunse -. Magari Balotelli mi stupirà, ma negli anni passati non mi è sembrata una persona umile in grado di mettere d’accordo tutti”.

Qualche giorno prima Balotelli, dal ritiro azzurro, aveva parlato dell’opportunità di diventare capitano: “È ora che l’Italia diventi come tanti Paesi e integri persone che vengono da fuori, come fa la Francia o l’Inghilterra”, ha detto.

“Per me essere capitano non cambierebbe più di tanto. Io sono qui per fare gol, non per fare il capitano. Si può essere un esempio anche senza fascia – le sue parole -. Invece potrebbe essere un segnale per tutti gli immigrati che vengono in Italia e vedono uno come me, originario africano, diventare il capitano della Nazionale”.

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