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“A 20 anni ero un poveretto tutto entusiasmo, non capivo niente”: Piero Angela si racconta

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 28 Apr. 2019 alle 16:12 Aggiornato il 29 Apr. 2019 alle 09:21
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Immagine di copertina
Piero Angela

Piero Angela è la voce della saggezza e lo conferma ancora una volta in un’intervista rilasciata a Vanity Fair, ospite d’onore al Premio Costa Smeralda. Il divulgatore scientifico più amato dagli italiani racconta la sua vita lunga 90 anni, fatta di soddisfazioni e felicità.

“Con gli anni cambiano la quotidianità, il peso delle cose. Se mi guardo indietro, non rimpiango i miei 20 anni: ero un poveretto tutto entusiasmo, non capivo niente”. ha riferito Piero Angela.

“Poi cresci, e studiando scopri che la maturazione fisica del cervello si completa tra i 21 e i 22, prima mancano proprio gli allacciamenti tra emozioni e razionalità. Per quello da giovani siamo folli come non saremo mai più, e ci tuffiamo a capriola dalle rocce nell’acqua ghiacciata, prima di acquisire l’esperienza e la prudenza che – nel bene o nel male – non ce lo faranno più fare”, continua il giornalista.

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In più di un’occasione, Piero Angela ha ripetuto che, nonostante i suoi 90 anni appena compiuti, continua a stupirsi di fronte alla bellezza e alla straordinarietà della vita. Da ultimo, l’emozione di vedere un nuraghe per la prima volta.

“Di buono c’è che il cervello è un serbatoio che più lo riempi più il suo spazio aumenta, e alla fine – come nel mio – ci sono tanti pezzi Lego che montano costruzioni in modo ricco, incroci, influenze, rifrazioni diventano pezzi di un mosaico che man mano che s’invecchia – anzi, che si va avanti negli anni – funziona meglio per chi ha la curiosità e la mantiene”, ha spiegato Angela.

“Ho 90 anni, e ancora progetti, e ancora stupore davanti a un nuraghe. Inutile chiedersi: ‘Che ne sarà, in futuro?’. Io ho imparato: il futuro non si può mai vedere”, ha continuato il divulgatore scientifico.

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Una vita ricca, piena, quella di Piero Angela, sottolinea come uno degli elementi più preziosi di questi 90 anni sia stata la felicità: “La felicità è una cosa rara. Dura poco, e tende a svanire in un niente”.

“Ma felicità è tanti altri lampi: tornare a casa dall’ospedale; quella che prova l’atleta sul podio più alto, mentre va l’Inno di Mameli. È incontrare Raffaella Carrà nei corridoi Rai, vederla dopo tanto tempo. La felicità spesso ti fa piangere”, ha aggiunto ancora il papà di Super Quark.

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