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Valerio Mastandrea legge un monologo di Mattia Torre | VIDEO

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 19 Lug. 2019 alle 15:17 Aggiornato il 19 Lug. 2019 alle 16:19
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Immagine di copertina
Valerio Mastandrea

Valerio Mastandrea legge il monologo di Mattia Torre

Lo sceneggiatore Mattia Torre è morto il 19 luglio all’età di 47 anni al termine di una lunga malattia. Scrittore, regista, autore tv e di fiction, Mattia Torre ha dato vita, insieme a Luca Vendruscolo e Giacomo Ciarrapico, alla serie tv cult Boris.

Durante l’ultima puntata del programma di La7 Propaganda Live, l’attore Andrea Mastandrea ha letto ‘Colpa di un altro’, un monologo tratto dal libro ‘In mezzo al mare’ di Mattia Torre.

Di seguito il monologo ‘Colpa di un altro’ di Mattia Torre letto da Valerio Mastandrea.

“È tipico di questo Paese: è sempre colpa di un altro. È sempre colpa di quello che veniva prima, di quello ha fatto il lavoro prima. Se cambi dentista, quello ti visita e fa la faccia angosciata, ché tu vorresti morire. E lui ti dice: guardi, io non parlo mai male dei colleghi, qui hanno combinato un disastro, guarda che roba. Non hai la scienza per contraddirlo, e il problema non si pone perché hai i ferri in bocca, per cui ti sottometti e paghi 1200 euro. Stessa cosa se ti si rompe il motorino e lo porti dal meccanico. Quello guarda il motore e si mette e ridere: “Ma chi ce l’ha messe le mani qua?”. Stessa cosa l’idraulico, che ti dice che quello prima ha creato, apposta, il calcare, ed è tutto da rifare. Stessa cosa col muratore, che accusa quello che c’era prima di aver usato materiali scadenti e in disuso per risparmiare sulle spese. Stessa cosa col governo appena insediato. Trova un buco di mille miliardi di debito lasciato dal governo precedente. E al precedente governo non sta bene che si dica così: allora accusa il governo precedente ancora. Che a sua volta accusa il precedente. Fino a risalire a un governo talmente indietro nel tempo che ormai sono tutti morti. E che pure nelle tombe bofonchiano. Tutto il paese va avanti in un susseguirsi di truffe di cui è responsabile sempre quello di prima. O quello prima ancora. E mai di chi la fa in quel momento. E questa è una piccola magia tutta italiana: milioni di cittadini e nessuno ha una sola responsabilità. È una grande catena di S. Antonio, è impossibile capire da ove provenga la fregatura. Nel frattempo si è sviluppata un’intera comunità di persone fintamente affrante per disastri commessi da altri ma subito pronte, se ben retribuite, a riparare il danno. “Qui ci proviamo, i miracoli non li facciamo”. Il miracolo è la catena stessa, per cui già da domani altri interverranno sulla lavatrice, sul motorino, sul premolare o sul governo e ancora una volta: “Qua è tutto da rifare. Colpa di altri, noi ci proviamo. Speriamo bene”.

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